Bartolomeo Bosco di Alex Rusconi, recensione + video

Di Salvatore Rapacciuolo – www.bartolomeobosco.net

Di tanto in tanto la storia è segnata da avvenimenti fondamentali perché colmano un vuoto. Talvolta si tratta di rivoluzioni epocali a livello mondiale, come quando Fleming scoprì la penicillina e ne fece dono all’umanità. Altre volte la portata non è così planetaria, eppure per determinate categorie si tratta di un cambio di prospettiva di grande importanza. Per Torino e i suoi cittadini, così come per ogni italiano nonché per tutti i prestigiatori del mondo, la prima e unica biografia di Bartolomeo Bosco che è appena stata data alle stampe ad opera di Alex Rusconi è proprio questo: un fondamentale tassello storico che colma un vuoto durato più di un secolo e mezzo.

Vissuto nella prima metà dell’800 e troppo presto eclissato dalla notorietà di un altro famoso Bosco poi divenuto santo, suo conterraneo e di una ventina d’anni appena più giovane, Bartolomeo Bosco fu presto dimenticato dai suoi concittadini torinesi e dall’Italia intera nonostante per ben cinquant’anni di carriera effettiva fosse stato semplicemente il più grande prestigiatore del pianeta, di molto superiore a quasi ogni altro artista. Niccolò Paganini, suo grande ammiratore, al culmine della notorietà soleva vantarsi dicendo che, finalmente, era più famoso di Bosco. Parole che dimostrano l’impatto tremendo di questo maestro dell’illusione sulla cultura europea: egli influenzò la moda, ispirò opere, occupò l’immaginario collettivo con mille aneddoti fra veri ed artefatti ed attirò folle interminabili ad ogni suo spettacolo in un’epoca in cui la notorietà si basava principalmente sul passaparola. Il suo nome era davvero sulla bocca di tutti e divenne sinonimo di magia, talvolta anche letteralmente: in Rumeno boscar era il mago; De Amicis in un passo scrive: “Non fare il Bosco!” per intendere di non far magheggi. Bosco era conteso e adulato da sovrani e potenti di ogni nazione che non vedevano l’ora di averlo a corte, così come dal popolo davanti al quale si presentava con umiltà, come un loro pari. Per soddisfare tutte le infinite richieste che arrivavano da ogni parte egli si armò di un enorme repertorio di giochi di prestigio, uno più incredibile dell’altro, arrivando a proporre a rotazione giornaliera ben tre spettacoli di più di tre ore ognuno, del tutto diversi l’uno dagli altri.

Di tutte le sue glorie, così numerose e grandi da risultare inverosimili senza opportune prove, tutto ciò che finora ci rimaneva erano rare pagine compilate dagli storici della prestigiazione, spesso realizzate copiando quanto scritto da autori precedenti. Alex Rusconi, stanco di una situazione così miserevole, più di quindici anni fa si imbarcò in un’impresa davvero titanica, prendendo su di sé il duro compito di ricercare le fonti, andando a scovare ogni giornale d’epoca, ogni opera, ogni riferimento diretto a Bartolomeo Bosco. Fu come scoperchiare il vaso di Pandora: migliaia fra articoli, recensioni, opere, poesie, canzoni, immagini parlavano di Bosco come se nel mondo della prestigiazione esistesse solo lui. Dovunque andasse, i giornali descrivevano un Bosco che generava sensazione. Egli era chiaramente il fulcro della conversazione cittadina. Gli infiniti aneddoti inverosimili che Bosco stesso spargeva, passavano di bocca in bocca e spesso venivano raccolti in opuscoli e libri. Perfino i sarti pubblicizzavano mantelle e marsine simili alle sue, dirette a tutti quegli entusiasti che, anche solo nello stile, volevano sentirsi un po’ magici. I suoi spettacoli, poi, erano davvero speciali perché ad essere speciale era Bosco stesso, col suo modo allegro e cortese di porgere, con i suoi frizzi e le sue trovate che rendevano sopportabili, anzi spettacolari persino alcune parti truculente dei suoi numeri, come ad esempio le decapitazioni di alcuni uccellini. Bosco era dunque una vera e propria calamìta per i giornalisti: impossibile non scrivere di lui, quasi impossibile non scriverne ogni volta in termini entusiastici. Tutti questi documenti, contenenti le lodi sperticate che si guadagnava, le descrizioni dei suoi spettacoli e molti tratti e fatti della sua vita privata, sono stati raccolti da Alex Rusconi nel corso di così tanti anni e profondendo un tale impegno che la parola passione deve cedere il passo al più calzante termine ossessione.

