Damaso Fernandez – Intervista di Roberto Bombassei

L’ultimo Maestro vivente con le carte da gioco. Conoscevo il suo nome grazie a Vanni Bossi che, quando ritornava da Madrid, me ne parlava sempre. “Quando vedrai Damaso, Roberto, scoprirai un nuovo artista e te ne innamorerai!” E, oggi, devo dire che Vanni non aveva sbagliato.

Grazie all’amicizia con Gianluigi Sordellini, ho conosciuto personalmente Damaso, passando con lui delle giornate insieme e, ultimamente, lunghe conversazioni in video. Scrissi, per suo volere, la prefazione del libro dedicato alla sua magia pubblicato in lingua italiana da Gianluigi Sordellini.

Amo il suo sorriso che appare sotto ai suoi baffi ben curati. Dopo Dai Vernon, Frank Garcia, Ed Marlo, Arturo De Ascanio, Rene Lavand, Lennart Green ritengo che Damaso sia l’ultimo grande maestro della Cartomagia. Uomo umile e semplice, ha un maneggio tutto suo che, sicuramente potrà ispirare nuove generazioni di cardicians. @robertobombassei @magodamaso @gianluigisordellini @umi_project_official

Quando hai iniziato ad avere una passione per la Cartomagia? Chi sono stati i tuoi ispiratori?

“L’amore per la magia ed in particolare per la Cartomagia è iniziata quando ho incontrato la prima persona che ho visto fare magia: il mio compagno di militare Jose Manuel Alonso. Eravamo sul retro di un autobus dell’esercito che ci stava portando a Madrid quando vidi Jose Manuel effettuare, con le carte, dei cambi di colore. Quello per me fu amore a prima vista.

Quello che vidi stuzzicò la mia curiosità e il destino ha voluto che diventassimo amici, condividendo idee e libri su cui studiare e praticare. Intorno al 1977 ho avuto possibilità di incontrare e frequentare Arturo de Ascanio. Entrai a far parte della sua scuola magica, il SEI. Assimilavo   tutto quello vedevo dai docenti e colleghi, cercando però, fin dall’inizio di dare un tocco personale a quello che facevo.

Successivamente, lunghi periodi di distanza dal mondo magico mi hanno costretto a esplorare per conto mio molte delle cose che ora mi vedi fare.”

Come concepisci la tua magia? Quali sono le caratteristiche che devono avere i tuoi effetti?

“Non sono mai stato un teorico della magia. Amo la pratica.  Il gusto per la pratica, la soddisfazione del progresso ottenuto con l’impulso creativo e la verifica dell’impatto che una sequenza produce la magia provoca in un gruppo di spettatori, insieme all’atmosfera calda e felice che possono avere le esibizioni improvvisate, è stata la mia motivazione principale durante i miei primi anni.

Il desiderio di migliorare tutti gli elementi che compongono un gioco o una routine come la tecnica, con un’esecuzione armoniosa, con “tempismo”, ecc. insieme a una presentazione personale senza eccessiva ostentazione, sono dettagli che cerco di praticare e che apprezzo in altri maghi.”

Essere artisti. Le caratteristiche fondamentali per esserlo.

“È difficile per me rispondere alla tua domanda, perché mi considero un dilettante dedito alla magia delle carte. Per poterti risponderti, dovrei essere un mago di magia generale! Comunque, nel mio piccolo mondo fatto di carte da gioco, Ho sempre pensato che la conoscenza di altre arti correlate come il Teatro, lo studio della voce, ecc. sono elementi che contribuiscono in modo significativo a migliorare un numero e quindi a renderlo artistico.

I mezzi utilizzati sono essenziali. Una buona messa in scena, i costumi, le luci, la musica, la coreografia, ecc. insieme alle prove e alla complicità con la squadra tecnica sono fattori che contribuiscono al successo di qualsiasi spettacolo. Considero l’originalità un aspetto importante insieme alla cordialità e al trattamento con il pubblico.”

Il tuo futuro?

“Continuare a creare meraviglia. Grazie a Gianluigi Sordellini, sono il presidente internazionale dell’Università Magica Internazionale, la giovane ma ambiziosa organizzazione che, prevedo, nei prossimi anni, raggiunga livelli di affiliazione mondiali.” (Per maggiori informazioni https://umiproject.it/)

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