Luca Bono e Arturo Brachetti: Torino è magica

luca bono

L’avete forse visto sabato su Rai1, durante il nuovo programma di Carlo Conti “Si può fare”. Luca Bono è una giovane promessa della prestigiazione. Uno che è cresciuto a pane e Arturo Brachetti, e che sta studiando per fare ancora di meglio del suo maestro, in contesti internazionali, magari.
Il nostro impavido Gabriele Ferraris, qualche mese fa, è andato a fare quattro chiacchiere (e qualche gioco di prestigio), in compagnia di questi due grandi “maghi”, che hanno il merito di rendere Torino una città così “di prestigio”.

«Un giornalista deve farsi in quattro al servizio dei suoi lettori», mi ripeteva un anziano collega al tempo della mia baldanzosa gioventù. «Vorrei che mi vedesse adesso», penso, mentre Arturo Brachetti e Luca Bono mi sezionano. Sono chiuso nel cassone della “Zig Zag Girl”. Nel caso specifico, parlerei piuttosto di “Zig Zag Reporter”, dato che dentro al cassone non c’è una ragazza, bensì il vostro cronista. Diviso in tre pezzi. Rassicuratevi: c’è il trucco. «C’è sempre il trucco – mi dice Brachetti. – La magia è sempre un fenomeno fisico. Anche quando vogliono farti credere che c’è qualcosa di paranormale». In effetti, non sono realmente diviso in tre parti. E chiuso nel cassone ho pure capito il trucco. Però non ve lo spiego. Il trucco non si spiega mai. Anche se è un vecchio trucco, come la “Zig Zag Girl”. Questione di serietà. Noi assistenti dei maghi – pure se occasionali – abbiamo un codice d’onore preciso. Mentre mi seziona, Brachetti spiega: «Questo numero oggi non stupisce più di tanto. Ma quando venne inventato, da un inglese, faceva sensazione. Il primo a presentarlo in Italia fu Silvan, nel 1963, in televisione a Canzonissima. Finì sulle prime pagine dei giornali. La leggenda tramanda che fu Raffaella Carrà a essere sezionata: in realtà era un’altra signorina della tivù, ma è più bello credere che fosse davvero la grande Raffa».

Arturo Brachetti e Luca Bono: maestro e allievo. Due torinesi – torinesi di provincia, il primo di Corio Canavese, l’altro di Pino – che incantano il mondo. Brachetti lo conoscete tutti, immagino. Il nuovo Fregoli, il trasformista più celebre, più bravo, più amato. Una stella transatlantica, acclamato in Europa e in America. In Francia, poi, stravedono per lui. I francesi stravedono sempre per i nostri artisti migliori. Da Paolo Conte a Leonardo da Vinci. Ed essendo francesi cercano di impossessarsene. In attesa di rivelare che in realtà Arthur Brascettì è nato a Plainville-sur-Mer, l’hanno voluto come giudice a “The Best”, il talent più figo di TF1, come dire la Rai1 francese. Quanto a Luca, beh, Luca è uno che va veloce: scopre i giochi di prestigio a 14 anni, per svagarsi durante una convalescenza. A 17 anni vince il campionato italiano di illusionismo. Impara in fretta. E in fretta decolla: a 18 è in tournée con Brachetti, il suo talent scout; a 19 disputa i campionati del mondo; a 20 vince il Mandrake d’Or, l’Oscar degli illusionisti; e adesso, che di anni ne ha 21, va in tour in Canada e Francia e resto d’Europa; e per aprile Brachetti lo ha arruolato nel suo nuovo spettacolo, che girerà anche in Italia.

