“I trucchi della mente” a Torino.

Avevamo già parlato dell’interessantissimo libro “I trucchi della mente”, dal sito dell’editore scopriamo che si puo’ leggere un breve estratto, e che il libro e’ stato presentato al Circolo Amici della Magia di Torino venerdì 25 Gennaio 2013, senza che ve ne fosse dato il necessario risalto, che peccato!
Eccovi l’estratto preso dal sito http://www.codiceedizioni.it che rende la lettura di questo libro sempre più appetibile!

«Vi siete mai domandati come funzionino gli effetti magici? Monete che si materializzano dal nulla, carte che cambiano posizione nel mazzo come spinte da una forza invisibile, donne bellissime segate a metà. E poi cucchiai che si piegano, pesci, elefanti – persino la Statua della Libertà – che spariscono sotto i nostri occhi. Come fa un mentalista a leggere nel nostro pensiero? Perché non vediamo il gorilla nella stanza? Come diavolo è possibile fermare un proiettile con i denti? Come riescono a farlo? Non chiedetelo a un mago. Se fa parte di qualche confraternita di maghi professionisti, avrà quasi certamente prestato un giuramento: «Prometto solennemente, in qualità di mago, di non rivelare mai alcun segreto magico a un non mago, a meno che questi prometta a sua volta di non tradire il giuramento. Giuro che non eseguirò trucchi davanti a un non mago senza prima essermi esercitato a lungo, fino a potermi esibire con la certezza di mantenere l’illusione della magia». È un codice. Una fratellanza. Chi spezza il giuramento rischia di essere bandito dalla comunità dei maghi. Perché, quindi, una coppia di babbani come noi ha deciso di scrivere un libro sulla magia? Giuramenti a parte, non è forse vero che quasi tutti i trucchi magici sono già stati rivelati? Digitate magia su Amazon: usciranno almeno settantacinquemila risultati. Cercate su YouTube: troverete praticamente tutti i trucchi mai concepiti, spesso eseguiti da un angioletto di sette anni davanti a mamma o papà che reggono la videocamera. Visitate il sito di Craiglist, e non avrete che l’imbarazzo della scelta fra mille affascinanti proposte di maghi dilettanti del luogo. Cosa c’è da dire ancora? Tantissimo, in realtà. Questo è il primo libro che parla di neuroscienza della magia, o, se preferite, di neuromagia, termine da noi coniato appena ci siamo avventurati nel nostro viaggio. Esiste un’ampia letteratura sulla storia della magia e i trucchi del mestiere, le attrezzature più moderne e le reazioni psicologiche suscitate dagli effetti magici. Ma le neuroscienze vanno più a fondo. Con questo libro vogliamo svelare cosa succede nel vostro cervello quando cadete nel tranello di un mago. Vogliamo spiegarvi in modo chiaro e inequivocabile perché siete così vulnerabili ai trabocchetti mentali. Vogliamo farvi capire che l’inganno fa parte della natura umana; che le persone s’ingannano continuamente a vicenda, e ciò consente loro di sopravvivere risparmiando preziose risorse cerebrali. Come spesso accade nella scienza, ci siamo imbattuti nella magia per puro caso.

