Recensione “Asylum” di Antonio Argus

Dopo aver assistito alla performance dell’amico Antonio Argus in “Wondermind“, non ho perso l’occasione di andare al teatro Murialdo per vederlo in azione con la sua creatura più cupa: “Asylum“.

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Fin dal momento in cui la tenda del sipario si scosta è chiaro che la situazione è seria. Un suggestivo gioco di luci, voci fuori campo, musica di tensione e poi…la figura di Argus emerge dalle tenebre con un monologo sulla follia.

Perché sarà quello, la follia, a farla da padrone per tutto lo spettacolo; come si può intuire dal titolo Asylum parla di un ospedale psichiatrico, un luogo abbandonato dalle cui ceneri risorgono, ad ogni replica, le storie dei pazzi che lo hanno abitato.

Senza indugi la storia si dipana tra racconti di assassini, stupratori, soldati sanguinari. E accanto ai drammi della narrazione Antonio porta in scena le capacità di questi oscuri figuri, e sì, perché oltre che essere pazienti criminali di un misterioso ospedale psichiatrico, i vari protagonisti dei racconti hanno dimostrato di possedere facoltà soprannaturali.

Quello che ho detto su Wondermind lo ribadisco e lo amplifico ancor più in Asylum: Antonio conosce il teatro, è un ottimo narratore, ed è in grado di trasportarci attraverso queste atmosfere senza però essere mai troppo pesante, anzi, ogni volta che uno spettatore viene coinvolto sul palcoscenico, la showmanship e il garbo di Antonio, per metterlo a suo agio, la fanno da padrone.

Uno spettacolo indubbiamente più impegnativo, adatto ad un pubblico adulto, più particolare e teatrale rispetto a Wondermind, passato sotto vari maneggi; l’ultimo di Davide Calabrese, che ha ridotto ancor più all’essenziale il testo e gli effetti. Consigliato a chiunque non solo ami il mistero e il mentalismo, ma a tutti quelli che cercano una buona storia, uno spettacolo teatrale di livello, e che siano pronti ad essere stupiti nel profondo.

La cosa che più mi ha colpito è stato il finale ****ATTENZIONE SEGUE SPOILER***** uno spettacolare numero di Question and Answer (per chi non dovesse conoscerlo lo descrivo in pochissime parole: il performer risponde a delle domande pensate dagli spettatori). Non avevo mai visto eseguirlo dal vivo e mi ha stupito la reazione del pubblico, sbigottito ed entusiasta, non credevo potesse funzionare su un pubblico “moderno”.

Antonio Argus ha dimostrato ancora una volta la passione e la dedizione che mette nel suo lavoro, se Asylum è in cartellone nelle vostre città andatelo a vedere, se non lo è scrivete ai teatri di metterlo al più presto.

 

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