Il CADM su LA STAMPA

Una notte magica con lampade di velluto che svelano l’incredibile

Con gli illusionisti al Circolo della Magia. Oltre allo spettacolo, una scuola e una biblioteca da cinquemila volumi

Venerdì 31 ottobre, ore 18,48. Via Santa Chiara 23, nel cuore della città storica, è un indirizzo magico. Esattamente trentotto anni fa, infatti, qui inaugurò la sede del Circolo Amici della Magia, nato a Torino a metà degli anni ’60 e oggi considerato uno dei più autorevoli a livello mondiale. Quella data, il 31 ottobre 1976, venne scelta per un motivo preciso: si trattava del cinquantesimo anniversario della morte di Harry Houdini, il mago più famoso di tutti i tempi.

19,04. “Houdini era moribondo da giorni, – spiega Marco, presidente del circolo dal 2005 e prestigiatore di fama. – Eppure sembrava resistere a qualcosa, i medici non capivano. Poi arriva il 31 ottobre e Houdini finalmente cede: per morire aveva aspettato proprio Halloween, la data più magica del calendario.” Mentre Marco racconta esploriamo i locali del circolo, tappezzati da centinaia di manifesti storici di maghi e da decine di teche che traboccano libri e attrezzi magici dall’Ottocento a oggi: gabbie, pistole, spade, scatole magiche, carte, bacchette, e, soprattutto, un mucchio di oggetti indecifrabili.

19,32. Tra le attività del circolo una delle più note è la scuola di magia, riconosciuta a livello internazionale. Da qui negli anni sono usciti nomi come il mago Alexander, Arturo Brachetti, Marco Berry, Walter Rolfo e Luca Bono, campione italiano a soli 17 anni nel 2010 e Mandrake d’Or (l’Oscar dell’illusionismo) nel 2012. La scuola è strutturata in diversi corsi, aperti anche a bambini e principianti. Di questi si occupa Natalino, che è qui da 34 anni: “Abbiamo circa sessanta bambini iscritti sotto i 12 anni, e altri trenta under 18. I gradi di ambizione sono diversi: da chi vuole divertire gli amici a chi aspira a diventare un professionista. Di certo avvicinarsi alla magia è molto formativo: ti insegna che per riuscire in qualcosa ci vuole tempo, dedizione e molta molta pratica. Qui un bambino impara una disciplina allo studio, in generale. E si diverte.”

20,28. Il circolo dispone di una biblioteca da cinquemila volumi, la seconda al mondo tra quelle accessibili al pubblico. “Abbiamo titoli che vanno dal Settecento ad oggi, – spiega Davide, il bibliotecario. – Storia della magia, biografie di maghi, libri sul come costruire uno spettacolo magico e soprattutto libri di trucchi.” Ci mostra un manoscritto con splendidi disegni tecnici sul come costruire una di quelle casse per sezionare la propria assistente (“zig zag girl” si chiama), poi racconta come nacque la routine del coniglio dal cilindro (era una precisa satira politica) e altre mille storie. Proviamo a fare un punto con lui sui tipi di magia: si va dal close-up (la magia ravvicinata, con il mago al tavolo e il pubblico davanti) alle grandi illusioni (quelle alla David Copperfield, per intenderci), e poi la prestidigitazione, il mentalismo, il fachirismo, il trasformismo, la manipolazione, l’escapologia, la street magic, il parlour magic…

21,03. L’atmosfera della sala teatro ricorda quella di un localino annini ’20, illuminato com’è solo da quattro lampade a campana di velluto rosso che a fatica lasciano intravedere le pareti, il soffitto e il pavimento, tutti dipinti di nero. Non è difficile immaginare il grande Erminio Macario sedersi in prima fila, visto che è stato uno dei frequentatori più assidui degli spettacoli di magia. Sì, perché questa è un’altra attività tipica del circolo: sta per incominciare uno show con la bellezza di dieci maghi.

21,30. La sala è strapiena di pubblico, le luci si spengono, si comincia. Un’ora e mezza in cui ne vediamo di tutti i colori, soprattutto cose impossibili: lampade accese che compaiono dal nulla, anelli che non possono incastrarsi ma lo fanno in tutti i modi possibili, spade, lamette, ventagli, carte, una lingua trafitta da uno spillone, scheletri che suonano il violino… Il pubblico rimane a bocca aperta, applaude, scuote la testa, ride di gusto alle battute di Marco e Pino, il vicepresidente del circolo, stasera in veste di presentatori mattatori.