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Entrambi lavoriamo al Barrow Neurological Institute di Phoenix, in Arizona, il più antico istituto neurologico indipendente degli Stati Uniti e, al momento, il più grande centro di neurochirurgia dell’America del Nord, dove si eseguono oltre seimila craniotomie l’anno. Siamo entrambi titolari dei nostri laboratori di ricerca: Stephen di neurofisiologia del comportamento, Susana di neuroscienze della visione. Siamo marito e moglie. A tutti e due interessa il cervello in quanto organo composto di singole cellule chiamate neuroni, che danno origine al fenomenono della coscienza, ovvero la consapevolezza di sé che ogni essere umano è in grado di esprimere. I neuroni, collegandosi per mezzo di circuiti particolari, ci rendono in qualche modo consapevoli di noi stessi. È il mistero ultimo della scienza, un enigma cui le neuroscienze sono sul punto di dare risposta. Le nostre scorribande nel mondo delle illusioni hanno avuto inizio una decina d’anni fa quando, giovani scienziati ambiziosi, abbiamo cercato di allargare l’interesse per la nostra disciplina al grande pubblico. Nel 2005, dopo avere accettato i rispettivi incarichi al bni, abbiamo organizzato in Spagna, a Coruña, città natale di Susana, l’annuale Convegno Europeo sulla Percezione Visiva. Volevamo dare un’immagine nuova della nostra materia di studio, trovare qualcosa che attirasse il pubblico e i media. Eravamo affascinati dalle spiegazioni fornite dalla scienza sul funzionamento delle arti visive, come quelle contenute nel lavoro di Margaret Livingstone sulle ragioni scientifiche dell’ineffabile sorriso della Monna Lisa. Sapevamo pure che lo studio delle illusioni visive è di importanza capitale al fine di capire in che modo il cervello elabori le informazioni grezze trasformandole in percezioni visive. Ci venne un’idea semplicissima: indire un concorso per la Migliore Illusione dell’Anno. Coinvolgemmo il mondo della scienza e quello dell’arte, e ricevemmo oltre settanta lavori. Il pubblico (composto di artisti, scienziati e gente comune) doveva selezionare le dieci proposte migliori, da cui sarebbero infine usciti tre vincitori. Fu un vero trionfo: oggi siamo alla settima edizione e il pubblico in rete raddoppia ogni anno, mentre il sito web (illusionoftheyear. com) conta circa cinque milioni di pagine visitate l’anno.

Visto il successo ottenuto, l’Association for the Scientific Study of Consciousness ci chiese di organizzare il loro convegno annuale del 2007. L’assc è un’associazione di neuroscienziati, psicologi e filosofi accomunati dall’obiettivo di studiare il modo in cui l’esperienza cosciente emerge dall’interazione fra le singole cellule cerebrali, in sé prive di mente e coscienza. Anzitutto proponemmo di scegliere Phoenix come sede del convegno, ma i membri del consiglio replicarono che a giugno, in quella città, faceva un caldo infernale e optarono invece per… Las Vegas. Hmmm. Las Vegas a giugno ci sembrava afosa quanto Phoenix, senza contare che la lap dance, il gioco d’azzardo e le showgirl in giro per la città alzavano di parecchio la temperatura; ma i nostri colleghi desideravano probabilmente aggiungere un pizzico di eccitazione ai loro esperimenti mentali.

Fu quindi scelta Las Vegas. A ottobre del 2005 volammo nella città del gioco d’azzardo per effettuare qualche ricognizione. In aereo ci domandavamo: «Come faremo a dare risalto alle ricerche sulla coscienza?». Non volevamo organizzare un altro concorso. La risposta cominciò a delinearsi non appena il nostro velivolo iniziò la discesa verso l’aeroporto di Las Vegas. Fuori del finestrino vedemmo sfilare in rapida successione la Statua della Libertà, la Torre Eiffel, un vulcano in eruzione, lo Space Needle, la Sfinge, il castello di Camelot e la Grande Piramide.
Dopo pochi minuti stavamo correndo su e giù per lo Strip alla ricerca di un hotel per il convegno. Visitammo il Castello di Aladino, il Canal Grande di Venezia e l’Isola del Tesoro. Tutto troppo strano per sembrare vero. Poi, finalmente, bingo! il tema del nostro convegno ci apparve. Sui cartelloni pubblicitari della città, lungo le fiancate degli autobus e sulle portiere dei taxi campeggiavano le gigantografie dei più celebri maghi del pianeta: Penn & Teller, Criss Angel, Mac King, Lance Burton, David Copperfield. Ci fissavano con sguardo birichino e sorriso accattivante. Tutt’a un tratto capimmo che questi professionisti dell’inganno erano un po’ come gli scienziati di Mondo Bizzarro (fumetto pubblicato dalla dc Comics. Prende il nome da un pianeta immaginario, in cui si svolgono le avventure di alcuni supereroi che vivono secondo regole contrarie rispetto alla Terra): delle specie di cloni che, dopo aver superato noi scienziati veri nella comprensione di fenomeni come l’attenzione e la coscienza, l’avevano irrispettosamente applicata alle arti dell’intrattenimento, del borseggio, del mentalismo e dell’imbroglio (nonché nella creazione di inquietanti e singolarissime acconciature di baffi, sopracciglia e basette).

