venerdì, Febbraio 23, 2024
Recensioni

Recensione “Notes from a fellow traveller” di Derren Brown di Vito Gattullo

La sera del 4 luglio 2023 il mondo magico era in grande fermento sui social network per l’evento dell’anno: alle 19:30, presso il Magic Circle di Londra, infatti, si sarebbe tenuta la conferenza per il lancio del nuovo, attesissimo libro di Derren Brown, probabilmente il più celebre mentalista al Mondo, dopo “Pure Effect” uscito nel 1999 e “Absolute Magic” del 2003.

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Disponibile in tre versioni, deluxe in tiratura limitata a trecento copie autografate dall’autore, con copertina rigida ed in brossura, il giorno dopo è stato messo in vendita sul suo sito web (https://derrenbrown.co.uk/books/) ed è andato esaurito in poche ore – qualcuno dice addirittura in appena quindici minuti! – al punto da spingere l’autore e la casa editrice “The Neat Review” a considerare una seconda ristampa, soprattutto dopo che online sono spuntate copie in vendita ad oltre mille euro l’una.

A metà strada tra il diario di viaggio del tour teatrale di “Showman”, l’ultimo spettacolo di Derren Brown andato in scena in diverse città della Gran Bretagna tra il 2021 ed il 2022 a cinque anni dall’ultimo show, il libro certamente non delude gli appassionati di Magia: è ben fatto, la scrittura è ricercata e nelle 520 pagine che lo compongono non si parla di Mentalismo, ma piuttosto vengono affrontati diversi argomenti relativi all’ideazione, la scrittura ed, infine, la messa in scena di uno spettacolo di Magia teatrale o da sala.

“Notes from a fellow traveller” è certamente il libro della maturità, in cui l’autore si mette completamente a nudo e rimette in discussione anche alcune scelte fatte quando era più giovane, tra cui l’idea di presentare il mentalismo in una forma più scientifica, razionale e forse meno misteriosa, e passa in rassegna alcune tappe del suo percorso artistico da mentalista da close-up nei ristoranti o alle convention aziendali a protagonista di diversi special televisivi.

Tra gli argomenti trattati, Derren Brown racconta dell’importanza di lavorare in team, il ruolo indispensabile del regista, come strutturare uno spettacolo teatrale o da sala, come scegliere l’effetto di apertura ed il finale (con qualche appunto sui “finali mancanti”), come creare ritmo e coinvolgere gli spettatori tra un numero e l’altro, l’importanza del conflitto durante uno show, spiegando come sono stati applicati questi concetti ai suoi spettacoli, a partire da “Showman”, dando per scontato che il lettore sia un appassionato dei suoi lavori, talvolta rendendo forse più complesso seguire i concetti espressi.

Spesso, infatti, si fa riferimento a routine presenti in spettacoli precedenti, oppure a diversi momenti presenti nella versione teatrale di “Showman”, ma non nella versione andata in onda su Channel 4 in Inghilterra, che ha subito diversi tagli, infatti alcuni effetti a cui si allude nel libro non sono presenti nella versione televisiva e sono dovuto ricorrere all’aiuto di alcuni amici che l’avevano visto a teatro per capire a cosa si facesse riferimento.

Poi la differenza tra Arte e Mestiere o l’importanza di avere un messaggio da comunicare al pubblico, argomenti di cui per fortuna dalle nostre parti si sta parlando parecchio ultimamente, ad esempio nel libro “Appunti di messa in scena” di Luca Ramacciotti, oppure nel mio “La Porta sull’invisibile” e nella diretta di #pessimagia numero 26 in cui con Saykon parliamo di questi ed altri argomenti, disponibile a questo link: https://tinyurl.com/pessimagia26 .

