I racconti di un collezionista di misteri #recensione #review

Prima di addentrarmi nelle specifiche dello spettacolo due premesse.

La prima sullo spazio. Un luogo raccolto, soprattutto per effetti di mentalismo, per me è l’ottimale in quanto favorisce il raccoglimento del pubblico che va provare, tutti assieme, un’esperienza indelebile. E’ meno dispersivo di un grande spazio.

Per ciò che concerne la seconda premessa è legata al luogo in cui ho visto lo spettacolo in questione. Il Teatro Leontini è un luogo fuori dal tempo e dallo spazio in un angolo residenziale di Casal Palocco (Roma) immerso nel verde e nel silenzio. Lo spazio è molto ben gestito e attrezzato (ottimi e utilizzati ad hoc i ledwall) e sotto la direzione artistica di Daniele Lepantini (in arte Mago Lupis) si svolgono spettacoli di vari professionisti del settore oltre che regolare attività di ogni genere teatrale. A corollario di questo i corsi tenuti da Matteo Fraziano. Lo spazio è inoltre sanificato e presenta la possibilità di pranzarci/cenarci. http://www.teatroleontini.it/

Veniamo ora allo spettacolo.

Vedere un’esibizione di Alfonso Bartolacci è sempre una bella esperienza da provare. Autore del celebre libro “Mentalismo e magia” che andrebbe saputo a memoria, propone una tipologia di magia che è un perfettissimo equilibrio tra il mentalismo tout court e la bizarre magick senza mai troppo calcare su quest’ultima. Mi spiego meglio. Ogni sua esibizione è legata a predizioni, tarocchi, pendolino, lettura a freddo, profezie e fatti misteriosi con oggetti anticati, molto suggestivi, ma senza mai premere troppo sull’aspetto misterico. Questo lascia che nasca nella mente degli spettatori coinvoti negli sperimenti, insinuando dubbi, anche nei più scettici, e questo è l’aspetto più importante della sua bravura scenica. Bartolacci offre al pubblico pochi elementi essenziali, in questo caso coaudiuvato da filmati, e li conduce per mano con una perfetta tonalità di voci ed essenzialità di gesti a mettere in dubbio le leggi della fisica e della natura.

Ogni numero ha una tempistica perfetta e si svolge ottimamente anche quando il volontario (come nell’ultimo numero di questa serata) non è dei più collaborativi che si lascia andare all’esperienza. Battuta pronta, abile nella conduzione in vista del climax finale fa sì che i protagonisti dello spettacolo siano gli spettatori e la magia. In questa maniera il pubblico vive un’esperienza realmente unica che si porterà nell’animo oltre a divertirsi con il giusto equilibrio di inquietudine di quando si toccano certi argomenti.

Dopo lo spettacolo, nel foyer, la gente si domandava come fossero stati possibili certi effetti, ma non con la curiosità di chi vuole sapere il trucco, ma di chi è rimasto affascinato dal mistero e si è divertito. E, per me, questo è il fine ultimo di un atto teatrale magico. Affascinare, divertire e rimanere nel cuore e nella mente di chi vi ha partecipato.

Non sto a descrivere qui i numeri eseguiti da Bartolacci, anzi vi invito a seguirlo in teatro perché che sia un maestro è fuori di dubbio.

 

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