Brachetti, solo fumetti e videogame battono la crisi di mezza età

“Tutti dicono: quando diventi grande? E io chiedo aiuto a Tex”

Peter Pan nel fisico e nel cuore, Arturo Brachetti ha varcato il mezzo del cammino della vita. Dopo decenni di spettacoli che l’hanno imposto in tutto il mondo come l’erede di Fregoli, cambia direzione e Brachetti che sorpresa! – a Torino (Teatro Colosseo) da domani al 15 marzo, poi anche a Milano (Nazionale) dal 17 al 29 e a Roma (Sistina) dal 10 al 26 aprile – è show evocativo, a tratti poetico, scenograficamente fastoso e tecnologicamente all’avanguardia. E la magia dell’illusionismo (personaggi che spariscono e lui che vola su una lama di luce bianca) sovrasta la passione per il trasformismo.

Anche l’immaginario di riferimento è diverso: non più il cinema, ma fumetti e videogame. E molto più che in passato vi si racconta. «Sono giunto a un punto in cui si devono tirare le somme della vita. Anche perché un po’ tutti te lo dicono: ma quando diventi grande? Alcuni psicologi nello show hanno visto la metafora di un circa cinquantenne che, come in un videogioco, deve passare di livello, ovvero crescere».

Ecco Arturo, quasi un moderno Dante, impegnato in una ricerca e in una risalita verso il Paradiso. Accompagnato da una specie di Virgilio, «alter ego e angelo custode» (Kevin Michael Moore) si aggira in un Limbo pieno di valigie, «alla ricerca della sua, rossa, che conteneva ricordi ed esperienze». Solo ritrovandola riuscirà passare a un livello superiore. «Ma sono convinto che la vita mi prepari un futuro di sorprese, una vecchiaia bella e ricca».

Tra effetti speciali, trasformismi, magie e illusionismi, nella ricerca incontra diversi personaggi che un po’ ricordano anche i fantasmi della natalizia favola di Dickens. «Sono le parti del tuo io che hai perso: l’infanzia e la follia, quella più terrena». Le incarnano il giovane Luca Bono, enfant prodige della magia, i surreali Luca & Tino, coppia di maghi giocolieri, e lo scarruffato Francesco Scimemi. Poi c’è una quarta parte, «la ragione, che tenta di tenere insieme il tutto», che Brachetti riserva a sé. «È come mi sento io, imprenditore e produttore dello show, quello che deve essere responsabile ma vuole salvare la sua anima bambina. Che è poi quella che mi dà da vivere e che mi rende ciò che sono».

Appartiene alla parte razionale la collaborazione dietro le quinte con Davide Calabrese, uno dei cinque Oblivion, chiamato a dare «un ritmo e scansioni molto precise allo spettacolo». All’anima fanciulla invece il coinvolgimento di Leo Ortolani, autore del fumetto Rat-Man. «Adoro il suo personaggio, lo stile grafico e l’umorismo slapstick. Ha dato il giusto tono assurdo e surreale, molto “ratmaniano”, pieno di battute che fanno impazzire i bambini». Ma, al di là dell’Ortolani touch, c’è molto fumetto in Che sorpresa!: «Prima di tutto, il West di Tex Willer e di certi albi italiani degli Anni 70».

Ancora abbonato a Topolino, Brachetti dice di amare sempre molto i comics. «I miei preferiti sono Dylan Dog, Alan Ford e il gruppo TNT, certi volumi francesi che paiono la sceneggiatura disegnata di un film». Ed è sempre il Brachetti ragazzino che rievoca i videogame Tetris e Pac-Man, quello che gioca con le ombre cinesi e – novità – disegna con la sabbia, «tecnica che ho imparato apposta: in cinque minuti riassumo lo spettacolo e nel finale la uso per un omaggio a Torino, la mia città».

Di ADRIANA MARMIROLI 09/03/2015

Fonte http://www.lastampa.it/2015/03/09/spettacoli/brachetti-solo-fumetti-e-videogame-battono-la-crisi-di-mezza-et-IPgPHs9F5EmctZTgofrC5J/pagina.html

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