Una chiacchierata con Shezan, dopo il successo al teatro Iris di Dronero

Di Giulia Galliano Sacchetto

DRONERO – Fachiro, mago giocoliere… il tutto raccolto nel personaggio di un genio “decisamente bizzarro”. Tutto questo è Shezan, alias Alexsander De Bastiani, protagonista di un doppio spettacolo organizzato, in tutta sicurezza, dal Circolo Magico Blink di Dronero. Durante il suo show, “Il genio impossibile”, Shezan ha stupito il pubblico giocolando con i coltelli, ingoiando spade e rivisitando, a modo suo, alcuni classici della magia, come le corde e gli anelli cinesi. Tra uno spettacolo e l’altro, seduta tra i suoi oggetti di scena, ho avuto l’opportunità di fargli alcune domande.

Da dove viene il tuo nome d’arte?

Diciamo che il tutto è nato da un cartone degli anni Ottanta, che si chiamava Shazzan e aveva per protagonista un genio che dimorava in un anello. Questo mi incuriosiva molto, così provai a cercare qualche informazione su Internet. Ero però convinto che il nome del cartone si scrivesse con la “e” e non con la “a” e digitandolo sbagliato mi venne fuori il nome di un succo di frutta indiano, che si chiamava appunto Shezan. Nome che mi piacque subito, anche perché riferendosi ad un prodotto asiatico rispecchiava un po’ lo stile orientaleggiante del mio personaggio, e che da allora non ho più abbandonato.

Ecco parlando di personaggio… come se ne crea uno?

All’inizio bisogna esplorare e sperimentare tantissimo, facendo ricerca in ambiti anche diversi dalla magia, come il cinema, la musica… poi bisogna fare prove, tante prove. Io credo che il bello di questo procedimento sia che il nostro personaggio non deve per forza essere già definito, tipo i personaggi del cabaret, ma che possa modellarsi secondo le nostre specificità. Alla fine sarà lui stesso ad emergere e a venire da noi.

Che effetto fa essere uno degli ultimi veri mangiatori di spade?

In realtà è meno mistico di quello che sembra perché, al giorno d’oggi, di fronte ad un esercizio del genere, le persone o non ci credono per niente e pensano che la spada sia truccata, oppure non si stupiscono più come una volta. Anzi, a volte, capita che non capiscano nemmeno quando, prima di ingoiare la spada, descrivo ciò che farò di lì a poco.
Alla fine è un esercizio che è più curioso per me.

Fai spettacolo da molto tempo… per la tua esperienza, secondo te, quando un mago, o un artista in generale, si può definire un professionista?

Bella domanda… secondo me un artista è un professionista quando ciò che fa rispecchia ciò che vuole trasmettere. Non credo che sia un concetto legato al successo o al fare soldi, anche se nell’ambiente si dice che è professionista chi riesce a vivere della sua arte. Addirittura capita che i migliori siano persone che economicamente stanno bene e non hanno quindi bisogno di scendere a compromessi o di fare magia commerciale, ma possono concentrarsi esclusivamente sull’arte.
Personalmente mi ritengo un professionista perché ciò che faccio lo faccio bene e ho molti riscontri di questo.

Avendo fatto e visto tanta magia, se dovessi scegliere il migliore tra due effetti magici su quali criteri ti baseresti?

Secondo me questo è un discorso molto soggettivo, perché è legato a diversi fattori. Ci sono situazioni in cui magari ci sono due artisti entrambi bravi, ma uno piace di più e i motivi possono essere i più variegati: dal gusto estetico di chi osserva, al periodo storico, al modo di utilizzare un determinato oggetto, ad un elemento di novità…più in generale credo che la qualità di un effetto sia determinata dal modo in cui l’effetto stesso viene vissuto dall’artista. A volte vediamo persone tecnicamente bravissime ma che non riescono ad affascinare il pubblico e magari piacciono di meno rispetto ad altre tecnicamente meno brave o che presentano effetti più semplici, ma li vivono, e quindi li trasmettono, in maniera migliore.

Se dovessi scegliere una parola per descrivere Blink quale useresti e perché?

Direi “stupendo” perché è una parola legata a stupore e ogni volta che vieni a Blink ti stupisci sempre, anche se fai magia da tanti anni. Perché l’atmosfera di questo circolo ha qualcosa di unico.

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