5 Domande: Armaros #intervista #interview

Armaros (Tommaso Bifolco) è specializzato in mentalismo e membro di Bizarre Magick Italia.

1) Come ti sei avvicinato alla prestigiazione?

Quando ero bambino mio padre, pur non essendo un prestigiatore, era a conoscenza di molti effetti di magia base e ricordo con molto piacere quando me li mostrava senza però fare altro se non
l’esibizione. Iniziai a chiedermi come fosse possibile, ne rimasi completamente affascinato per anni, fin quando decisi di intraprendere questa strada, ed è stata la scelta migliore della mia vita. Adesso sono io che stupisco mio padre. Da quel giorno la Magia è entrata a far parte della mia vita quotidiana, sono partito facendo street magic perché essendo molto timido dovevo prima
sbloccarmi su questo punto di vista. Dico e dirò sempre che la magia mi ha salvato da quel ragazzo timido, impaurito, sempre solitario che ero, le sarò sempre e infinitamente molto riconoscente. Dopo un paio di anni ho deciso di intraprendere la strada del teatro, sia come studio universitario sia come palco su cui far magia, e a tal proposito pochi giorni fa ho preso una laurea magistrale in teatro con una tesi che analizza a fondo attore e prestigiatore, creazione del personaggio, mimica, psicologia e tanto altro.

2) Il momento che ricordi più intensamente della tua esperienza da prestigiatore.

Due ricordi in particolare mi mette adrenalina e forza ancora oggi: il primo riguarda una canzone che scrissi da adolescente in cui descrivevo, tra rabbia e ribellione di quell’età, me tra qualche anno su un palco come cantante, e una frase in particolare diceva ‘dal palco piccoli vi vedrò’. Ammetto che a quell’età era una frase pronunciata dall’ego, ma col passare degli anni ho notato che era consapevolezza e amore per l’arte. Questa frase la collego alla magia perché a dieci minuti dall’inizio del mio primo show teatrale di magia mia mamma mi mandò un messaggio in cui mi
ricordava quella frase, dicendomi che ce l’avevo fatta e ‘’Dal palco piccoli ci vedrai’. Il secondo ricordo invece si ricollega al mio primo one man show teatrale di magia motivazionale; mi stavo esibendo in un numero muto in cui facevo apparire fumo dal nulla, e ricordo una posa attoriale che assunsi in quel momento: mi portò una scarica di adrenalina talmente forte che per la testa mi passò la frase “Adesso sei a casa”. Mi sentivo a mio agio, libero da tutto, su un palcoscenico davanti a duecento persone.

3)Quali sono i personaggi che ti hanno influenzato di più ed in che modo?

A questa domanda rispondo senza esitazioni: Max Maven, senza dubbio. Per il suo carisma, per il mistero che mette nella magia, per la sua mimica facciale, per l’umorismo delicato che non sfocia in un non rispetto per il pubblico, per la sua intelligenza e creatività. Ho avuto modo di conoscerlo di persona, e aggiungo che la sua umiltà è forse il pregio che più mi affascina di lui. Ho capito la vera essenza del Mentalismo, ed è grazie a lui se sono arrivato a praticare questa branca della magia.

4)Quale aspetto della nostra arte preferisci?

Come detto poco fa, prediligo il Mentalismo, ma anche la magia close-up. Ciò che è importante per me è far avvenire la magia stando a contatto con il pubblico, interagendo costantemente, facendogli vivere quella che Eugene Burger chiama l’esperienza della magia. Parametro essenziale per me, fondamentale e quasi obbligatorio oserei dire. Il tutto lo accompagno sempre con monologhi, storytelling o comunque qualcosa che resti nel profondo dello spettatore, qualcosa che gli possa portare insegnamento, conoscenza di sé. Proprio per questi gusti da qualche anno sono entrato a far parte di Bizarre Magick Italia, i cui membri sono persone favolose e di grande professionalità. Ho imparato e imparerò ancora tanto da loro.

5)Quali sono i tuoi progetti futuri?

Progetti ce ne sono tanti, posso dire solamente che vorrei dare un buon contributo alla magia, sia praticandola sia approfondendola in ambito accademico, o comunque di studio. Ritorno al discorso fatto sulla mia tesi di laurea, un lavoro che probabilmente avrei fatto anche a prescindere dalla laurea. La magia ha bisogno di riprendere le redini della meravigliosa carrozza su cui viaggia. Vedo troppi prestigiatori al giorno d’oggi che non ne hanno tanto rispetto, e se non siamo noi del campo i primi a prendercene cura, chi altri dovrebbe farlo?

 

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