Il risultato di tutte queste fatiche è il libro: “Bartolomeo Bosco, vita e meraviglie del mago che conquistò l’Europa”, un volume fantastico per la sua realizzazione appassionata e maniacale, dalla veste editoriale impeccabile, curata dalla Florence Art Edizioni nella persona di Francesco Maria Mugnai. Ma anche molti altri sono gli elementi che rendono questo volume imprescindibile per ogni appassionato di storia Sabauda o di storia della prestigiazione. Innanzitutto lo stile con cui è stato realizzato. Questa biografia si legge con la facilità di un romanzo e non risulta mai stucchevole. Alex Rusconi, preoccupato di non cadere nell’agiografia, di cominciare cioè a tessere lodi eccessive, dettate dalla sua indubbia ammirazione per cotanto personaggio, ha scelto saggiamente di affidare la gran parte della narrazione ai documenti d’epoca, ossia alle parole di chi è stato testimone diretto delle esibizioni di Bosco. Ne vengono fuori quasi sempre parole di lode e meraviglia, poiché questo era il sentire vero dei coevi dell’eccellente prestigiatore, ma appaiono qua e là anche alcune “macchie”, che non vengono mai nascoste né sminuite. Si scopre per la prima volta, ad esempio, come Bosco ed il pubblico inglese non abbiano mai veramente legato e da ciò si inferisce il perché della scarsa notorietà del mago torinese nelle cronache d’oltre Manica.

Altro pregio del libro è la quantità stupefacente di nuove informazioni che si apprendono sulla vita pubblica e privata di Bosco, comprese numerose rettifiche a ciò che finora era stato dato per certo. Il cognome della madre, creduto Cerore a causa di una lettura inattenta degli atti, viene corretto nel più elegante e musicale Cuore; la prole si allarga da uno a quattro figli e via discorrendo. Tutti gli spostamenti e i vari spettacoli, città per città, teatro per teatro, vengono minuziosamente ricostruiti. Si scopre come Bosco fosse anche professore della sua arte nonché venditore di giochi di prestigio. Il quadro generale che se ne trae è quello di un uomo buono, allegro, energico che viveva la sua professione ventiquattr’ore al giorno non uscendo mai dal suo personaggio. Un uomo portato a stupire il prossimo quasi fosse una missione, ben diverso da alcuni celebri maghi d’epoca oggi ritenuti fondamentali per l’arte magica (come Robert-Houdin e Hofzinser), certo immensamente creativi e abili ma, sostanzialmente, dei dilettanti dell’arte magica che si esibivano solo in determinate occasioni o parti della propria vita. Bosco, a confronto di simili giganti osannati e finanche strombazzati dalle loro patrie, finora era stato considerato una figura minore. Alex Rusconi ristabilisce finalmente il giusto rapporto di forza, mostrando come non solo Bosco abbia mietuto successi molto maggiori perfino nelle città natali di questi artisti ma come essi stessi ne avevano un’immensa stima che manifestavano l’uno (Hofzinser) con lodi sperticate e l’altro con parole di scherno che erano il chiaro frutto di una cocente invidia.

La biografia contiene anche, alla fine di ogni capitolo, dei gustosi box sulle curiosità che Alex Rusconi raccoglieva man mano che la ricerca proseguiva. Scoprirete come Bosco, re del gioco dei bussolotti, per un certo periodo avesse utilizzato dei bussolotti trasparenti, quasi duecento anni prima che un prestigiatore moderno diventasse campione mondiale di magia proprio con questa idea che, finora, era sembrata assolutamente originale. Vedrete Charlie Chaplin (che fu prestigiatore dilettante) omaggiare il nostro cavaliere torinese per ben due volte quando, interpretando il ruolo di un mago, scelse di chiamare il suo personaggio proprio Bosco, scrivendolo peraltro a caratteri cubitali negli attrezzi di scena in modo che il pubblico potesse facilmente leggerlo.

Occorre qui fermarsi perché non bisogna cedere alla voglia di rivelare ogni cosa che ci balza in mente: il carattere galante, quasi donnaiolo, di un mago dal fascino irresistibile, i suoi stratagemmi più audaci per rendere l’impossibile ancor più impossibile e mille e mille altre cose che, a pensarci, non si capisce bene come Alex Rusconi sia riuscito a comprimere in appena 250 pagine. Nonostante il tono fin troppo entusiastico di questa recensione, tono che spero perdonerete a chi si onora di presiedere il club magico torinese che prende il nome proprio da Bartolomeo Bosco, la speranza è che quanti leggeranno queste righe si incuriosiscano e appassionino alla storia di un mago che, al netto di ogni possibile esagerazione, è ormai chiaro sia un vanto, anzi un gioiello della storia sabauda e italiana. Troppo spesso, purtroppo, la memoria italica è colposamente corta. In tutta Torino non esiste ad esempio una via dedicata a Bartolomeo Bosco, né una statua o pur solo una targa che ne ricordi le gesta. L’augurio che posso fare a questo volume è che, perfino nella stagnazione dell’odierno mercato librario, diventi ben noto al pubblico torinese e, perché no, a quello italiano. Chissà che un giorno per i politici torinesi diventi prima obbligo morale, poi orgoglioso piacere restituire a Bartolomeo Bosco la gloria che merita, ricordandolo finalmente con qualche segno tangibile di stima e gratitudine.

Intervista a in occasione dell’uscita del libro Bartolomeo Bosco, con l’autore Alex Rusconi e l’editore Francesco Maria Mugnai della Florence Art Edzioni per lo Spettacolo.

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