5 Domande: Francesco Tesei

Francesco e’ il Mentalista di cui tutti parlano in Italia, i suoi sono veri prodigi che affascinano, incantano ed a volte spaventano, troppo potere per un uomo solo.

Musicista, artista, illusionista, regista e grafico, Francesco Tesei comincia molto presto a lavorare nel campo delle arti visive.
A 21 anni viene ingaggiato da una delle compagnie di crociere leader in Europa ed è, con il suo one-man show, l’artista più giovane dell’intera compagnia.
Dal 1991 lavora in tutto il mondo, visitando con il suo spettacolo oltre 30 paesi, per poi riavvicinarsi ai canali “ufficiali” della magia italiana aggiudicandosi premi e trofei in vari concorsi e manifestazioni nazionali con le sue performance di illusionismo.
Parallelamente alle sue esibizioni teatrali, dal 2003 comincia a collaborare con altri artisti, realizzando progetti come consulente creativo e regista.
A partire dal 2005 abbandona l’illusionismo di stampo classico per cominciare ad esplorare forme più “intime” di spettacolo. Approfondisce i suoi studi di “psicologia applicata all’entertainment”, intraprendendo un percorso di formazione presso il Milton Erickson Institute di Torino, collegato alla Milton Erickson Foundation e attraverso la Programmazione Neuro Linguistica (PNL) presso la NLP Italy.
Grazie al DVD “Mind Juggling” e alle sue apparizioni televisive, nel 2009 viene definito nelle pagine di “La magia della Mente” di Mariano Tomatis (libro che racconta la storia del mentalismo mondiale dal 1700 ad oggi) come uno dei mentalisti contemporanei più promettenti d’Italia.
Nel 2009 il suo tour teatrale e il DVD attirano la stampa nazionale, che comincia ad interessarsi del suo lavoro e nel 2010è ospite della trasmissione televisiva “Mistero” su Italia 1, dove viene introdotto al grande pubblico come “il mentalista più importante d’Italia”.
Nel 2011 è ospite di Paolo Bonolis come esperto di comunicazione per il programma Il Senso della vita (Canale 5), porta il suo show nei teatri di numerose città italiane, tra cui il teatro Derby di Milano e l’Ariston di Sanremo, e viene chiamato a chiudere la VIII edizione del Festival della Mente di Sarzana, con due spettacoli che realizzano un doppio sold-out. Francesco è il mentalista riconosciuto ufficialmente nel sito web italiano www.thementalist-italia.com, relativo all’omonima serie tv americana in onda su Sky e Italia 1.
Oggi Francesco si divide tra apparizioni televisive, spettacoli a teatro con il suo show “Mind Juggler” e interventi sul versante della comunicazione e della formazione.
Vive a Forlì con la sua compagna Nicole e due topi da laboratorio a cui sta insegnando a giocare a scacchi. Dal sito http://www.ilmentalista.com/

FT VP7H5532 cropped1) Come ti sei avvicinato alla prestigiazione?

Come ho raccontato nel mio libro (il potere è nella mente, ed. Rizzoli), il mio interesse verso l’illusionismo nacque da bambino grazie alle esibizioni televisive di Silvan e soprattutto grazie ad una delle sue famose “scatole” di giochi di prestigio, che i miei genitori mi regalarono quando avevo una decina d’anni.

2) Il momento che ricordi piu’ intensamente della tua esperienza da prestigiatore.

Direi la mia prima stagione a bordo di una nave da crociera. Avevo 21 anni, la mia partner 19, e realizzai che l’illusionismo era diventato il mio lavoro.

3) Quali sono i personaggi che ti hanno influenzato di piu’ ed in che modo?

Intorno ai 20 anni il personaggio a cui mi ispirai fu Dracula di Gary Oldman nel film di Francis F. Coppola. Credo di essere andato a vedere quel film al cinema 6 volte, l’ultima delle quali al termine di una registrazione per una emittente televisiva locale, ancora vestito e truccato da vampiro. Ricordo che la cassiera, dopo un attimo di spavento e stupore, mi fece entrare gratis!
Sapevo i dialoghi a memoria e avevo studiato anche l’accento “transilvano”. Da quel film presi il nome del mio personaggio: c’è un momento in cui Dracula si presenta a Mina, il suo amore segreto, come “il Principe di Szekely”. Presi a prestito quel titolo, che poco tempo dopo trasformai in “Prince Szekely”.

4) Quale aspetto della nostra arte preferisci?

