Magico Silvan, il ritorno a Venezia

Magico Silvan, il ritorno a Venezia
Sabato e domenica evento speciale al Teatro Goldoni. «Taglierò le donne a fettine, le farò lievitare, effettuerò esperimenti di lettura del pensiero»

«Non sono un mago, non faccio il mago, io sono il mago». Lo dice senza alcuna traccia di superbia, Silvan, consapevole che i suoi 50 anni di carriera, il curriculum alle spalle e una passione ancora vivissima per quest’arte, possano solo confermare la sua definizione. Proprio il Mago Silvan, al secolo Aldo Savoldello, tornerà nella sua Venezia sabato sera (ore 20.30) e domenica (ore 16) per un doppio appuntamento al teatro Goldoni con un evento speciale: «Silvan, la grande magia».

Si emoziona ancora nell’esibirsi nella sua città natale? «Sono veneziano purosangue dal 1548. Qui ho ancora i fratelli e la mia casa. I miei primi numeri di magia li ho fatti proprio all’oratorio. Tornare a Venezia è tornare alla mia infanzia, mi commuovo tutte le volte che lo faccio. È una città che ho sempre amato visceralmente, quando vengo mi camuffo un po’ per poter stare solo con me stesso e la città».

Ci racconta lo spettacolo «La grande magia»? «È una produzione itinerante che vede dieci persone sul palcoscenico. Sarà uno spettacolo di due ore con grandi illusioni, taglierò le donne a fettine, le farò lievitare, effettuerò esperimenti di lettura del pensiero, ci saranno sedute medianiche e si entrerà anche nel mondo magico egizio dove ripresenterò un gioco che risale a 4500 anni fa. Il tutto con un piglio sempre moderno e con l’umiltà di dire: signori siamo qui per divertire».

L’ultimo riconoscimento che ha ottenuto, «The Masters Fellowship Award», è il massimo a cui un mago può ambire, equivalente al Nobel della Magia. «Certamente è una grande soddisfazione, superiore alle mie aspettative. Sono cinquan t’anni che svolgo questa attività che, non dimentichiamo, è un arte. È un tributo, un riconoscimento all’Italia: ha un sapore unico per un veneziano come me che ha cominciato dal primo gradino della scala».

Quanta fatica c’è nell’essere il migliore nel proprio campo? «C’è ancora tanto di imparare. Non passa giorno che non scriva o mi eserciti. La magia la sento profondamente dentro di me; non sono un dimostratore di giochi di prestigio, cerco di stupire, entusiasmare il pubblico, toccare le corde del cuore. Dare qualche cosa in più. Arrivare qui mi è costato molta fatica, ma ho avuto costanza e sopratutto tanta passione».

È anche socio benemerito del Cicap. Vista la sua esperienza, il paranormale esiste o è solo illusione? «Penso che al 99,99 per cento il paranormale non esista. Fino ad oggi, scientificamente parlando, non è stato provato niente: ho sempre scoperto il trucco. Poi c’è qualche cosa che ancora non siamo arrivati a percepire, ed è per questo che è meglio lasciare una fessura molto piccola di una finestra aperta a tutto quello che rappresenta il paranormale».

Quale consiglio ai giovani maghi? «Prima di tutto ci vuole la passione, il resto deve venire dopo: se si ha il talento si viene premiati, ma non si può pretendere tutto all’inizio. Non ci si deve fermare, bisogna continuare sempre a studiare. Non bisogna limitarsi ai video su YouTube, sono dei falsi, sono filmati realizzati in post produzione, quella non è magia: è barare ».

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