Stefano Paiusco – Intervista di Roberto Bombassei

“Il pagliaccio è da fiera e da piazza, il clown da circo e da scena.” Federico Fellini

“Vorrei tanto essere un clown perché è l’espressione più alta del benefattore.” Roberto Benigni

Conosco Stefano Paiusco da diversi anni e con Lui ho passato delle meravigliose serate parlando di argomenti diversi. Stefano è in primis una persona di cultura e lo si vede da come tratta con semplicità argomenti difficili. Stefano prima ancora di essere considerato un “mago” è un attore e, grazie a questa suo talento, risulta essere un mago più mago di molti altri che si vedono in giro.

Qualche anno fa pubblicai la mia intervista immaginaria con Leonardo da Vinci. Qualche giorno dopo ricevetti una sua telefonata chiedendomi, dopo avermi fatto i complimenti, se poteva rappresentarla in teatro, cosa che poi avvenne. Fece una rappresentazione fantastica che mi commosse.

Ecco, Stefano tutte le volte che ci incontriamo o che ci sentiamo, mi emoziona. Dovremmo tutti imparare da Lui ad essere attori in scena.

Attore, artista. Il tuo percorso nel mondo magico.

“Sono un guitto, un saltimbanco, ma non un attore. Attore è una parola troppo sacra, forse non me la merito ancora. Artista? Mah! Forse… chissà! Più che ad un artista, potrei, magari, assomigliare ad un artigiano che cerca, con tutto quello che ha a disposizione, di emozionarsi ed emozionare chi incontra sulla propria strada. Ho subito il fascino del mondo magico fin da bambino, quando leggevo storie di maghi, streghe, fate e folletti, ai quali bastava formulare strane parole per poter compiere grandi prodigi. Al contrario di tanti, che hanno seguito un iter tradizionale, che li ha portati ad acquistare una scatola di giochi dopo aver visto un famoso mago in televisione, la mia prima illuminazione è arrivata con William Shakespeare, attraverso il suo fantastico: “Sogno di una notte di mezza estate”. Vidi quella commedia intorno ai 7 anni e rimasi colpito dalle magie che Puck, il folletto, si divertiva ad elargire ai protagonisti della storia provocando situazioni divertenti e imbarazzanti. Uscendo dal teatro, mi dissi: “se c’è riuscito lui, potrò farcela pure io.”

All’indomani mi ritrovai nel cortile sotto casa, con un mantello ricavato da un sacco nero per l’immondizia ed un berretto da sci di lana con tanto di pompon, che spacciavo per un cappello da mago, a tentare di ipnotizzare i miei amichetti che, in quel momento, non sapevano più se era il caso di stare al mio gioco o rivolgersi a qualche struttura psichiatrica. Per mia fortuna non conoscevano ancora il significato della parola “psichiatria” e, così, stettero al gioco. Non so cosa accadde quella mattina, ma, dopo un’ora, mi ritrovai circondato da un gruppo di bambini che si erano trasformati in tanti animali di un giardino zoologico. Avevo compiuto la mia prima magia anche se qualche dubbio sulle mie capacità, soprattutto dopo aver sentito un amichetto dire: “cerchiamo di non contraddirlo, vedi mai che poi ci mena!”, era sopraggiunto.

Divenuto un po’ più grande, dopo aver compreso che, difficilmente, sarei potuto diventare un vero mago come Merlino o Cagliostro, scoprii l’illusionismo e mi si aprì un mondo meraviglioso che mi portò a studiare, studiare e, ancora oggi, a studiare. Cosa ancor più bella fu quando mi resi conto che avrei potuto far convivere l’arte del teatro con quella magica. Fu l’illuminazione che, dopo aver frequentato il CLAM di Milano, sotto la direzione di Raul Cremona, mi fece abbracciare la Bizarre Magick, la branca dell’illusionismo che è perfettamente in linea con la mia natura di guitto e narratore. Teatro e magia, del resto, hanno sempre viaggiato insieme nella mia vita, uno non può fare a meno dell’altra e viceversa. Tutto il resto è storia recente. Ho fondato, con Daniele Ancona, il primo gruppo italiano di Bizarre Magick (Bizarre Magick Italia), sono diventato fiduciario per il Veneto dell’UMI e continuo ad esibirmi in spettacoli teatrali contaminati con l’arte magica.”

Sei il presidente dell’accademia Verona. Raccontaci.

“Sono il direttore del CEA (Centro Educazione Artistica del Comune di Verona), non il presidente. Dirigo questa scuola da quasi quattro anni e cerco, in tutti i modi, di far sì che la frequentazione dei nostri corsi, possa essere, soprattutto per i giovani, l’occasione per far nascere in loro il sacro fuoco dell’arte. Le materie trattate vanno dalla musica alla danza al disegno, dal teatro ai… giochi di prestigio. Il CEA, infatti, credo che sia l’unica scuola comunale in Italia che ha, tra le proprie materie di studio, l’illusionismo. Insieme a me collaborano molti docenti, tutti professionisti. I miei collaboratori sono, prima di tutto, artisti, poi insegnanti ed è questa la particolarità che ci contraddistingue e fa sì che la nostra accademia venga vissuta fuori dagli schemi ordinari, quasi come un laboratorio creativo e non come una monotona scuola tradizionale.”

Cos’è per te la magia?

“La magia per me è il soffio vitale, lo spirito del mio essere artista. È quell’istante, quasi impercettibile, che ti fa comprendere ogni mistero dell’Universo e quanto sia bello regalarsi e regalare un’emozione, un sogno o un sorriso perché, mai come oggi, abbiamo bisogno di credere, paradossalmente, nella concretezza dell’illusione, in quella magia che dovrebbe essere la vita.”

I tuoi nuovi progetti.

“A causa della gravissima situazione che, oggi, il nostro settore sta vivendo, mettere in cantiere nuovi progetti è assai difficile. In questo periodo mi sto dedicando alla scrittura per il cinema e la televisione, sto percorrendo nuove strade che non so dove mi porteranno. Di una cosa, però, sono certo: finché avrò la forza di pensare, di respirare, dedicherò sempre tutto me stesso all’arte che amo perché, come ha detto, una volta, qualcuno, l’arte è l’unico rimedio, l’unica medicina per i malanni dell’animo e, mai come in questo tempo, questa società ha bisogno di essere curata dalla volgarità, dalla mediocrità e dalla spersonalizzazione dell’individuo.”

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