Erix Logan – Intervista di Roberto Bombassei

“L’anima è una sostanza semplice e incomposta, fatta della stessa sostanza delle idee, e dunque immortale. Infatti, prima che questa fosse imprigionata in un corpo mortale, essa si trovava nel mondo delle idee dove aveva potuto conoscere le idee stesse e la verità assoluta.” Platone

Conosco Erix Logan dal 2006 in occasione della mostra “Houdini– mistero e magia” che organizzai nel comune di San Vittore Olona. Entrò vestito con un cappotto di pelle nera, lungo fino ai suoi piedi. Successivamente ci trovammo a casa sua in una bellissima serata con Alex Rusconi e le nostre “consorti”. Da allora, il nostro rapporto di amicizia non ha mai smesso di esistere.

Erix è una persona semplice, umile, curiosa, colta, originale, creativa, geniale ed istintiva. “Conoscere sé stesso” diceva Socrate, e, Lui lo ha trovato, fin da subito. Erix è Erix. Non esiste nessuno al mondo come Lui.

Le grandi illusioni. Il tuo percorso.

“Ho iniziato a fare magia lasciando la mia nativa Brescia all’età di 16 anni, per unirmi ad una compagnia di teatro minimo durante l’intera pausa scolastica estiva. Ho imparato tantissimo, dilettandomi di magia comica. Rientrato e finite le scuole, poi il servizio militare che all’epoca era obbligatorio, sentivo un senso di vuoto artistico dentro di me che riempivo con corsi di danza classica, mimo e ginnastica attrezzistica. Finché il giorno di Pasquetta, il primo dopo il congedo, vado a Gardaland, scopro il negozio di magia di Fernando Solidoro e ci resto un paio d’ore. In questo modo riesco a scambiare due parole con lui, nel giorno in cui il parco registra un numero di presenze inimmaginabili. Fernando mi invita a tornare la settimana successiva per conoscerci con più calma. “Secondo me tu dovresti occuparti di grandi illusioni se ti interessa ne ho due che posso cederti”. La presenza della mia compagna di allora, Silvia, fisico perfetto nel ruolo di assistente, ha sicuramente giocato un ruolo in questa sua valutazione.

E da lì inizia a prendere forma “Erix” l’illusionista (apparizione da dado e sospensione su sedie). La terza illusione si aggiunse grazie alle frequentazioni con il duo Luis con cui strinsi una bella amicizia. Infine, venne la quarta, un baule metamorfosi. Solo a quel punto potei abbandonare la parte di magia comica con cui iniziavo le mie esibizioni per poi trasformarmi in un mago serio! Lavorai molto per alcuni anni con questo numero che era perfetto per le discoteche ed i night club. Agile da gestire, poco ingombrante nel backstage e sicuro sui 360º.

Quindi venne la prima partecipazione televisiva nel talent “Buona Fortuna” su RaiUno ed i primi ingaggi nei gala da parte della comunità magica che iniziavo a frequentare (Alberto Sitta, Vittorio Balli, Tony Binarelli, Massimo Cocchi, lo stesso Luis ed altri ai quali chiedo scusa per non averli potuti elencare tutti, ma sappiano che sono rimasti nel mio cuore, perché per un giovane ogni possibilità offerta è una esperienza di crescita importantissima della quale essere grati per tutta la vita).

Il primo bivio è il FISM 1988 dove mi metto in gioco ideando e realizzando una variante della sospensione, facendola appunto su un paio di grandi forbici e la metamorfosi che avveniva in una gabbia con sacchi di cellophane trasparenti, con due ragazze e tre cambi di costume.
La strada verso il mio futuro era tracciata.

Un altro anno per affinare il tutto e mando un video all’agenzia artistica di fiducia di Costa Crociere, la Selection Entertainment della famiglia Unali. Mi richiamano dopo quattro giorni per propormi la prima stagione a bordo. Altre ne sono seguite e a loro devo grande riconoscenza, per avere creduto in me e avermi permesso di svilupparmi. Infatti, è grazie alla collaborazione con Selection che approdo per la prima volta in America, via acqua; non senza prima essere stato catechizzato dall’amico Mac Ronay Jr. che mi sollecitava un rinnovamento delle attrezzature passando ad illusioni di costruzione americana, senza ombra di dubbio di qualità superiore e senza problemi di diritto d’autore.

L’incontro con John Gaughan segue e poi con gli altri costruttori e creativi con cui ho condiviso la passione verso la ricerca di effetti che non fanno parte del repertorio comune dei più.

