Leonardo Da Vinci e la Magia

Di Roberto Bombassei

Avevo circa 9 anni, l’età che ha ora mio figlio Edoardo, la prima volta che sentii parlare di Leonardo da Vinci. Era già da un anno che mi ero appassionato alla magia grazie a Vanni Bossi…mi ricordo come fosse ieri quando Vanni prese la mia macchinina tra le mani e con un soffio magico la fece sparire….

Da quel momento volli sapere di più sulla #magia.

Giravo sempre con un #mazzo di #carte in mano e facevo giochi a tutti…. Un giorno feci un #gioco di magia ad un signore… come sempre facevo scegliere una #carta e poi la ritrovavo…. Alla fine del gioco il #signore mi chiese di apporre sulla carta da lui scelta la mia firma… e mentre lo facevo mi disse: “Sei mancino come Leonardo da Vinci”.

A #distanza di vent’anni scoprii che quel signore era Augusto Marinoni, uno dei massimi esperti al #mondo di #Leonardo .

Essendo estremamente #curioso fin da #bambino, quella frase detta da uno #sconosciuto mi aprì un mondo … ogni volta che andavo in #libreria cercavo materiale su un certo Leonardo da Vinci. Sempre, trovavo qualcosa che non avevo.

E cosi, dopo quasi quarant’anni da quell’incontro, mi trovo nella mia biblioteca personale centinaia di libri dedicati al maestro del Rinascimento. Libri che tengo a precisare sono stati tutti da me letti, studiati e annotati.

Nel mese di dicembre dell’anno scorso ero con la mia famiglia in piazza della Scala a Milano. Mio nipote mi scattò una foto mentre, con il viso in alto, contemplavo la statua di Leonardo.

Riguardandola sembra proprio che parlassi con lui. Si, ero proprio in dialogo con lui. “Ecco l’idea” – pensai.

A gennaio 2018 feci uscire il mio primo libro intitolato proprio “IN DIALOGO CON LUI”, un’intervista immaginaria tra me e il maestro Leonardo. Mentre uscivano le recensioni in tutta Italia mi resi conto che non avevo ancora finito di parlare con lui.

E cosi, dopo un mese, ecco uscire il secondo libro dal titolo “NUOVO DIALOGO CON LUI”. Entrambi i libri li potete trovare su tutti gli store mondiali da Amazon fino a Mondadori Store.

Com’era fisicamente Leonardo? A parte il famoso (e aggiungerei dubbioso) autoritratto chiamato “IL VECCHIONE” custodito a Torino, che sicuramente è opera di Leonardo per quando riguarda la pergamena utilizzata, il carboncino rosso e il tratto, possiamo affermare con certezza che esistono due opere che portano il volto di Leonardo. La prima è stata eseguita dal Verrocchio ed immortala un quattordicenne Leonardo nella sua opera custodita a Firenze dal titolo “il David”. La seconda opera è di mano leonardesca. Il maestro rappresenta sé stesso nel famosissimo uomo vitruviano.

Una cosa che vorrei citarvi, tratta dal mio primo libro pubblicato, è che ho ampliato una ricerca storica basata su documenti poco conosciuti, affermando con una probabilità di quasi 80 %, che la mamma di Leonardo fosse in realtà una schiava tartara, figlia illegittima a sua volta di una schiava tartara.

Uno storico leonardiano, rispondendo ad una mia e-mail per comunicargli la mia ricerca, mi ha comunicato che la teoria della mamma cinese di seconda generazione potrebbe non essere sbagliata e che potrebbe essere una possibile spiegazione del perché Leonardo non aveva tratti fisici riconducibili alla popolazione asiatica, ma ne aveva nell’animo.

Recentemente da un’ analisi delle impronte digitali effettuate all’Università di Chieti, dopo anni di ricerche su oltre 200 impronte lasciate su 52 fogli leonardeschi, è stata ricostruita, con sofisticate tecniche dattiloscopiche, l’impronta di un polpastrello del genio di Vinci, che rivelerebbe proprio caratteristiche arabe orientali per il 65% ,e se nei prossimi anni si andrà a fondo e si trovasse la verità, confermerebbe anche alcuni modi del maestro di procedere in campo artistico di stampo orientale (per esempio gli sfondi montagnosi nelle sue opere tra cui la Gioconda, erano già presenti nell’anno mille in Cina).

Si ipotizza che Leonardo, essendo stato con la madre fino ai sei anni di età, abbia potuto osservare probabilmente i ventagli con stampe cinesi conservati dalla madre stessa. Mi sento di quindi affermare che Leonardo fosse in realtà di papà fiorentino e di madre tartara(cinese).

Com’era Leonardo?

Leonardo era un curioso. Leonardo era un acuto osservatore. Leonardo era un talento. Leonardo era un genio. Leonardo era tutto.

Aveva almeno un lato debole? Si, lo aveva.

Leonardo si rese conto che eccelleva nella geometria, ma non riusciva però ad utilizzare l’aritmetica come voleva.

E per lui era un grosso problema.

Si era infatti reso conto che la matematica era la chiave per convertire le sue acute osservazioni in teoria universale. … “nessuna certezza delle scienze è dove non si po’ applicare una delle scienze matematiche , ovvero che non sono unite con esse matematiche”

Nei suoi taccuini si trovano spesso errori di calcolo. Nei suoi appunti, i primi soprattutto, non si trova nessun riferimento all’algebra. Utilizzava sempre e solo la geometria.

Comprò nella sua vita diversi testi (la sua biblioteca personale contava circa 70 libri, che per il 500 erano tanti). Uno di questi era la “Summa de arithmetrica,geometria, proportioni et proportionalità” di Luca Pacioli.

