Don Silvio di Cherasco è diventato Mago Sales per passione

FIORELLA AVALLE NEMOLIS – Don Silvio, Mago Sales, prete per vocazione e mago per passione. A Cherasco, in provincia di Cuneo, ha fondato la Scuola di magia, il Museo della magia e una biblioteca che raccoglie ben 19.00 libri sulla Magia. La seconda collezione al mondo.

Conoscevo il Mago Sales, alias don Silvio Mantelli, nella sua espressione artistica. Sul palco, festoso, accattivante con i bimbi, ma anche con i grandi. Tra musica, colori, magie. Un mondo fantastico. Ricco di fantasia e sogni. Parola ricorrente nel suo vocabolario. “I sogni sono una cosa seria…come i bambini…come noi. Non mettiamoli mai da parte.” E’ questa la sua dedica sul libro che ha voluto donarmi. Che appunto si intitola: “Apriamo le finestre ai sogni”.

Quando giungo alla Fondazione Mago Sales che ha sede a Cherasco, entro in una stanza, senza pareti, non ne resta un briciolo a vista. Ogni sorta di oggetti, esotici per lo più, le ricopre. Ricordi di viaggi che danno il benvenuto in un mondo reale sì, ma ricco di fantasia. Ecco- tra me e me- e adesso chissà cosa mi dirà il religioso, l’uomo?” Non so con che titolo rivolgermi a lui. Chiedo conferma:

“Lei è un religioso, vero?”

“Sono un salesiano, sì. Un salesiano un po’ foravia. Perchè mi hanno messo una effe dietro. Che significa fuori, perchè non sono in comunità. Però sono regolare a tutti gli effetti.”

“Lei è molto famoso. Com’è iniziata la carriera di Mago Sales?”

Ero poco disciplinato nella scuola, forse per la mia fantasia; molto timido, non avevo facilità nei rapporti sociali. Però guadagnavo nell’interiorità, nel crearmi un mio mondo fantastico. Con il teatro ho migliorato il rapporto con gli altri. Succede che gente di teatro sia brava proprio perchè ha interiorizzato. Tra questi Arturo Bracchetti, che in teatro si è rivelato un genio. Sono i sogni che si hanno dentro e maturano. A 15 anni un amico di famiglia mi ha insegnato i primi giochi con le carte. A 19 anni è venuta la vocazione, che non ho cercato, mentre quella del mago sì. La vocazione è come la vita, nessuno chiede di venire al mondo: arriva. Così ho avuto l’occasione per fare i miei spettacoli al pubblico, nei collegi, negli oratori.”

“Come concilia religione e magia?”

“E’ un mezzo per mettermi in relazione con gli altri e con ciò in cui credo: i valori umani, prima di tutto e anche con la religione. Fare spettacolo ai bambini significa che hai anche il cuore dei grandi. Volere bene nel vero senso della parola, è anche regalare un sorriso, lo stesso che regalerebbe una madre al proprio figlio, seguendolo affinchè realizzi i suoi sogni. E’ così ho creato affianco del mio fare teatro, prima un’associazione, poi una fondazione, per raccogliere fondi da convogliare in progetti, studiati di volta in volta, con il consiglio di amministrazione”.

“Chi è il presidente?”

Sorride sornione: “Sempre io. Mah! Napoleone, per me diceva una cosa giusta: “Vuoi perdere una guerra? Crea un comitato.” Rischio di tasca mia e anche di testa mia. Sono stato fortunato nel realizzare ciò che mi ero proposto”.

“Come si chiama la fondazione?”

“Mago Sales. Sales perchè salesiano, e per il mondo “sales” cioè svendita. Certo mago, per la raccolta fondi può essere un nome un po’ perdente. Si dice che il mago non vende sogni, ma vende imbrogli. Però, è lei che dice che sono famoso, conoscono Sales, il mago dei bambini. I bambini sono sempre stati un po’ il mio passaporto in giro per il mondo.”

“Quindi si è spostato molto”

“Sì, ho fatto due volte il giro del mondo con i miei collaboratori. Facevo anche 10 viaggi all’anno, fermandomi anche un mese. Mi sono esibito anche in zone molto difficili: nelle Ande boliviane e nelle favelas brasiliane, nei villaggi africani della Nigeria, del Kenya, del Madagascar; tra i ragazzi delle Filippine e di Shangai. Ho varcato i confini del mondo: nella foresta amazzonica, tra i ghiacci dell’Antartide, nei desolati deserti della Somalia. Ho sofferto per le tragedie delle guerre dimenticate tra i ragazzi del Nord Uganda o dei lavori forzati di migliaia di bambini cambogiani nelle fabbriche di mattoni di Battambon, o ancora, per le emergenze, sopratutto sulla testa dei più poveri al mondo.”

“Tutto questo migrare. Perchè?”

“E’ la mia missione. Ogni viaggio è come vivere una vita in più. La scuola è stata una gran bella cosa, però è solo l’inizio, l’educazione deve essere un fatto permanente, un confronto con le altre culture. Un arricchimento.”

Uno tra i momenti che le ha dato più soddisfazione?”

“Nel ’93, il primo viaggio nel mondo. In Brasile in un lebbrosario, dove c’era grande miseria, alla fine dello spettacolo un bimbo lebbroso, Paolino, mi chiese se potevo fargli una magia: non di guarire dalla lebbra, ma di poter tornare coi genitori. Quindi gli pesava di più l’abbandono in strada che la malattia. E da quel momento, tornato in Italia ho iniziato a fare spettacoli per raccogliere fondi, anche con l’aiuto dei maghi professionisti. E’ cresciuto in me il desiderio di solidarietà. Ho avuto molte richieste dalle parrocchie, dagli oratori. Ancora adesso mi dedico agli spettacoli”.

“Un bel ricordo durante un viaggio?”

“Il sorriso di Madre Teresa di Calcutta e delle sue giovani suore durante il mio spettacolo di magia…il più bello della mia vita.”

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