Silvan, eterna icona pop che incanta e commuove

Standing ovation al Goldoni per l’illusionista veneziano

VENEZIA Dal vocabolario della Treccani. Icona: Figura o personaggio emblematici di un’epoca, di un genere, di un ambiente. Non è un caso quindi se una signora, ad un certo punto dello spettacolo, si affaccia dal palchetto e gli urla: «Sei un mito». Sì, perché Aldo Savoldello in arte Silvan è proprio questo, un mito moderno, un’icona pop, una delle ultime rimaste nel mondo dello spettacolo italiano assieme a Moira Orfei e pochissimi altri. E per celebrarlo, sabato e domenica scorsi al Goldoni di Venezia sono giunti a centinaia, riempiendo il teatro come poche volte di recente.

Tutti in fila e pronti al battimani per assistere a uno spettacolo di magia ma anche semplicemente per essere testimoni in platea di un’icona sul palco. Uno che, va detto senza paura di retorica, ha fatto la storia dello show business italiano quando ancora non si chiamava così, fissando nelle nostre memorie la sua immagine, sempre quella e perciò iconica: i capelli color mogano, le mani nell’aria, la postura di tre quarti e, chiaramente, quel sorriso timbrato sul volto. Lo spettacolo è stato qualcosa di più del consueto spettacolo: «Di solito lo faccio durare un’ora e mezza ma per Venezia, la mia città, ho voluto renderlo ancora più corposo». Due ore e mezza con intervallo per la gioia dei «concittadini» e dei numerosi amici e parenti: nipoti e cugini arrivati dai vari sestieri della città e rimasti a bocca aperta di fronte alle sue prodezze.

Il repertorio è quello classico, dentro il quale però la regia del figlio Stefano ha voluto inserire intarsi di innovazione. Largo spazio alle mitiche vallette affettate, tagliate, ristrette, allungate e addirittura scomposte (con la testa a metri di distanza), e poi via con levitazioni, sedute medianiche con bicchieri che si spaccano, trasmigrazioni molecolari e gli immancabili giochi di carte che hanno confermato una straordinaria abilità minimamente offuscata dal trascorrere delle stagioni. Tanto che qualcuno tra gli spettatori di platea, si è lasciato sfuggire dalle labbra un aggettivo che con la magia, in teoria non dovrebbe avere nulla a che fare: commovente. La stessa emozione che abbiamo letto sul volto di Silvan, al termine dello show, davanti a un teatro in piedi per una standing ovation riservata al concittadino illustre. Emozione che lui, il mago dei maghi, ha trattenuto a stento pronunciando più e più volte «Grazie Venezia». Quasi una frase liberatoria, per non cedere alla minima lacrima, perché la magia, come dice, è divertissement: Sim Salabim.

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