Il mondo del mentalismo. Intervista a Mariano Tomatis

Fonte http://www.articolotre.com/2013/10/il-mondo-del-mentalismo-intervista-a-mariano-tomatis/215325

Il mondo del mentalismo, tra il fascino dell’esoterico e la scienza della psicologia. Un viaggio in cui Mariano Tomatis, mentalista e autore di ‘Te lo leggo nella mente’, Sperling & Kupfer, ci accompagnia.

Chi è Mariano Tomatis?

Io mi definisco un wonder injector, un evocatore di meraviglie. Il mio scopo è evocare l’aspetto meraviglioso delle cose, cose che, tendenzialmente, non vengono spiegate con entusiasmo. La meraviglia è un lato di esse che spesso si nasconde, ma è anche un gancio per attirare l’attenzione e perché quello che viene spiegato rimanga nella memoria. Mi capita di fare divulgazione nelle scuole, ho addirittura scritto libri di matematica ricreativa: trovare la meraviglia nella matematica sembra un ossimoro, ma scopri che i numeri servono per leggere nel pensiero. E basta questo perché gli studenti si incuriosiscano e finiscano per imparare delle equazioni atte a illudere il compagno di saper leggere nella sua mente. Wonder injection significa iniettare delle meraviglie dove naturalmente non ci sono.

Il mondo del mentalismo. Intervista a Mariano Tomatis

Cos’è il mentalismo?

È uno dei modi per evocare la meraviglia nella vita di tutti i giorni. Il mentalista dimostra di saper fare delle cose un tempo attribuite ai maghi: legge nel pensiero, prevede il futuro, è capace di leggere dentro un libro chiuso, tutte quelle esperienze che sembrano non avere spiegazioni. La cosa interessante rispetto alla magia classica, quella del coniglio dal cappello, è che è straordinariamente attuale e ci fa delle promesse interessanti – poter leggere nel pensiero dell’interlocutore ha il suo fascino anche lontano dai palcoscenici –
e soprattutto sfrutta delle tecniche accessibili a tutti perché psicologiche.
[Vi faccio un esempio con i numeri: immaginate di dire ad un amico “Pensa ad una piccola moneta: 5 o 10. Cercherò di indovinarla. Moltiplica il suo valore per 17.”; Se dice “c’è l’ho”, ha il 10 in mente, se no inizierebbe a dire “mah, aspetta”. È grossolano come metodo, ma ci mostra come dai segnali di reazione inaspettati si possano leggere delle informazioni se vuoi toglilo, ma non so come renderlo formalmente] Accanto a questo esempio grossolano ne esistono di infinitamente più sottili che descrivo nel mio libro, nei quali la lettura dei segnali del corpo e dell’atteggiamento ti fanno scoprire molto dell’interlocutore senza averglielo chiesto. E l’effetto è paranormale, anche se non lo è: è psicologia.

Tu come ti sei affacciato al mentalismo?

Ero bambino e ho visto un mago che si esibiva nella mia scuola: la reazione è stata di totale meraviglia e stupore. A quel punto mi sono reso conto che c’era gente che questa meraviglia la provocava per lavoro: lavorava a creare esperienze di stupore. Questa cosa mi ha lasciato senza parole e ho deciso che come mestiere avrei dato delle meraviglie al mondo. Il secondo passo è stato scoprire che il mentalismo è la sua forma più avvincente e moderna – le serie tv ce lo dimostrano: ecco perché amo fare questo professionalmente.

E poi hai deciso di scrivere…

E naturalmente poi, visto che è una cosa che si può imparare, perché io non ho nessun potere in particolare, ho scritto un libro: un corso in sei lezioni per diventare mentalista.

Che rapporto hai con Torino, cosiddetta “città del mistero”?