Questo il mio percorso, almeno nella prima parte. La seconda tranche inizia con la mia unione affettiva ed artistica con la cantante Sara Maya; ce ne sarebbe da parlare tanto, ma rimando ad un’altra occasione. Mi limiterò ad aggiungere che, colpo di scena, pur avendomi accompagnato nei miei 30 anni di carriera con grandissimi risultati tutti dimostrabili, non sono convinto che le grandi illusioni fossero e siano la mia peculiarità principale! Per questo rinasco ora come il Disillusionista® (The Disillusionist™) e di questo ne riparliamo a fine pandemia. Questa è la terza ed ultima parte del mio percorso.”

Essere Artista. Cosa significa per te?

“Domanda ampia che meriterebbe una risposta articolata perché a seconda del punto di vista dal quale consideri la parola la sua declinazione cambia e con essa anche il focus della risposta. Anzitutto artista deriva da arte quindi cercando di definire l’arte arriviamo anche all’artista. In senso ampio l’arte è qualsiasi azione umana performativa o figurativa in grado di contenere in sé uno sprazzo creativo che possa essere trasmesso a chi la sperimenta, possibilmente convogliando in sé un messaggio, sia esso emozionale, di riflessione, estetico, sensuale, o altro).

Esiste Arte rivolta verso il Bene quando il messaggio trasmesso porta al miglioramento e al bene comune, Esiste anche una forma di “Arte” rivolta verso il Male quando si tratta di messaggi immorali che incitano alla violenza, alla distruzione e alla morte. Sottolineo che in questo caso ho messo il termine Arte tra virgolette perché ogni creazione è un atto d’amore, pertanto, dato che presupposto di ogni forma d’arte è la creatività, se rivolta verso il male è piuttosto una volontà destrutturante camuffata… a regola d’arte.

Invece in senso più stretto, anzi a volte fin troppo stretto, per Arte si intendono solo le arti figurative e performative classiche come pittura, scultura, musica, recitazione, danza. Qualcuno si allarga a comprendere l’architettura; qualcuno osa aggiungerci la fotografia e proprio i più libertini tra i componenti di questa cerchia conservatrice si spingono fino ad includere la moda! Mai e poi mai la magia, il circo e altre forme di espressione artistica considerate più popolari e come tali snobbate.

Ormai all’argomento Magia ci sono arrivato e da qui in avanti entro nello specifico. Discuteremo un’altra volta di arte contemporanea e delle sue modalità più recenti. “Cos’è per me l’Artista Mago”, mi chiedi. Rispondo alla domanda girando la stessa ai lettori di questa intervista, chiedendo loro di ripensare ad alcune esibizioni magiche cui possono avere assistito recentemente e infine chiedendosi:

Il mago mi ha trasmesso un qualcosa di sé e del suo specifico talento che in qualsiasi modo mi abbia “mosso”, al di là dell’impatto che il mero effetto magico ha avuto su di me? È riuscito a personalizzare l’effetto? Nei suoi manierismi, nella messa in scena, nell’insieme dei tanti elementi dell’esibizione, nelle tecniche impiegate, nel significato complessivo dell’atto mi è arrivato un brivido, un’emozione, un pensiero, uno stimolo?

Se la risposta è Sì quel mago è un’Artista e la sua è arte magica. In caso negativo, se l’unico risultato è stato lo stupore davanti all’effetto magico ma nulla mi ha toccato dell’esecutore, io lo definisco Artigiano, che è comunque già qualcosa di speciale. L’artigianato, infatti, lo si evince anche dalla radice della parola, è legato all’arte, ma di questa non ha la spinta creativa, limitandosi a riprodurre, con più o meno maestria, tecniche consolidate per l’esercizio di un mestiere. Ovviamente quando l’artigiano aggiunge qualcosa di suo che rispetta i parametri dell’arte creativa si merita anch’egli il titolo di Artista.

Quindi se il lettore, motivato a rispondere alla domanda “cosa è per te l’arte” si esercita a distinguere e riconoscere se c’è e dove sta l’arte negli spettacoli di magia cui assiste, contribuirà a far crescere un senso di consapevolezza, dapprima tra il pubblico e poi presso gli stessi maghi facendo crescere l’immagine della Magia e spingendo i più scettici e i meno lungimiranti, a comprenderla tra le manifestazioni artistiche legittimate sopra citate.”

In un recente articolo hai parlato della differenza tra creatività e originalità. Le tue riflessioni.