Incontrarci è stata un’impresa. Luca e Arturo sono appena rientrati da Parigi. Per tre mesi hanno imballato il Théâtre du Gymnase, repliche su repliche, sempre sold out. Non li volevano più mollare, i parigini. Io, intanto, friggevo. Volevo scrivere questo servizio per ExtraTorino, incontrare Arturo e Luca per parlare del progetto più bello e difficile che si aggiri per la città: il Museo della Magia. Finalmente, a fine gennaio Arturo, Luca e i loro compagni di palcoscenico (compresi altri due talenti torinesi, il duo Luca&Tino) sono riusciti a eludere la vigilanza dei parigini e a tornare a casa, inseguiti dai tweet dei parigini che li reclamano indietro. Così eccoci qui, in uno scantinato di via Santa Chiara 23, nella sede del Circolo Amici della Magia. Vi dico l’indirizzo non soltanto a beneficio di chi volesse andare a curiosare (organizzano anche dei corsi per aspiranti maghi – e il primo che fa una battuta su Hogwarts è squalificato), ma anche perché spesso gli indirizzi sono conseguenza delle cose: siamo a un passo da piazza Statuto, uno dei vertici del triangolo della magia, e nella parallela via San Domenico c’è il Museo della Sindone. Insomma, tout se tient.

Quando incontro Brachetti e Bono quasi non li riconosco, in abiti borghesi. Be’, Arturo sì, con quel ricciolo sulla cocuzza, a forma di Mole Antonelliana. Ma Luca, in jeans e bomber come qualsiasi giovanotto intorno ai vent’anni, ci metto un po’ a inquadrarlo. L’ho sempre visto in uniforme da mago: frac e colombe. Lui con le colombe fa numeri straordinari. Ma sono straordinari anche i suoi viaggi all’estero con le colombe al seguito. Ci avete mai pensato? Cioè, mica puoi fare le magie con la prima colomba che passa. I maghi hanno le loro colombe personali. Addestrate. E se le portano dietro anche in tournée. Con una serie di problemi non marginali. Esportare colombe talora è complicato. Molto più complicato che ficcare in valigia qualche mazzo di carte o un po’ di foulard. «Però i numeri con le colombe sono i più belli», mi dice Luca. Io vorrei raccontarvi le avventure di Luca, suo papà e sua mamma contrabbandieri di colombe in Inghilterra: non lo faccio per non attirare l’attenzione dell’Interpol. E poi andremmo un po’ fuori tema: questo è un articolo sul futuro Museo della Magia, e adesso ci arriviamo.

Comunque siamo qui, io sezionato in tre e loro che mi descrivono gli straordinari cimeli che s’accumulano nelle stanze del Circolo, ne ricoprono le pareti, ne colonizzano ogni angolo: manifesti, attrezzi di scena, libri antichi, costumi, stampe. In effetti c’è da riempire un museo. Ci sono pure le spade per il numero della ragazza infilzata. «Vuoi provarlo? È facile», mi propone Luca. Luca è un ragazzo gentile e bene educato. Ma io declino il cortese invito. Per oggi ho già dato. E c’è un limite a tutto, anche al sacrificio in nome della professione.
Ad ogni modo: il materiale per un museo c’è. E ci sono le idee. Brachetti non è soltanto il trasformista più famoso del mondo. È anche un regista teatrale, e ha ben chiaro come sarebbe il “suo” Museo della Magia: «Un allestimento spettacolarizzato, che coinvolga i visitatori – mi dice. – Gli oggetti di per sé sono interessanti, ma è un po’ come il Museo del Cinema: la gente non si emoziona se vede la sceneggiatura o il manifesto di un film, però se li fai entrare nella bara di Dracula, o li immergi nei giochi ottici, be’, è un’altra storia». In effetti, penso, io mi sono divertito a farmi tagliare in tre.

