Quaranta lezioni di chiromanzia #recensione #review

Se è vero che in questi anni si parla sempre più spesso di mentalismo è altrettanto sotto gli occhi di tutti che questi è stato ridotto a: 1,2,3… carta!

Pare che il mentalismo sia un gioco a salti mortali per indovinare ciò che lo spettatore pensa ovvero nome, città, oggetto o carta (una specie di Tronco mentale).

In questa maniera è ovvio che chi assiste si chieda dove stia il trucco perché manca l’afflato di fascino; questo non vuol dire spacciarsi per persone dotate di poteri sovrannaturali, ma costruire un’esibizione il cui mistero sia la nostra misdirection principale.

Per tale motivo consiglio il libro “Quaranta lezioni di chiromanzia” edito da Tra Palco e Realtà edizioni (http://www.trapalcoerealta.net/) e scritto da Julius and Agnes Zancig.

Spiego i motivi di tale consiglio partendo dal più ovvio la fascinazione. Sia che il nostro volontario sia facilmente “convincibile” sia che ci si trovi innanzi allo scettico più fondamentalista è ovvio che fare una lettura mentale che non si riduca all’indovinello della Sfinge, ma attingendo a oggetti (tarocchi o pendolino) o situazioni (chiromanzia) che visivamente sono ben chiari nella mente di tutti gli spettatori ha un altro valore scenico.

Come prenderemo la mano del volontario, gli altri spettatori allungheranno immediatamente il collo per vedere meglio cosa succede e noi avremo già catturato la loro attenzione. Questo avverrà maggiormente se non siamo vestiti da tzigani perché si creerà un’apparente lettura “scientifica” e non folcloristica o da fiera di paese. Poi ovviamente anche questo dipende dal contesto in cui ci esibiamo.

Un altro motivo importante è che Julius and Agnes Zancig crearono atti di mentalismo basati sull’occultismo. I due performer riuscirono a ingannare molti spiritisti facendogli credere di avere autentici poteri psichici e solo successivamente Julius confessò che i loro atti mentalisti erano basati su un codice complesso che avevano utilizzato. Il loro metodo era talmente perfetto da suscitare l’ammirazione di moltissimi colleghi a partire da personaggi come Harry Houdini che sapevano bene cosa fosse una messa in scena efficace.

In questo libro (del 1914, ma straordinariamente attuale a dimostrazione di come certi temi attraversino le stratificazioni storiche senza perdere di fascino) vengono analizzate, con l’ausilio di tavole illustrate, 40 tipologie possibili di segni della mano osservandone le varie linee e monti, spiegando come l’esame attento della mano sia fondamentale (tipologia di dita, forma della mano, la tipologia di palmo etc.). Già questo ci dovrebbe insegnare l’importanza dell’osservazione e della mancanza di fretta nello svolgere la nostra routine e, soprattutto, il vero coinvolgimento del volontario e non la dimostrazione della nostra bravura che sarà implicita al termine della performance. Se vogliamo davvero realizzare una particolare forma di mentalismo va da sé che dobbiamo perfettamente conoscere i ferri del mestiere che utilizzeremo.

Difficilmente durante una routine saremo interrotti da un esperto di tarocchi, di chiromanzia o di uso della sfera, ma ugualmente dovremo ben conoscere la materia che andremo a portare in scena perchè questa fornirà una moltitudine di frecce al nostro arco.

Se dovremo “indovinare” un nome, un luogo perché non partire dalla lettura della mano? E’ possibile fare un reading di mistero, di affabulazione.

Creare un atto teatrale e non un esercizio ginnico.

Qualsiasi sia il gimmick che utilizzeremo più la nostra messa in scena sarà particolareggiata e meno avremo problematiche sul non farci scoprire.

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