Cosa sono le tavolette Ouija e perché non c’entrano gli spiriti

Ouija

Il film Ouija sta rilanciando l’omonima tavoletta per comunicare con gli spiriti: ecco com’è nata e come funziona l’illusione

Secondo i dati raccolti da Google tra i giochi più venduti della stagione ci saranno le tavolette Ouija. Molti potrebbero addirittura trovarne una sotto l’albero di Natale e quindi chissà, tra i classici giochi di società delle feste potrebbe esserci persino qualche seduta spiritica

Tutta colpa del film dell’orrore Ouija, che ha tra i finanziatori il colosso dei giocattoli Hasbro (lo stesso dei Transformers, per intenderci) che dal 1991 detiene il marchio registrato delle Ouija e, naturalmente, ne è uno dei maggiori produttori.

Il film è uscito nelle sale anglosassoni questo Halloween, mentre noi lo vedremo a gennaio. Le critiche non sono state generose, ma evidentemente molti teenagers si sono entusiasmati e ora stanno investendo le loro paghette in uno dei più noti gadget legati al paranormale. Non si sono fatte attendere le grida d’allarme della Chiesa: il reverendo inglese Peter Irwin-Clark, intervistato dal famigerato tabloid Daily Mail, ha messo in guardia le famiglie che usare le Ouija è come “aprire le porte dell’anima di qualcuno e farvi penetrare il soprannaturale”.

Vale la pena spiegare la storia della tavolette e perché i timori del religioso non sono giustificati.

Questione di business

La tavoletta Ouija è nata alla fine dell’Ottocento in Usa grazie al fiuto per gli affari di alcuni imprenditori. Lo spiritismo a quel tempo dilagava e per mettersi in contatto coi defunti alcuni medium usavano delle tavolette con incise lettere e numeri su cui bisognava far scivolare un puntatore in modo da formare delle parole. Il primo brevetto della storia è del 1891, rilasciato a nome dell’avvocato e inventore Elijah J. Bond e è poco dopo la tavoletta entrava in produzione grazie alla Kennerd Novelty Company. Dai documenti storici sembra che la cognata di Bond, sedicente medium, avrebbe chiesto alla tavoletta come voleva essere chiamata, ma nessuno dei creatori aveva particolari interessi nello spiritismo oltre quelli di natura commerciale.

Oltre 120 anni di successo

Da allora le tavolette Ouija continuano a fare arricchire chi le commercia, anche se l’andamento delle vendite non è costante. Per esempio sono state molto popolari all’uscita dagli orrori della Prima Guerra Mondiali, quando in tutto il mondo c’è stato un ritorno al soprannaturale come forma di conforto. Moltissimi però le utilizzavano anche per la funzione con la quale erano stato brevettato: un gioco, non tanto diverso come principio dalla celebre Magic 8 Ball (anche questa ispirata dagli spiritisti e poi brevettata e commercializzata, questa volta da Mattel).

Sul grande schermo le Ouija hanno debuttato nel lontano 1919, nel film commedia Quando le nuvole volano via, mentre probabilmente sono diventate un’icona dell’horror dopo L’Esorcista (1973). Attualmente Imdb indicizza con la parola chiave “Ouija board” oltre 150 titoli tra cinema e televisione.

Come funziona?

Sulla tavoletta sono incisi l’alfabeto, i numeri da 0 a 9, le parole “sì“, “no” e “addio“. Quando le persone poggiano le dita sul puntatore, questo comincerà a muoversi verso le lettere e formare parole. Chiunque abbia avuto a che fare con una tavoletta Ouija può raccontare che l’effetto può essere stupefacente: la tavoletta sembra produrre davvero delle risposte in modo indipendente dalla volontà dei giocatori. Vengono forse dagli spiriti o da qualche altra entità soprannaturale? Per rispondere bisogna osservare il funzionamento in condizioni di controllo.

Se, per esempio, bendiamo gli utilizzatori della Ouija, i messaggi della tavoletta, prima cristallini, diventano del tutto incomprensibili: possibile che basti questo a fermare uno spirito chiacchierino?

Rimane però il fatto che ci sono persone che affermano categoricamente di non spostare il puntatore volontariamente, e solo una piccola parte di queste è davvero in malafede. Da tempo sappiamo che nostri movimenti possono essere, in maniera del tutto inconsapevole, guidati dalle nostre aspettative o da quello a cui stiamo pensando. Il primo a descrivere scientificamente questo fenomeno fu il chimico Michel-Eugène Chevreul, che nella prima metà dell’Ottocento condusse una serie di esperimenti che demolivano il pendolino magico, ancora oggi usato da parecchi ciarlatani: se lo scienziato veniva bendato, il pendolino non si muoveva come faceva prima. I movimenti ideomotori, come sono poi stati chiamati, sono alla base di tanti fenomeni attribuiti al soprannaturale, dalla rabdomanzia alla scrittura automatica.

Nessun pericolo quindi, se mai ci fosse bisogno di dirlo, che a Natale qualche adolescente spalanchi le porte dell’Inferno con un giocattolo, mentre è al solito un po’ preoccupante la mancanza di strumenti critici che dimostrano certi adulti: secondo la giornalista Patricia Murphy dell’Irish Independent: “Anche se per la scienza i fantasmi probabilmente non esistono, non riesco a immaginare perché si dovrebbero volontariamente fare impennare i livelli di attività paranormale nelle proprie vite, anche se il rischio è minimo. Non troverete mai una tavoletta Ouja sotto il mio albero di Natale“.

Fonte http://www.wired.it/scienza/2014/12/05/tavolette-ouija-perche-bufala/

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