“Sì, è stato per il numero 23 di MAGIA. E nel corso delle mie considerazioni ho separato originalità da creatività, aggiungendo una nuova componente, l’innovazione. Ti ringrazio per la domanda, mi fa davvero piacere tornare su queste riflessioni perché una cosa che mi sta succedendo con una certa regolarità è che rileggendo i miei pensieri, scritti a distanza anche di poco tempo, dopo mi accorgo che li avrei elaborati in maniera diversa. Questo processo si è verificato anche nel caso di MAGIA. Infatti, dal momento che l’ho inviato al direttore editoriale Alex Rusconi, fino a quello in cui ho ricevuto la rivista stampata, mi sono dispiaciuto di essere stato un po’ troppo stringato e probabilmente di non essere stato troppo chiaro in ciò che intendevo esprimere. Cerco di recuperare qui!
Origine. Viene per prima. Originale è qualcosa (oggetto, modo di fare, di dire, di pensare) che non esisteva prima. Il primo che ci arriva lo ha originato. Non abbiamo ancora parlato di contenuto. A prescindere dalla sua qualità, bontà, praticità, valore, moralità, eco sostenibilità o l’esatto contrario l’originato ora esiste in quanto tale. In una scala di valore occupa il posto più in basso.

Creatività. A differenza dell’originalità, come ho già indicato nella seconda domanda riferita all’arte, quando c’è creatività c’è un fermento. Sia esso un’emozione precisa, una vaga percezione di qualcosa di particolarmente interessante, una sensazione o una semplice vibrazione; quando si muove qualcosa in noi che assistiamo, là c’è un’espressione creativa.
Non sto affermando che tutti la riconoscano allo stesso modo. Può anche non essere colta da qualcuno ed entusiasmare qualcun altro. Tutto dipende dal livello al quale si è in quel momento. Non sto esprimendo nessun giudizio. Non sto dicendo che uno è più giusto o più sbagliato. Ognuno si trova ad un suo punto e in base a dove è reagisce alle cose della vita.
Quindi la creatività aggiunge concretamente qualcosa a quanto già esisteva. Fosse esso solo originale o anche già creativo.
Non sposta però gli equilibri. Perché ciò accada è necessario raggiungere il terzo step, quello della Innovazione.
Innovare significa cambiare le regole del gioco. Modificare profondamente una situazione esistente grazie ad un movimento creativo capace di ridefinire oggetto, mercato, contesto.

Questa è la seconda volta che scrivo di questa mia interpretazione della “scala creativa“ e non mi risulta che questa analisi sia mai stata fatta in ambito magico. Naturalmente non posso avere un sapere universale e posso sbagliarmi quindi chiedo a chiunque ne dovesse sapere qualcosa in più di contattarmi. Grazie.

Ed ecco che inevitabilmente questo nuovo studio mi ha portato a considerare anche altri aggettivi spesso usati nell’ambiente della magia, quali UNICO, ESCLUSIVO, ECCEZIONALE e naturalmente… STRAORDINARIO!

È curioso, ma nessuno di questi ha a che fare direttamente con la “scala creativa” dalla quale siamo partiti.
Unico si riferisce a qualcosa che accade una volta sola (evento unico), mentre se si riferisce al talento unico di una persona si tratta di un’illusione linguistica, perché nessuno a questo mondo esiste uguale ad un altro e pertanto siamo tutti unici! Scontato ed inutile quindi puntualizzarlo. Sarebbe come se promuovessimo il fatto che siamo vivi!

Esclusivo si riferisce ad un patto contrattuale, Eccezionale a tutto ciò che fa eccezione secondo regole prefissate e ovviamente straordinario è qualcosa fuori dall’ordinario. Ogni effetto magico è di per sé straordinario! Dovremmo allora ridefinire il nostro vocabolario? Non è ovviamente necessario; tantomeno ristampare il proprio materiale pubblicitario dove ci autodefiniamo originali in questo e creativi in quello; tutti unici, tutti esclusivi e tutti eccezionali. In fondo si sa che, da che mondo è mondo, ogni mago è il più grande mago del mondo! Spero che apprezziate questo humour. Benvenuti nel mondo del Disillusionist!”

Cos’è per te la Magia?

“Uhao! Questo è il titolo di un libro.

Invece che definirla voglio proporre alcune definizioni per stimolare i lettori a pensare e andare oltre le definizioni stereotipate e dogmatiche, tipo quella che definisce la magia come la Regina delle Arti. È un’intenzione bellissima che testimonia l’amore entusiasta e appassionato di chi per primo l’ha definita così e lì mi fermerei come veridicità di tale affermazione!

Io ritengo invece che la Magia sia e/o possa essere e/o diventare a seconda di come viene sperimentata e vissuta:
– Una componente connessa in profondità con la vita umana.
– Una forma d’arte.
– Una forma di comunicazione.
– una professione.
– un mestiere.
– Un hobby.
– Un’ossessione.
– Una cura psicologica.
– Una strada sbagliata nella quale perdere il significato della propria vita.

Aggiungo che oltre a non essere la regina delle arti la Magia non può essere:
– Un metodo. Una tecnica. Il trucco.

E siccome ho parlato di libro, mi sa proprio che analizzerò ogni punto qui indicato nel libro che sono in procinto di scrivere! Grazie agli amici di Prestigiazione.it, grazie all’amico Roberto Bombassei”

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