23,19. “La magia per me è come Billy Elliot al contrario: lui voleva ballare in un mondo di donne, io voglio fare magia in un mondo di uomini.” A parlare è Gaia Elisa, 13 anni, il talento più giovane che si è esibito stasera sul palco. “Sono figlia d’arte, i miei genitori sono entrambi prestigiatori perciò mi sono appassionata fin da piccola. Studio seriamente dalla terza elementare, il mio primo maestro è stato Natalino, e ora studio sempre di più. Se ho paura di stare sul palco? No, lo adoro. Non vedo l’ora di salirci.” Gaia Elisa è lo specchio di una nuova tendenza: se in passato le donne sono sempre state un po’ ai margini dei circoli magici – qui, su trecento soci, sono solo dodici – il futuro sarà diverso: oggi le ragazze rappresentano già il 30% degli iscritti ai corsi per bambini e junior, e ogni anno la percentuale aumenta.

24,02. In una sala il ricco rinfresco di Halloween è agli sgoccioli. Parte del pubblico va via, ma molti circondando Marco, maestro accreditato del close‐up, che sta facendo uscire di senno tutti con il solo aiuto di un mazzo di carte. In un angolo c’è Andrea, giovanissimo allievo della scuola e campione italiano di magia 2013, anche lui reduce dal palco. “Mi sono iscritto qui nel 2011 ed è stata la svolta: avevo imparato da autodidatta ma ho ricominciato tutto da capo: stare insieme ad altri maghi cambia tutto, impari sempre qualcosa di nuovo. E poi il vero salto è confrontarti, ti dà la misura dei tuoi limiti ma anche delle tue forze.” Qual è il trucco del fare trucchi? “La tecnica è fondamentale ma è molto importante condirla con altro, imparare da arti diverse, il teatro, la recitazione. Questo è quello che ho imparato qui.”

1,11. Su alcuni poster storici tra quelli che tappezzano le pareti del circolo, sotto il nome del mago compaiono i nomi delle magie praticate all’epoca: “la donna che si dissolve” oppure “lo scheletro danzante” e poi il clou: “il decapitato recalcitrante”. Wow, la magia delle parole.

2. Intorno a un tavolo siamo rimasti una decina. Percentuale di maghi seduti: 60%. Tante storie diverse e tutte affascinanti. Trabuk è campione del mondo 2010 di street magic, la magia di piazza. “Arrivo da Cuneo e mi chiamano il mago boscaiolo, perché prima bene o male mi occupavo di quello: tagli, ripristini, sentieristica. Un giorno per caso ho letto “Il grande libro dei maghi” di Olaf Benzinger e da lì è nata la passione. Un anno in solitaria e tanta gavetta: andavo nelle case di riposo, loro si divertivano e io imparavo, quanti consigli e quanti stimoli. Poi ho scoperto il circolo, e ora questa è la mia professione.” All’altro capo del tavolo Tiziano, responsabile della scuola di magia di scena (quella da cui stanno uscendo tutti i campioni del circolo), dà nuovi consigli ad Alex, in arte Shezan, campione europeo 2014 e volto noto di Italia’s Got Talent. Anche lui ha una storia singolare: “Ho studiato di tutto: danza poi arti marziali, percussioni, chitarra, flauto traverso, violino, fisarmonica, poi ho fatto teatro e poi fachirismo, sono uno tra i cinquanta mangiatori di spada riconosciuti ufficialmente nel mondo. Alla fine ho unito tutto questo nella magia, sempre alla ricerca di novità. Da sette anni sono professionista e vivo di questo.” Il tempo passa e accompagna parole simili a quelle di qualsiasi altra attività: le serate, i pagamenti, la difficoltà di investire su nuovi numeri finché non si è venduto bene il vecchio, la crisi. Su questo fronte non ci sono magie (ma tanta passione).

2,30. Si torna a casa, niente dolcetti ma molti scherzetti. In testa rimbomba una frase di Davide, il bibliotecario: “Vuoi la verità sulla magia? Alla gente piace ingannare, ingannarsi ed essere ingannata.” Eh già, tutto così simile alla vita (anch’essa una magia, no?).

Fonte http://www.lastampa.it/2014/11/02/cronaca/una-notte-magica-con-lampade-di-velluto-che-svelano-lincredibile-3cpcUCBzJld1AP6cdtf5RI/pagina.html

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