In qualità di scienziati della visione sappiamo bene che, per centinaia di anni, gli artisti hanno fatto importanti scoperte sul sistema visivo e che le loro tecniche e idee sulla percezione sono state ampiamente sfruttate dalle neuroscienze. I pittori hanno individuato ben prima degli scienziati le regole della prospettiva e dell’occlusione visiva, per far sì che i pigmenti stesi su una tela piatta sembrassero un meraviglioso paesaggio ricco di profondità. D’un colpo realizzammo che i maghi sono artisti molto particolari: manipolano, anziché la forma e il colore, l’attenzione e la cognizione. Sul palco, in effetti, eseguono veri e propri esperimenti di scienze cognitive, talvolta persino più efficaci di quelli eseguiti da noi in laboratorio.

Ora, prima che la nostra casella di posta s’intasi di messaggi incandescenti inviati dai nostri indignati colleghi, lasciateci spiegare meglio. Gli esperimenti di neuroscienze cognitive sono fortemente condizionati dallo stato dell’osservatore. Quando il soggetto sa su cosa verte l’esperimento, o è in grado di intuirlo o si illude di farlo, i dati possono risultare corrotti o impossibili da analizzare. Esperimenti del genere sono fragili e maldestri; affinché restino puri, occorre
applicare speciali misure di controllo. Ora, provate a confrontarli agli spettacoli di magia. I giochi di prestigio mettono alla prova molti processi cognitivi da noi studiati in laboratorio, ma sono incredibilmente più potenti. Spettacolo dopo spettacolo, notte dopo notte, generazione dopo generazione gli spettatori, pur sapendo benissimo che stanno per essere ingannati, cadono ogni volta nel tranello. Se solo anche noi in laboratorio fossimo abili e svelti come i maghi! ci siamo detti. Quanti progressi potremmo compiere avendo anche solo la metà della loro capacità di manipolare l’attenzione e la consapevolezza altrui! L’idea ha rapidamente preso forma: avremmo fatto incontrare scienziati e maghi affinché i primi imparassero dai secondi e potessero avvalersi delle loro tecniche. C’era solo un problema: eravamo completamente digiuni di magia. Non conoscevamo nessun mago e nessuno di noi ne aveva mai frequentato gli spettacoli. Fortunatamente il nostro collega Daniel Dennett ci ha aperto la strada. Dennett, scienziato e filosofo di fama, è molto amico dell’“Incredibile” James Randi, il celebre illusionista che ha trascorso metà della vita a demistificare le affermazioni sul paranormale. Randi ha accolto la nostra idea con entusiasmo. Conosceva altri tre maghi che facevano perfettamente al caso nostro: Teller (del duo Penn & Teller), Mac King e Johnny Thompson. Questi vivevano tutti e tre a Las Vegas, e tutti e tre s’interessavano di scienze cognitive. Qualche mese dopo si è unito al gruppo anche Apollo Robbins, il “Ladro Gentiluomo”, amico di Teller. Il libro che state leggendo è il frutto dei nostri incontri e dei nostri scambi con questi personaggi straordinari. Così ha avuto inizio il nostro viaggio nei fondamenti neurali della magia. Abbiamo trascorso gli ultimi anni in giro per il mondo incontrando i più grandi illusionisti del pianeta, imparando i loro
trucchi e inventando a poco a poco una nuova scienza: la neuromagia. Abbiamo allestito il nostro spettacolo personale di magia e lo abbiamo proposto al club più prestigioso del mondo: il Magic Castle di Hollywood, in qualità di “maghi in buona fede” (per sapere come abbiamo fatto, andate al Capitolo 2). I trucchi magici funzionano perché i nostri meccanismi di attenzione e consapevolezza innati sono manipolabili. Se comprendiamo come i prestigiatori manovrano il nostro cervello, possiamo comprendere come gli stessi trucchi cognitivi agiscono nell’ambito delle campagne pubblicitarie, negli affari e in tutti i tipi di relazioni interpersonali. Quando avremo chiarito in che modo la magia influenzi la mente dello spettatore, avremo svelato le basi neurali della coscienza stessa.

Quindi ora mettetevi comodi, perché I trucchi della mente è la storia del più grande spettacolo di magia che si sia mai visto: quello che ha luogo in questo stesso istante nel vostro cervello».

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