Herbert Levin e Werner Reich, sopravvissuti ad Auschwitz grazie alla magia

La storia del “Mago di Auschwitz” e del suo compagno di prigionia. Scampati alla morte nel lager nazista grazie alla loro abilità nei giochi di prestigio

In un luogo assurdo come era Auschwitz-Birkenau 72 anni fa, forse la cosa meno strana che potesse capitare era uscirne vivi grazie alla magia. Il Grande Nivelli ci riuscì. Ecco la storia del “Mago di Auschwitz” Herbert Levin, detto “Nivelli”, e del suo compagno di prigionia, Werner Reich, chiamato allora 1828, dal numero tatuato sull’avambraccio sinistro.

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Urlano, dicono di svegliarsi. Werner ha paura. Nel pieno della notte, delle SS hanno fatto irruzione nella loro baracca e ora sono in piedi davanti alla sua cuccetta. Non passa molto prima che Werner capisca che non cercano lui, ma Levin, l’uomo che gli è steso accanto. Vogliono i trucchi, i trucchi dicono, i trucchi di magia. Un mazzo sporco di vecchie carte passa dalle mani delle Schutzstaffeln a quelle di Levin, che si tira su e, ricacciando nella mente il ricordo della moglie e del figlio scomparsi nelle docce, inizia a far sparire e ricomparire le carte tra le dita, improvvisamente agili e… magiche. Le SS ridono, ne vogliono ancora. Con una corda, Levin mostra altri giochi di prestigio, va avanti fino a che quelli gradiscono.

Non era sfuggito alle guardie che quell’uomo alto e dai capelli chiari, altri non era che il famoso mago Levin, attrazione dei migliori teatri tedeschi fino a qualche anno prima. Nato nel 1906 a Berlino, Herbert Levin si era appassionato presto di magia, sulla scia dei grandi illusionisti che lo avevano preceduto in Germania: Alois Kassner, Wiljalba Frikell, Max Auzinger, per citarne alcuni. Come molti altri, oltre a esibirsi, aveva un negozio di oggetti di magia. Ma le leggi razziali lo obbligarono a chiudere e a cercare riparo in Cecoslovacchia. Il resto lo sappiamo: Terezin e poi Auschwitz-Birkenau. Dove scoprì, nel mezzo della notte, le carte tra le mani, di possedere un lasciapassare per la sopravvivenza. Finché li avesse intrattenuti, non sarebbe stato ucciso.

“Lui – ricorda Werner – mi ha introdotto ai miei primi trucchi con le carte. I tedeschi sapevano che era un grande mago e quindi gli fecero avere un mazzo sporco di carte. Si esercitava nella baracca e presentava i trucchi ai tedeschi, gliene insegnò pure. I nazisti impararono da lui. Era intrattenimento. Ma la cosa strana è che gli salvò la vita”. E per un po’ la salvò anche a lui. Levin gli insegnò i giochi di prestigio e nessuno dei due fu mai mandato nelle camere a gas.

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Finita la guerra, Levin torna a Berlino, gli ci vogliono sei mesi per tornare in salute e alla magia. Nel 1947 è al Schiffbauerdamm Theater di Berlino. Indossa un costume da Arlecchino, colorato e pieno di lustrini. Il suo spettacolo si chiama “Lacrime e risate”, come quelle che hanno segnato la sua vita. Nello stesso anno dice addio alla Germania. Sceglie New York, dove presto si risposa. Lottie, anche lei tedesca, diventerà la sua compagna di palcoscenico. The Nivellis, si chiamano. Una foto li ritrae insieme vestiti di nero. Lei regge un coniglio bianco, lui un teschio con la bocca spalancata e una bacchetta nera dalla punta bianca. Ha lo sguardo malinconico. La sua ultima performance, a Lancaster, in Pennsylvania, avviene il 1° maggio 1977, davanti a 1500 persone. Abbastanza per uscire di scena. Levin muore due giorni dopo.

Dalla stessa parte dell’Oceano, Werner, ormai fattosi uomo, quel giorno sta leggendo i necrologi. I loro destini sembrano intrecciati da una magia invisibile. Werner Reich vive a Long Island con la moglie Eva, salvata anni prima da Sir Nicholas Winton, lo Schindler britannico, e insieme ai loro due figli. “Nel necrologio parlavano del Grande Mago Nivelli. E citavano il suo numero di tatuaggio ad Auschwitz. Pensai: “O mio Dio, è lui, è proprio lui”. Il numero di Levin era A1676, il mio era A1828” ricorda Werner, che non conosceva il nome d’arte ‘Nivelli’, ribaltamento del cognome Levin.

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“The Magician of Auschwitz”, parla l’autrice di un libro per bambini

Kathy Kacer, 61 anni, è una scrittrice di libri per bambini e ragazzi di Toronto, Canada. Figlia di due ebrei slovacchi scampati all’Olocausto, si dedica solo a libri sull’argomento. “I miei genitori – racconta a l’Espresso – sono sempre stati apertissimi nel raccontarmi le loro esperienze in guerra. Sono cresciuta sentendomi orgogliosa del loro coraggio e appassionata di questa parte di Storia”. Nel 2014 è uscito il suo libro illustrato “The Magician of Auschwitz” (al momento disponibile solo in inglese), storia del Grande Nivelli vista con gli occhi di Werner, ragazzino imprigionato ad Auschwitz. “Ho incontrato Werner a New York per intervistarlo. Werner crede che la magia imparata da Nivelli gli abbia salvato la vita. Vide la magia come un dono, ricevuto in un posto dove non c’erano doni. Credo che fosse questa la vera magia” conclude.

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