Stefano Dragone: ” Illusionisti: un mondo fantastico”

La recensione dello spettacolo interpretato da Stefano Dragone al Teatro Orione
La platea del Teatro Orione di Roma si riempie con velocità. Nell’aria si respira attesa e l’aspettativa è grande. Frotte di spettatori entrano in sala a gruppi sparsi. Ognuno cerca il suo posto con metodo e cura. C’è fibrillazione, quella delle grandi serate. Un signore mi chiede “Ma è qui stasera Dragone vero? Perché ho portato tutta la mia famiglia; è molto bravo sa?”.
“Sì, è qui”, lo rincuoro io.
Qualche minuto dopo eccolo lì sul palco a mettere in mostra una mimica da far invidia alla Commedia dell’arte. Il suo è un teatro che definire un incrocio tra quello di Goldoni e quello latino non è un azzardo. I suoi personaggi sono scolpiti in odor di Plauto, ma vantano un alone di modernità che riecheggia tra passato e futuro rimbalzando come una pallina da tennis sul net della rete.
Quattro personaggi, una serie di giochi di magia (dalla prestidigitazione al mentalismo, dal più classico gioco di carte al più originale tentativo di far comparire un uccello da una sciarpa) inseriti in una commedia tutta da ridere, un teatro affollato. Questi sono i termini dell’equazione che come risultato ha il successo.
La storia che prende forma atto dopo atto, scena dopo scena è quella di un mago imbranato (Stefano Dragone) che prova ad avvicinarsi al mondo della magia insieme al fratello (interpretato da Riccardo Parrucci) e al figlio (Di Domenico Antonio, in arte Dido), decisamente più votato all’arte dell’illusionismo.
Il quarto personaggio (Alessandro Subrizi) è una figura ambigua e romantica che saprà stupirvi fino all’ultimo.
Gli attori sono amalgamati bene e rispettano tempi e pause alla perfezione, senza che il pubblico possa mai sentire l’esigenza anche solo di voltarsi. Gli occhi sono incollati e seguono i gesti degli artisti, come ipnotizzati.
Il messaggio che passa forte e chiaro attraverso le parole degli attori è questo: la magia non ha età ed esiste solo se siamo davvero lungimiranti da crederci. Magia è illusione. Magia è arte e intrattenimento. Magia è consolazione, e questo, un mago imbranato e pasticcione lo sa davvero bene. Riconoscerla come tale significa essere capaci di vedere il mondo enorme e meraviglioso che si nasconde dietro un cilindro con dentro un coniglio.
Dalla platea provengono ben due standing-ovation e la richiesta personalissima di un bis, che riesce a sciogliere il cuore anche dei più cinici.
All’interno della rappresentazione spiccano due momenti di poesia, spontanea e genuina, proprio come Stefano.
“Hai visto, te l’avevo detto!” mi dirà lo stesso signore di cui ho parlato sopra, incrociandomi all’uscita.
Gli sorrido.
Questa sera anche i sorrisi hanno il sapore della magia.
Quella vera.
Uno spettacolo consigliato, per chi ha cinque, ma anche novant’anni.
Shadi Cioffi
07/04/2015

Fonte http://www.occhioche.it/news.php?nid=10349

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