A differenza dei suoi precedenti lavori, in questo libro Derren Brown non spiega effetti o metodi, non solo perché data la sua fama e non sapendo chi potesse acquistarlo temeva che il pubblico profano potesse scoprire alcuni segreti dell’Arte Magica, ma soprattutto perché i suoi effetti nascono in collaborazione con un team di persone, tra tutti Andy Nyman, e poteva sembrare scorretto condividere queste informazioni. Per chi sa leggere tra le righe, però, ci sono diverse idee e suggerimenti che possono essere facilmente colti dagli addetti ai lavori più preparati, tra cui una routine di carta ambiziosa davvero insolita che cambia completamente il significato di questa routine che è tra i classici della cartomagia, oltre a diverse citazioni che spingono ad approfondire i lavori sul teatro di Peter Brook o Rob Zabrecky.

Molti gli episodi raccontati tra una data e l’altra del tour, nelle pagine del diario di viaggio, ma soprattutto molta umiltà nel raccontare, ad esempio, di parti del testo dello spettacolo riscritte per avere maggiore impatto sul pubblico, oppure di effetti che sono stati tolti perché avevano dei limiti (che però i cloni italiani di Derren Brown non si rassegnano a togliere dal repertorio) oppure perché, e qui ho davvero apprezzato l’uomo dietro l’Artista, qualcun altro oltreoceano gli aveva segnalato di aver avuto la stessa idea ed era in scena con un effetto molto simile.

Non è facile ammettere di aver commesso degli errori, così come decidere di cambiare la scaletta di uno spettacolo con un testo a memoria mentre è già in scena da diverse date, quindi è davvero lodevole che Derren Brown abbia avuto il coraggio di raccontarlo come una cosa normale e che può succedere a chiunque. Da questo punto di vista ho apprezzato molto che nel libro si parli di andare in scena con tutto sé stesso comprese le proprie fragilità prendendosi dei rischi e di saper rivedere le scelte fatte quando ci si accorge che non funzionano come si pensava inizialmente, ma d’altronde anche raccontarlo in questi termini in un libro vuol dire non nascondere le proprie fragilità.

Insomma, con queste premesse avrete capito che si tratta di un libro da non perdere.

Molti i momenti divertenti ed alcuni più spiazzanti, come il racconto di alcuni spettatori “difficili” o di alcuni problemi con l’ipnosi e la suggestionabilità del pubblico.

Se dovessi trovare un difetto, probabilmente con l’incedere del tour Derren Brown perde quella forza e vitalità, il “mojo”, ed anche la scrittura ne risente, come scriveva qualcuno sul Magic Café.

Tra i capitoli più interessanti c’è una lunga disamina sull’archetipo del Mago o sul senso del Mistero, mentre un paio sono forse troppo prolissi, come quello che riguarda la gestione degli applausi, ed alcune argomentazioni circa questa tematica non mi trovano d’accordo, ad esempio il fatto che Derren Brown definisca “dilettantesco” aspettare che l’applauso termini prima di riprendere lo spettacolo, mentre in qualsiasi corso di recitazione viene insegnato l’esatto contrario (si tratta soprattutto di motivi pratici, basti pensare agli spettacoli con pubblico dal vivo trasmessi in televisione nel nostro Paese, dai talk show agli spettacoli comici come Zelig o Colorado, in cui gli ospiti o gli artisti aspettano che il pubblico smetta di applaudire prima di andare avanti, altrimenti nonostante il microfono gli spettatori potrebbero perdersi parte del discorso o del monologo).

Nonostante questo, però, si tratta di un lavoro molto atteso e che mi ha appassionato leggere.

Concludendo, quindi, il mio consiglio spassionato a tutti gli amanti dell’Arte Magica è quello di procurarsi e leggere questo libro per sbirciare dietro le quinte di uno spettacolo di Magia da duemila spettatori a sera, non per imparare nuovi metodi o nuovi effetti, ma soprattutto per crescere e migliorare i propri spettacoli…

Andrea Clemente Pancotti

Principalmente sono io Andrea Clemente Pancotti: infanzia rovinata dai fascicoli di “STUPIRE!” di Carlo “Mago Fax” Faggi. Abbandona l’Arte per poi riscoprirla alla soglia degli ‘anta.“. Ora il team si e’ allargato, siamo comunque un gruppo di amatori, seriamente innamorati della Magia…

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