Comprò il libro appena uscito annotando sul taccuino il prezzo abbastanza elevato per l’epoca. Questo acquisto permise a Leonardo di conoscere l’intelletto di Luca Pacioli e, grazie alla sua influenza, riuscì a portare Pacioli a Milano presso la corte di Ludovico il Moro (1496).

Tra i due nacque così una straordinaria amicizia. Leonardo e Luca avevano in comune tante cose. Ma le due più importanti erano sicuramente l’amore per la geometria e il loro “secondo lavoro”: quello di organizzare spettacoli e intrattenimenti a corte.

Molti dei divertimenti che i due proponevano erano come far camminare un uovo da un lato all’altro, far salire e scendere una moneta in un bicchiere, rompicapi e giochi matematici per indovinare un numero pensato da uno spettatore.

Questi effetti li potete trovare nel libro di Luca Pacioli “De Virubus quantitatis” la cui unica copia è custodita a Bologna. Per chi volesse può trovare la copia scannerizzata nel sito Uriland dell’amico Dario Uri, libera da scaricare.

Anni fa scrissi un articolo storico dedicato a fra Luca Pacioli dal titolo “Fra Luca Pacioli e il manoscritto ritrovato”. La ricerca da me condotta descritta nell’ articolo (che potete trovare sul mio libro” I VIAGGIATORI DELLA CURIOSITÀ” oppure su un numero della rivista MAGIA) mi aveva portato alla scoperta di una prima copia del libro di Luca Pacioli “De Virubus quantitatis”, custodita a Roma nell’archivio Vaticano e datata circa 30 anni prima della copia originale, data alle stampe nel 1508 (il primo manoscritto invece è datato 1496, successivamente ampliato fino al 1508).

Per questa ricerca ricevetti i complimenti dagli storici Gianni Pasqua e William Kalush. La cosa interessante negli appunti lasciati da Luca Pacioli è che compare molto spesso il nome di Leonardo. Infatti, Luca Pacioli, dopo aver descritto il “trucco” scrive “bene, Leonardo, puoi farne altri da solo”

Se prima di conoscere Pacioli Leonardo non conosceva l’algebra, dopo anni di assidua collaborazione da Pacioli imparò le basi per la sua comprensione. Come un fantastico allievo Leonardo seguiva il maestro per imparare e per riconoscenza disegnò per Pacioli le illustrazioni per il libro “DE DIVINA PROPORTIONE”.

Luca Pacioli, a sua volta, seguiva Leonardo nei suoi lavori. Lo vide mentre creava il Cenacolo. Descrive infatti il maestro intento per ore a fissare il muro, poi all’improvviso andare sul treppiedi, fare due pennellate, scendere e andarsene.

Una breve parentesi: in quarantadue anni ho visto il cenacolo solo due volte. L’ultima con la mia famiglia, in visita privata, tra la pubblicazione del primo e del secondo libro. Ero curioso di osservare cosa avesse dipinto Leonardo nei piatti della tavolata. Stavo ricercando da alcuni mesi la risposta, ma non ero sicuro.

La certezza arrivò da mia figlia Francesca, cinque anni. “Papà sembra merluzzo, quello che fa la mamma!”. Mia figlia aveva ragione. Sembra infatti da una ricerca condotta da più persone che sia proprio del pesce all’arancia.

La prima volta invece mi stupii. Ero in giro da qualche giorno per spettacoli. Avevo preso un driver che mi portava da Bolzano a Milano per un ennesimo show. Nel tragitto mi addormentai, svegliandomi praticamente in un monastero. Non avevo idea di dove fossi. Feci lo spettacolo e poi, tra un drink e l’altro la signora che aveva organizzato la cena mi disse:” ma sai Roberto dove siamo?” “Sinceramente no.” risposi “Vieni che ti mostro”.

Camminando sotto le stelle in silenziosa solitudine mi portò davanti ad una porta vetrata, tutta in sicurezza. Si aprì e …alla mia sinistra vidi il cenacolo con mio grande stupore. Ma Leonardo quindi faceva anche il “mago” sì o no? Si, certo.

Leonardo descrive due “ludo” matematici nel manoscritto C custodito in Francia. Ma la cosa più straordinaria è che nel codice madrileno descrive l’effetto visto e pubblicato da Luca Pacioli, dove, attraverso semplici calcoli matematici si scopre il dito su cui lo spettatore ha messo l’anello.

Il procedimento è diverso però da quello descritto da Pacioli.

Grazie al lavoro di indagine di Carlo Pedretti, recentemente scomparso apprendiamo che Leonardo incontrò un’artista spagnolo che eseguiva tra le altre cose effetti di prestigio e silhouette. Ludovico il Moro chiese a Leonardo cosa ne pensasse. Leonardo rispose che non aveva mai visto niente di così straordinario.

Pedretti descrive Leonardo trascorrere tutta la notte insieme a questo artista spagnolo per imparare l’arte delle silhouette e della magia.

Avevo nove anni quando sentii parlare di Leonardo Da Vinci. Vent’anni dopo incontrai nuovamente il prof. Marinoni.

Prof Marinoni, ma secondo lei Leonardo faceva anche giochi di prestigio?

Il professore sorridendo mi rispose:

Tutto quello che ha fatto Leonardo si può considerare un grande gioco di prestigio

Non credete anche voi che sia vero?

Studiando ed analizzando Leonardo si scopre un mondo particolare. La vita da lui vissuta si può tradurre in un suo pensiero, pensiero che spero venga messo sulla mia lapide:

Come una giornata bene spesa dà lieto dormire, cosi una vita ben usata dà lieto morire”

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