Mai dire mago se c’è Forest

forestIntervista: da Mac Ronay alle risate di Arbore. Il “prestidigitatore” di Zelig si racconta. di Luciano Donzella

«Mi scuserete se non sono brillante, mi sono svegliato da poco…». Segue una cascata di battute, calembour, riflessioni così frizzanti e intelligenti che sembrano uscite da un copione. Michele Foresta da Messina, per il pubblico Mr Forest, improbabile mago televisivo protagonista in questi giorni di Zelig, è così, nella vita come sul palcoscenico.

Mr Forest, che rapporto ha con la televisione?

«Un bel rapporto, anche se da ragazzo preferivo lavorare dal vivo: una vera vocazione live portata avanti dopo la “fuga” al nord nei fumanti cabaret milanesi. Poi ho accompagnato un mio amico a un provino per “Indietro tutta”, Arbore mi ha ingaggiato come figurante nel pubblico, e da lì è cominciato tutto. Che grande, Arbore! Ancora oggi, quando mi dice che lo faccio ridere, per me è una medaglia al valore».

Cosa le piace della tv, e cosa invece cancellerebbe?

«La tv più che guardarla la registro. E se dovessi guardare tutto ciò che ho registrato, mi ci vorrebbero 198 anni. Programmi preferiti? Blob. E poi quelle trasmissioni raccapriccianti su Sky, come Mike e Frank in giro per l’America a cercare roba vecchia. Per la lista dei programmi che cancellerei non basta un libro: forse credo di esserci dentro anch’io».

Rivede i suoi programmi?

«No, cerco di non vederli. Sul subito poi mi odio; invece a distanza di tempo li vedo volentieri, mi faccio anche ridere».

Sbaglio o la si vede un po’ meno in tv?

«Presento due puntate di Zelig, poi sarò ospite fisso come prestidigitatore. Non è poco: quanto mi vuol far lavorare? ».

Le mancano i vari “Mai dire…”?

«Mi manca quel periodo e soprattutto il processo creativo che stava dietro la trasmissione. A Zelig ho rivisto la Gialappa, De Luigi e altri amici di “Mai dire”: si respirava nostalgia. Con alcuni siamo grandi amici, io ho fatto il testimone di nozze a Marco Santin e lui a me. Quindi non so se i due matrimoni valgono. Ma non parliamo di cose tristi…».

Chi sono i comici che ama di più?

Mi piacciono molto Ficarra e Picone, Paolo Migone, la lunaticità di Leonardo Manera, mi piace moltissimo il mio collega ed amico Raul Cremona. E in generale tutti quelli che in quei 10 minuti ci mettono tutta la loro passione: non a caso non faccio il giudice nei concorsi, non mi piace giudicare».

Chi considera suoi maestri?

«Mac Ronay, lui mi ha dato l’imprinting, l’ispirazione. Poi mi ha folgorato dal vivo Jango Edwards. Ho visto la sua carica esplosiva, e ho pensato “vorrei fare come lui”».

Dopo Zelig cosa ha in programma?

«Vado a leggermi la mano e poi rispondo. Sicuramente tante serate dal vivo, dove continuo a divertirmi».

Non pensa che oggi Mr Forest potrebbe fare a meno del mago Forest?

«La magia è stata una fetta importantissima della mia crescita artistica: l’ho vampirizzata e parodizzata. E poi è la mia grande passione».

Il suo personaggio rappresenta l’italiano medio con tutti i suoi difetti. Prima di lei Sordi, Totò. Un confronto pesante, ma dalle enormi potenzialità…

«Ringrazio per il paragone immeritato con personaggi inarrivabili. Mr Forest è stralunato, ubriaco di tv, millantatore, un italiano da bar, da cazzeggio. E mi piace così. Quando sono a casa ho i miei interessi, le mie passioni, e credo che mantenere uno stacco fra il personaggio e la persona sia importante. L’importante è fare quello che ci è più congeniale. Potrei dare di più? Certo. Tutti potremmo dare di più. Ma quella di governare le dinamiche della vita è un’illusione, in realtà le cose ci succedono».

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