5 Domande: Marco Chi

Marco Chi, al secolo Marco Chiornio, classe 1982, ancora non ho avuto il piacere di vederlo in uno dei suo “Show Blitz”, per ora… il suo sito, molto aggiornato e funzionale, e’ http://marcochi.com/

CHI SONO: Marco Chi. Bugiardo professionista. Trickster urbano. Venditore di fumo.
CHE COSA FACCIO: «Magia che dà forti brividi lungo la schiena . Così “L’Uomo Vogue” ha definito quel che faccio.
MI SONO ESIBITO: Circolo Amici della Magia di Torino (2013, 2012 e 2011) ; Palco Oscenico (2012); G.S. Bosch (2011); Juventus Stadium (2011); TOHorror Film Fest (2011); Masters of Magic (Edizione 2011 ed edizione 2010); Brooks Brothers (Store di Milano – Maghi in vetrina – 2010); Città di Saint Vincent (2010); Teatro della Caduta (2010).

1) Come ti sei avvicinato alla prestigiazione?

Mi sono avvicinato alla magia come accade a tanti altri nell’era del web: ho visto su YouTube un video di David Blaine (Card Through Window), mi sono immaginato nell’atto di fare cose simili e, per poter imparare, ho iniziato la ricerca di tutorial in Rete. I primi erano evidentemente di bassa qualità: il genere di tutorial che la maggior parte dei prestigiatori disprezza perché rovinano l’Arte. E in un certo senso è proprio così, perché i video di questo tipo si limitano a spiegare un trucco senza offrire una prospettiva più ampia su ciò che è illusionismo. Ma hanno il pregio di portare un sacco di curiosi alla magia e mentirei se dicessi che ho iniziato diversamente.
Poi sono approdato al Corso Completo di Magia di Mark Wilson e la musica è cambiata totalmente.

2)Il momento che ricordi piu’ intensamente della tua esperienza da prestigiatore.

Difficile trovarne uno soltanto.
Il mio primo Close Up formale, organizzato dagli amici dell’associazione Quelli Del Botto, a Venaria Reale: occasione di mostrare ad un pubblico di sconosciuti quel che avevo imparato facendo pratica nella mia cameretta, e di vedere le reazioni nei loro occhi. La prima volta è sempre la migliore, no?
Poi l’esperienza al Gran Premio Victor Balli, nel 2010 a Saint-Vincent durante la convention Masters of Magic, con un numero dai toni scuri in cui mangiavo lamette da barba. Fino a quel momento non avevo mai avuto a disposizione un palco così grande… adrenalina pura!
Anche l’esperienza di Palco Oscenico, rassegna underground ai Murazzi di Torino, perché è stata la prima occasione che ho avuto di mescolare la magia con altre arti performative. E’ stato faticoso lavorare con attori di teatro, ballerini e musicisti, ma mi ha permesso di portare l’Illusione in un contesto in cui era poco nota e mi ha consentito di aprirmi a prospettive impensate.

3)Quali sono i personaggi che ti hanno influenzato di piu’ ed in che modo?

David Blaine (chissà se avrei mai incominciato senza di lui?); Wayne Houchin (il mio artista preferito, fonte di ispirazione pressoché quotidiana) e Benjamin Earl, (mi ricorda che tecnica e presentazione non sono necessariamente due elementi contrapposti, come spesso mi è capitato di sentir dire in giro); Fabrizio Boi (underground magician from Torino); Neil Gaiman, se valgono anche gli scrittori e non solo i prestigiatori (i suoi libri American Gods e I Figli di Anansi funzionano da ideale regolativo quando penso ai miei effetti: se la magia esistesse davvero, sarebbe come quella descritta nelle pagine di Mr. Gaiman).

4)Quale aspetto della nostra arte preferisci?

Avete due ore di tempo per leggere il primo paragrafo di questa risposta? No? Allora cerco di riassumere.
L’aspetto dell’Arte Magica che preferisco è la relazione interpersonale. Vengo da studi antropologici e il mio approccio alla magia segue questo filone: l’occasione di rendere estraneo il familiare che si costruisce nella negoziazione di significati. Per questo, tra le varie discipline/branche della magia quella che più mi ispira è la cenerentola di turno, ovvero il Close Up: perché offre performance meno mediate e riporta l’inatteso al quotidiano, specie se nel costruire le routine ci si prende la briga di pensare in modo organico.
Sempre per via del background antropologico (da Frazer a Lévi-Strauss a tutta la nuova generazione che ancora si interessa di magia, specie in contesti urbani) apprezzo gli effetti che si focalizzano sul tentativo dell’uomo di vincere la morte e su tutto l’immaginario che si portano dietro i concetti di “Freak Show” e “Side Show”.

5)Quali sono i tuoi progetti futuri?

Vale “Conquistare l’universo”?
Scherzi a parte, tre progetti dal più puntuale al più generale:
a. La pubblicazione di un tutorial su una Ace Cutting Routine che mi ha accompagnato negli ultimi anni di performance (quasi pronto!)
b. Rivedere il mio parlor act (spettacolo “da salotto”, ovvero quello che metto in scena per gruppi di 30 persone circa e che funziona molto bene nelle feste private) alla luce delle esperienze di cross-over con il teatro che ho avuto modo di affrontare in compagnia di attori professionisti della scena torinese
c. Continuare a curare il mio blog (http://marcochi.com/), per contribuire a diffondere la cultura magica anche tra i laymen italiani (ad un certo punto bisogna pur staccarsi dai tutorial di YouTube di cui sopra, no?).

Chiudo con un grazie a voi di Prestigiazione.it; un grazie a chi è arrivato a leggere fin qui e non si è stufato prima; un grazie a tutti quelli che, come me, amano la magia d’un amore un po’ folle ma molto, molto intenso.

4 pensieri riguardo “5 Domande: Marco Chi

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