Dietro le sbarre

Articolo inizialmente pubblicato su www.ilmentalismo.net

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Se scopri un metodo per vincere al gioco e far saltare il banco sappi che viene considerato un metodo illegale…

Il banco vince sempre e i giocatori sono semplicemente polli da spennare. La casualità crea illusioni e storie da raccontare: tantissimi sfortunati e pochi fortunati (Nassim Nicholas Taleb in best seller come Giocati dal caso o Il cigno nero li definisce “idioti fortunati” dal momento che confondono la bravura con la fortuna).

C’è chi non ha accettato tutto questo e ha iniziato a barare ma, al contrario, c’è stato anche chi ha scoperto delle falle nel sistema: roulette non perfette di natura, dadi che per necessità di cose hanno lati più pesanti di altri. Piccole imperfezioni anche dovute al caso che, se ben studiate, portano le probabilità a proprio vantaggio. I casinò conoscono bene il problema e puntano alla perfezione nella costruzione dei propri attrezzi.

C’è anche chi conta le carte durante il gioco sfruttando la composizione dei mazzi, formati da 52 carte divise in quattro semi. A blackjack è vietato, nel poker invece certi calcoli si possono fare ma senza potersi avvalere dell’ausilio di apparecchi elettronici come calcolatrici, pc o smartphone. Per non parlare di altri metodi per barare, basati sulla manipolazione o sulla presenza di compari che, mediante piccoli gesti, segnalano le carte ai “soci”.

Recentemente, ho creato un’app per vincere a telesina che, per chi non lo sapesse, è quella variante del poker dove solo una carta è distribuita a dorso in alto, mentre le altre quattro sono scoperte. Ebbene, mediante calcoli matematici che necessitano la potenza di un octacore, tale applicazione è in grado di rivelare la carta coperta degli avversari, offrendo un vantaggio enorme a chi ne fa uso.

Ho quindi scoperto una falla nel sistema e per tale motivo sono finito dietro le sbarre.

Sono in galera per colpa mia e a causa di uno smartphone: un apparecchio magico che non serve solo per telefonare, ma anche per orientarsi, misurare e prendere decisioni.

In ogni caso, per chi non l’avesse già capito si tratta in realtà di un’illusione basata su principi matematici e sulla capacità di presentazione dell’esecutore. Il principio si basa su quello che già anni fa usò John Mendoza, modificando una vecchia calcolatrice (vedi poker machine)

Tuttavia, avendo a che fare con un prestigiatore qualcosa non torna: usa la sua calcolatrice per vincere a telesina o per proporre effetti magici con dietro un’illusione?

Mi posi questa domanda quando Gianfranco Preverino, prestigiatore e noto esperto di tecniche di bari (pubblicazioni di Gianfranco Preverino) mi contattò per chiedermi di riprodurre la Poker Machine di Mendoza sugli smartphone. Ero scettico riguardo il fatto di eseguire un effetto tramite un’app dove il metodo è alquanto complicato, anche se già semplificato a suo tempo da Mendoza con metodi logici e mnemonici.

Feci presente a Gianfranco tali dubbi, aggiungendo che se 20 anni fa poteva essere considerato accettabile l’uso di una calcolatrice, oggi ci si aspetta di tutto da uno smartphone, col rischio che il suo impiego in un gioco possa far diventare banale l’effetto agli occhi del pubblico, a meno che non sia ben contestualizzato, o addirittura nascondendo l’oggetto alla vista dei presenti.

Ma Gianfranco mi ha rassicurato, aveva già pensato a come risolvere tali problemi e aveva le idee chiare su come superare quel punto debole, collocandolo nella giusta ottica e con buone argomentazioni. Mi ricordo ciò che mi disse: «A me va bene l’app così come te l’ho chiesta perché non la presento all’interno di un effetto ad “atmosfera magica”, ma proprio come un’app studiata da un baro e fondata su parametri matematici che permettono di conoscere la carta coperta dell’avversario in una partita di telesina. Nella mia presentazione [prosegue Gianfranco] nemmeno io conosco i parametri di funzionamento, dico che è stata inventata da un baro che conoscevo e che ora è in galera! In tal modo anche l’oggetto diventa giustificabile e non pretendo di creare una magia alla quale il pubblico non crederebbe».

E così, in questo caso nella realtà parallela delle illusioni permane il principio per cui conoscere un metodo vincente è illegale, ed è per questo che in quella presentazione (e solo lì… per adesso) sono finito in prigione.

Questo è solo un esempio per ribadire un concetto: dobbiamo creare sempre un forte contesto nella presentazione dei nostri effetti. Anche al costo di finire dietro le sbarre, se ne vale la pena

Per questioni di copyright e di sicurezza l’app in questione non è pubblicata in rete ma è disponibile in esclusivo utilizzo personale a Gianfranco che me l’ha commissionata.

Pierfrancesco Panunzi
pierfra71@gmail.com

Articolo inizialmente pubblicato su www.ilmentalismo.net

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