Sono anni che Brachetti si danna inseguendo il sogno del Museo della Magia. Ha parlato con tutti, dal sindaco in giù. «E tutti sono interessati», mi dice. Allora perché il Museo non si fa? «Per ogni magia ci vuole il trucco. Qui il trucco sono i soldi». Che non ci sono. E questo lo sapevamo. O meglio: i soldi ci sarebbero, ma non a Torino. «Ogni tanto ricevo delle proposte, soprattutto dall’estero. Città che vorrebbero creare un museo della magia, perché pensano che sarebbe una forte attrattiva turistica. Ma io sono torinese, e vorrei farlo qui». Capisco l’orgoglio di campanile. Però uno va dove può realizzare i propri sogni, no? «No», taglia corto Brachetti. Siamo seduti nel teatrino del Circolo. Il teatrino dove si esibiscono i soci. Gente insospettabile, che di giorno fa i mestieri più disparati (si va dall’affermato chirurgo al pescivendolo di Porta Palazzo che in arte si fa chiamare, manco a dirlo, Mister Fish) e la sera si diverte a materializzare conigli e piegare cucchiaini. A rischio di farmi trasformare in leprotto, insisto con l’Arturo: Torino ha già tanti musei, stentiamo a tenere aperti quelli che ci sono, perché mai incaponirsi per farne un altro? «Perché Torino è la città magica. Scusa tanto: a Torino è nato il cinema, e giustamente abbiamo il più bel Museo del Cinema al mondo. È nata l’automobile, e abbiamo uno straordinario Museo dell’Auto. C’è la Juventus, e abbiamo il Museo della Juventus. Tutti musei che attirano turisti. All’estero Torino è famosa anche come città magica: immagino che un Museo della Magia a Torino funzionerebbe. Ha un senso, no?».

Ha un senso. E quanto costerebbe, questa magia? «Con cinque milioni si farebbero grandi cose. Oh, è un sacco di soldi, lo so. Però, se lo consideri un investimento, penso che renderebbero bene». Ne convengo. Detesto sembrare partigiano, ma quando ci vuole, ci vuole. Avessi cinque milioni che mi ballano in tasca, io ci proverei. O forse no. Non ho la mentalità da imprenditore. Comunque, se dovessi investire cinque milioni in un Museo della Magia, vorrei poter contare sul nome di Arturo Brachetti. Sarebbe come avere Spielberg direttore del Museo del Cinema. Fa un certo effetto, come biglietto da visita. A Torino magari non lo sanno, chi è Arturo Brachetti. In compenso lo sanno benissimo nel resto del mondo. E questo, ne converrete, aiuterebbe dal punto di vista dell’appeal turistico. Per l’appunto a Parigi un paio di mesi fa hanno messo la sua statua di cera al Museo Grévin; e “Le Monde” gli ha dedicato un servizio in prima pagina. Mica pizza e fichi. Vi dico ancora questo: a Brachetti sono arrivate tante offerte per aprire una scuola di magia e trasformismo, ma lui ha sempre rifiutato. Anche questo preferirebbe farlo a Torino. A casa sua. Capito? La stella transatlantica è un bogianen. Raccoglie applausi globali, ma vorrebbe dare qualcosa alla sua città. Mentalità deliziosamente naif. E, come da copione, la sua città fa finta di niente. Mentalità deliziosamente torinese. Però Brachetti è tenace. Gli hanno proposto una sede, un ex asilo in corso Casale: «Purtroppo lì mancano gli spazi per un museo come lo immagino», dice. C’è un’altra ipotesi: la “no man’s land” dell’ex Buon Pastore, tra corso Principe Eugenio e il Rondò della Forca. Uno stabile mal ridotto ma suggestivo, un’area verde da recuperare, persino un teatrino. Sempre a due passi da piazza Statuto, per restare in zona magica. Arturo me ne parla. «Sarebbe la location ideale, ci starebbero la parte espositiva, i laboratori, una sala per le conferenze, un palco per gli spettacoli. Avremmo un vero parco tematico sulla magia. Qualcosa di unico al mondo. Non pensi che arriverebbero i turisti? Io sono convinto di sì». Lo ascolto senza obiettare. Secondo me, il Comune di Torino su quell’area preferirebbe fare cassa, altro che metterci il Museo della Magia. Ma sto zitto. Non si interrompe un’emozione.

Fonte http://extratorino.it/luca-bono-e-arturo-brachetti-torino-e-magica/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.