“Real illusion”, a Padova sbarca la magia del Copperfield europeo 🗓

Intervista a Gaetano Triggiano sul sito http://www.padovaoggi.it/

Fare il mago? Una vocazione. L’illusionismo moderno? Innanzitutto velocità. Ecco la nostra intervista a Gaetano Triggiano che, dopo i successi di Shangai, Montreal e Parigi, il 7 febbraio farà tappa al 

Tutto è cominciato quando, all’età di 6 o 7 anni, durante una vacanza a Roma dai nonni, col padre vide uno spettacolo di piazza in cui un mago anziano faceva levitare una donna. Le facce intrise di stupore degli spettatori accanto a lui furono una sorta di folgorazione per Gaetano Triggiano, che da quel giorno decise cosa voleva fare nella vita: il mago. Ed ora eccolo qui, a calcare la ribalta di grandissimi palcoscenici internazionali, osannato dal pubblico e dalla critica che lo ha definito “re degli illusionisti e “nuovo Copperfield europeo”. Il suo ultimo spettacolo “Real Illusion”, dopo i successi di Shangai, Montreal e Parigi, grazie a Zed farà tappa a Padova, il 7 febbraio al Gran Teatro Geox. Fra apparizioni, colpi di scena e trasformazioni ad una velocità estrema, lo show è assicurato. Ma qual è il segreto del suo successo? Abbiamo provato a scoprirlo nella nostra intervista.

Uno spettacolo che incuriosisce fin dal titolo: “Real illusion”, cosa si nasconde dietro questo ossimoro?

Sì, in effetti l’ossimoro è la figura retorica che rappresenta al meglio il potere della magia e il suo effetto nello spettatore: quello che si vede è vero ma non è la verità, è un’illusione ma è reale…

Che tipo di spettacolo vedranno i padovani il 7 febbraio?

Il mio è un “one man show”. Attraverso le mie illusioni io racconto me stesso, perchè ogni illusione nasce da un’esperienza personale, da una suggestione, una passione, una fobia… per questo chi viene a vedermi esce pensando di avermi un po’ conosciuto. Lo spettacolo incastona all’interno di un vero e proprio racconto circa 14 illusioni, le principali che ho portato in giro per il mondo. Ad accompagnarmi un cast di ballerine ed effetti pirotecnici che rendono lo show molto spettacolare anche tecnicamente. Il mio obiettivo è lasciare che nel pubblico si risvegli quella parte che di solito da adulti si assopisce, quella del sogno. Voglio che credano che qualcosa di impossibile può accadere.

Eppure il pubblico di oggi, soprattutto davanti alla magia, non è più quello di tanti anni fa, è un pubblico disincantato, come lo si conquista?

Sì, oggi soprattutto con l’avvento della tecnologia, il pubblico è diventato molto più esigente e di conseguenza l’illusionismo moderno deve essere più scioccante, andare oltre. Gli effetti e lo stupore restano le basi ma le chiavi del successo stanno nel toccare le corde dell’emozione, quelle meno contaminate. Per fare questo mi servo di un racconto, di una storia. Nel corso dello spettacolo per esempio, quando faccio levitare una donna su una fontana, l’illusione è accompagnata dal mio racconto di quando ero piccolo, guardavo la luna dalla finestra e mi chiedevo come facesse a stare sospesa nel cielo, sognando di volare. Da qui parto per instaurare un processo emotivo nel pubblico. Oppure il tema della paura, che emerge quando, a un certo punto dello show, mi troverò legato sotto una lama di 70 chili e dovrò liberarmi in tempo. E c’è spazio anche per l’amore e il rapporto con le donne con i mille modi di sedurre in mano a un illusionista, sul palco e nella vita. La magia – e gli spettatori di oggi lo sanno – non è avere dei poteri, è intrattenimento, è arte.

Come si diventa maghi?

È come farsi prete, è una vera e propria vocazione. Sentii il richiamo verso la magia vedendo da bambino lo spettacolo di piazza di un mago anziano a Roma. Avevo circa 6 o 7 anni, ero con mio padre in vacanza dai nonni, e vidi levitare una donna, con lo stile dell’epoca ovviamente, rimasi estasiato e quando vidi lo stupore nei volti del pubblico capii che anch’io volevo riuscire a incantare le persone in quel modo. Da quel momento non ebbi in testa nient’altro che raggiungere questo obiettivo.

Quali sono gli ingredienti vincenti dell’illusionismo moderno?

Innanzitutto la velocità, i miei effetti sono sono molto improntati sul “timing”. Una volta si faceva sparire una donna dietro a un telo muovendo le mani, pronunciando le parole magiche…nel mio spettacolo avviene tutto in un decimo di secondo, perchè devi levare ogni dubbio agli scettici, la rapidità è fondamentale. E poi aggiungere la parte teatrale, incastonare ogni illusione in un racconto stimolando suggestioni emotive. Capii l’importanza di creare una storia nel 2004 quando, a Las Vegas, vidi gli spettacoli di alcuni colleghi, anche di altissimo livello. Lo show durava un’ora e mezza ma dopo mezz’ora qualcosa non funzionava più. Capii che serviva qualcosa che portasse per mano lo spettatore fino alla fine.

Il tuo spettacolo sta facendo il giro del mondo, il pubblico come cambia? Quello italiano è diverso da quello straniero?

Anche se il pubblico è uno, ognuno ha la sua cultura e il suo modo di manifestare entusiasmo o disappunto. Il pubblico italiano è molto selettivo, quindi difficile da conquistare, però se una cosa gli piace si capisce immediatamente, mentre all’estero spesso il pubblico è un po’ più asettico, in Germania ad esempio gli spettatori sono molto educati anche a teatro, hanno reazioni composte, anche se lo spettacolo è piaciuto non vengono in camerino a complimentarsi. Cosa che invece accade in Italia. D’altro canto in Francia o in Canada ad esempio esiste la standing ovation, in Italia è molto rara invece a teatro. I cinesi sono particolarmente sensibili allo stupore e lo manifestano in modo molto evidente con il classico “ohhh” che altrove non senti. Insomma ogni pubblico ha le sue peculiarità ma io resto per ovvi motivi molto legato a quello italiano.

Fonte http://www.padovaoggi.it/eventi/teatro/gaetano-triggiano-intervista-real-illusion-padova-7-febbraio-2014.html

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