Cesare Gabrielli, il mago che ipnotizzò il mondo

«A me gli occhi!». E il mago ipnotizzò il mondo

La straordinaria vita dell’illusionista pontederese Cesare Gabrielli. Ispirò Mann, De Filippo, Visconti, Buzzati, De Sica e D’Annunzio

di Michele Quirici

Spesso leggendo i libri si compiono incontri straordinari e inaspettati. Leggendo “Cronache Terrestri” di Dino Buzzati ci si imbatte in un capitolo dedicato ad un nostro concittadino: Cesare Gabrielli. Il grande scrittore nel suo “Gabrielli, vecchio fantasma” ci racconta della sua ricerca, del suo pellegrinare e del suo arrivo a Pontedera.

L’articolo era comparso per la prima volta il 3 settembre 1965 sul Corriere della Sera. «Chi ricorda Cesare Gabrielli, il famoso ipnotizzatore degli anni Venti? Dopo breve tempo, i suoi sguardi magnetici sono svaniti nel nulla del nulla? L’amico Ferdinando Giannesi, professore universitario di italiano e critico letterario, mi aveva detto: vieni a trovarmi a Buti dover sto d’estate con la famiglia, Pontedera è a due passi, vedrai che troveremo qualcuno che ha conosciuto Gabrielli e ce ne potrà parlare».

Così Buzzati inizia il suo viaggio e il primo che gli racconta dell’illusionista è proprio Giannesi, una volta giunto a Buti: «Io Gabrielli, l’ho visto da ragazzo che facevo la prima liceo. A un avanspettacolo a Pisa. Compariva sulla scena in frac e con in mano una frusta. A me gli occhi! Gridava al pubblico. Ah sì, ora mi ricordo era al Cinema teatro Umberto. Io ero in una delle prime file e si vede che la mia faccia gli dava sui nervi perché mi ha detto: vedo che lei non ci crede, però adesso faremo una prova. Con il gesso ha scritto qualcosa su una lavagna coperta da un panno nero, poi mi ha detto: pensi un numero di quattro cifre.

E io l’ho pensato, adesso naturalmente non mi ricordo più che numero fosse. L’ha pensato? Sì, l’ho pensato. Allora lui ha sollevato il panno e sulla lavagna stava scritto proprio il numero che avevo pensato. E sì che non un tipo facilmente suggestionabile». Buzzati arriva a Pontedera e le tracce di Gabrielli lo portano verso il giornalista Orazio Pettinelli che oltre alla data di nascita e di morte (Pontedera 1881, Firenze 1943) lo indirizza verso Quartiero Masi che incontra al bar della Borsa, all’omonimo (il bar era in via Silvio Pellico nei pressi del palazzo della Borsa). Il racconto di Masi è strepitoso: «Qui a Pontedera si sarà esibito cinque o sei volte a dir poco.

Cominciò come barbiere a Firenze». Iniziò dalla sua città per poi spiccare il volo e raccogliere grandi successi a Parigi, a Londra e in America. «Era di una magrezza impressionante». «Gabrielli, quando guardava qualcuno alla luce i suoi occhi avevano dei guizzi fosforescenti come hanno i gatti che sono animali notturni. E questo era il fluido magnetico». Di Gabrielli si è occupato anche un altro giornalista Tullio Kezich che nel 1994 sempre sul Corriere dedica al pontederese un bel ritratto. Dalle sue parole si scopre che ispirò Thomas Mann per il suo Mario e il mago che scrisse dopo averlo visto nel 1926 esibirsi al Grand Hotel di Forte dei Marmi e che Eduardo De Filippo ne fece una caricatura nel suo celebre “Sik Sik, l’artefice magico“ «dove l’espressione napoletana ‘sicco sicco’ (secco secco) era coniugata col sontuoso epiteto che al personaggio aveva donato D’Annunzio».

Dal 1927 al 1939 di lui si interessò anche la polizia fascista che curandone un fascicolo lo indicava come illusionista e socialista. Visconti scriverà un’opera teatrale ispirandosi al libro di Mann. La prima rappresentazione fu alla Scala di Milano il 25 febbraio 1956 facendo conoscere al grande pubblico il Mago Cipolla il personaggio che celava Gabrielli. L’elenco dei grandi che sono rimasti ipnotizzati dal nostro concittadino si conclude, per ora, con Vittorio De Sica che gli fece interpretare sé stesso nel suo «I bambini ci guardano» nel 1943, anno della sua morte. Tutti lo resero a loro modo immortale e sarebbe bello vedere nella sua città qualcosa che lo ricordi: un libro, un evento o uno spazio dedicato a lui.

I suoi esperimenti raccontati da Dino Buzzati

Giochi e prodigi nelle parole di Ferdinando Giannesi

di Michele Quirici

Il suo primo esperimento era questo, Gabrielli invitava gli spettatori a intrecciare le mani e a sollevarle sopra la testa, rovesciate ad arco. E quando la gente se ne stava così, lui diceva: adesso provate a staccarle. La maggior parte non ci riusciva per quanti sforzi facesse, il fatto è che c’era una percentuale di trucco perché in quella posizione le nocche delle dita si incastrano facilmente le une nelle altre. (…) Altri giochi che faceva erano questi.

Per esempio, chiamava sul palcoscenico vari spettatori e dopo averli ipnotizzati gli diceva: guardatemi, io sono una bella donna e adesso mi spoglio. Cominciava a spogliarsi e quelli spasimavano come tanti satiri con gli occhi così. Oppure gettava una sigaretta per terra e sfidava il pubblico ad alzarla e nessuno ci riusciva come se fosse stata inchiodata al pavimento. Oppure faceva sedere gli spettatori su una fila di sedie messe una dietro l’altra e diceva: adesso siete in treno, adesso il treno parte, adesso il treno corre a tutta velocità. E la gente si mette a dondolare la testa come si fa per gli scuotimenti del treno.

Poi lui diceva: attenzione, arriva un direttissimo dalla parte opposta, lo scontro è inevitabile, si salvi chi può. E la gente si metteva a urlare, a invocare aiuto, tutti impazziti dal terrore». Ad un certo punto Gabrielli con gli occhi bendati scese in platea: «Quando io vi passo accanto, ha detto, voi pensate a qualcosa e io ve lo dirò. Difatti diceva: lei signora terza fila sta pensando alla lettera ricevuta oggi da sua figlia, lei giovanotto sta pensando a un debito di tremila lire, lei signore calvo in settima fila sta pensando al suo bruciore di stomaco. Ed era tutto esatto. Mi ricordo che a un certo punto ha gridato: lei signore della decima fila con la cravatta marrone, si vergogni signore: queste cosacce non si pensano».

Dal sito de La Nazione https://www.lanazione.it/pontedera

Grazie all’amico Davide Allena per la segnalazione.

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