Da un punto di vista narrativo, mi piace come la nostra arte possa raccontare storie diverse, personaggi eterogenei e stili originali, a seconda dell’artista. Inoltre, la magia gioca con simboli e archetipi molto potenti, e può essere metafora dei sogni più profondi dell’uomo. Purtroppo non tutti i maghi si rendono conto della potenza di questi simboli, e riducono le proprie esibizioni ad un livello superficiale ed infantile. È un’occasione sprecata, e a volte certe esibizioni risultano vuote, puerili, o addirittura veicolo di messaggi puramente egocentrici o addirittura violenti.

Da un punto di vista psicologico, l’illusionismo è l’arte di costruire eleganti relazioni di causa-effetto, tanto suggestive quanto irreali. Si tratta della messa in scena di un inganno mentale tipico dell’essere umano, e quindi la magia ci ricorda, in maniera spettacolare e piacevole, quanto la nostra mente sia in grado di ingannare se stessa.

5) Quali sono i tuoi progetti futuri?

Dopo oltre 15 anni trascorsi in giro per il mondo con le grandi illusioni, ho cercato di trasformare la mia passione originale per il Mentalismo in una professione che mi permettesse di lavorare (e vivere) in Italia. Per quanto mi piacesse viaggiare e visitare paesi lontani, ho sempre detto che non avrei voluto vivere tutta la mia vita confinato dentro una nave, e così a 36 anni mi sono rimesso in gioco, convinto di avere le esperienze per reinventarmi in un ambito un po’ diverso. Il libro “Il potere è nella mente” potrebbe essere sottotitolato “I miei primi 40 anni”… nel senso che ha segnato quello che io considero un “giro di boa” importante. Se Derren Brown è stato per me un modello, spero, nel mio piccolo, di aver contribuito a rendere fruibile per il pubblico italiano un certo tipo di Mentalismo. Quando un artista lavora bene non solo rende onore all’arte che rappresenta, ma anche i colleghi ci guadagnano in termini di ingaggi. Mi piace pensare che prima il mio dvd (Mind Juggling) e poi i miei tour teatrali siano stati tasselli utili a rendere popolare il Mentalismo contemporaneo nel nostro Paese, e a raccogliere i frutti di questo rinnovato interesse del pubblico e dei media non sono soltanto io, ma tutti i bravi mentalisti che lavorano in Italia. Ovviamente sono il primo a riconoscere che questi tasselli vanno collocati all’interno di un quadro più grande, che comprende anche serie tv di successo come The Mentalist e Lie to Me, oltre a film come The Prestige, The Illusionist, Red Lights e il recente Now you see me.

Il punto è che quando si lavora con passione, serietà e pazienza, con un po’ di fortuna si può essere premiati, e avere la possibilità di continuare ad esprimersi per un po’ di tempo. Più le basi sono solide e più questo arco di tempo sarà lungo, anche se credo sia importante tenere a mente che ogni cosa ha il suo corso: un inizio e anche una fine. Anche nel mondo del Mentalismo vedo personaggi che cercano scorciatoie, che bruciano le tappe senza rendersi conto di bruciare soltanto se stessi. Oggi viviamo senz’altro in quel mondo descritto da Andy Warhol, in cui “15 minuti di fama” non si negano a nessuno. Per questo credo che sia importante chiedersi presto quali siano i propri obiettivi e poi lavorare con pazienza e serietà per raggiungerli, valutando con attenzione le tentazioni di quelle macchine mediatiche alla ricerca di prodotti scadenti “usa e getta”, come ad esempio i Talent Show. Senz’altro sono, come si dice, un trampolino di lancio, ma prima di buttarsi è meglio controllare che nella piscina ci sia l’acqua…

Detto questo, tra i miei progetti futuri c’è un nuovo tour teatrale, che abbiamo dovuto posticipare a causa degli attuali impegni televisivi: a fine ottobre comincerà su SkyUno “Il Mentalista”, che andrà a sovrapporsi durante l’inverno con i miei show a teatro. Questo nuovo programma televisivo sicuramente mi concede la possibilità di dare una dimensione diversa al mio Mentalismo, portandolo fuori dallo spazio del palcoscenico. Da questo punto di vista è un’esperienza veramente interessante, dalla quale sto imparando molte cose, anche perché le persone fantastiche con cui collaboro hanno standard piuttosto elevati.
Comunque, per quanto la televisione possa apparire affascinante “da fuori”, la dimensione che preferisco è quella del teatro, degli spettacoli dal vivo, in cui c’è un rapporto diretto con il pubblico.
I prossimi mesi, in definitiva, mi vedranno diviso tra il lavoro per il programma tv e quello a teatro. Spero di uscirne vivo…

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