Io abito a pochi isolati di distanza da Gustavo Rol, che è stato per un secolo il sensitivo numero uno in Italia, a cui mi sono ispirato per diverse delle analisi che riporto nel mio libro: lui era in grado di costruire esperienze magiche straordinarie per il suo pubblico. Dire che lui è un mentalista è ancora ridurlo, l’esperienza che lasciava in chi lo vedeva era assoluta magia. Questo è dovuto al fatto che vivesse a Torino? Io amo esserne convinto. Torino per le sue strade, le storie che racconta e i suoi angoli magici è il posto giusto per coltivare questo tipo di professione.

Attualmente c’è ancora un mentalista o illusionista che riesce a colpirti, meravigliarti?

Assolutamente. Più di tutti Max Maven, il quale ha scritto la prefazione del mio libro: è il mentalista numero uno al mondo e vive ad Hollywood. Vederlo in azione è un’esperienza “balestrante”. Quando è venuto in Italia qualche anno fa, alla fine dello spettacolo gli ho detto: “Il tuo spettacolo non sta completamente nella mia testa”. Era qualcosa che trascendeva le categorie, era difficile definirlo. Ormai il mentalismo si sta quasi muovendo nell’arte contemporanea e propone delle esperienze difficili da definire. Per me il mentalismo, confinando nell’arte contemporanea, avrà tantissimo da dire in futuro, è in rinnovamento continuo: questa è la parte dell’illusionismo più a passo coi tempi ed è quella che cerco di stimolare con un capitolo specifico sulla creatività. Da Max Maven in avanti si può salire sulle sue spalle per costruire qualcosa di più.

Quanto è importante capire chi hai di fronte?

Enormemente. La scelta della persona da coinvolgere per un esperimento è cruciale. Se scegli la persona giusta, che capisce che quello che hai con lei è un rapporto di collaborazione, allora si posson far cose grandiose. La psicologia ha una importanza enorme: di recente abbiamo trovato il primissimo esperimento psicologico in letteratura per leggere nel pensiero in un manoscritto di Asti del 600. Tra quelle carte si trova un gioco nel quale puoi indovinare il valore di una carta arrivandoci con una serie di induzioni verbali. C’era già una raffinatezza, nata nelle piazze tra i ciarlatani, che usava una psicologia ante-litteram per raggiungere qualcosa che sembrava magico, ma era in realtà psicologia applicata.

Scommetto che troverai molta gente che ti sfida con domande come: “cosa sto pensando”? Quante volte riesci ad avere la meglio sugli scettici?

In verità gli scettici ci vogliono molto bene perché ci usano come testa d’ariete per dimostrare che è tutto finto: “Guarda si può fare con il trucco, quindi non è vero”. Noi abbiamo una serie di risposte classiche, battute di spirito, atte a cavarsela elegantemente quando ti chiedono “cosa sto pensando?”:
“Che cosa sto pensando?”
“Stai pensando che io non sono veramente in grado di leggerti nel pensiero.”
“Adesso pensi che me la sono cavata con una battuta.”
” Adesso inizi a farti qualche domanda, inizi a sospettare.” E il tutto si chiude con una risata. Sono delle risposte elaborate perché proprio come al mago chiedono sempre “puoi segare in due mia suocera”?, a noi chiedono “cosa sto pensando”?

Tu credi nella magia?

Io credo nel valore della magia. Nell’epoca in cui siamo alla distanza di un click da qualunque risposta, io credo che l’esperienza del mistero, del non sapere, sia preziosissima: un mentalista te la regala ogni volta che ti mette davanti a qualcosa che non si spiega. Se te lo illustrasse rovinerebbe l’esperienza, danneggerebbe qualcosa che in un’epoca in cui il mistero non c’è più va coltivato. Pur avendo lavorato come informatico, mi accorgo che internet ci sta regalando la conoscenza ma ci toglie l’esperienza fantastica del mistero, che io riesco a rievocare con il mentalismo.

*Gianfranco Broun
Marta Foscale
Gea Ceccarelli
Giulia Ricci
Giovanni Ferrarelli

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