Musica e Magia a Sanremo: Intervista a Luca Lombardo #intervista #interview

Di Luca Ramacciotti @lucaramacciotti

Premessa doverosa.

Quando Lombardo mi disse della sua avventura sanremese fui molto felice per lui e per l’arte del trasformismo e della magia che, per la prima volta, si sarebbero viste all’interno di una delle canzoni in gara e non come corollario o ospitata durante una delle serate. Per cui una presenza costante (anche se funestata, come tutte le esibizioni sanremesi, da una regia assurda). Un nuovo esperimento, una nuova strada che all’arte teatrale fa sempre bene soprattutto in questi tempi in cui i teatri sono chiusi.

Quello che non mi sarei mai aspettato, al di là della riuscita di questa particolare integrazione di arti, che Lo Stato Sociale avrebbe (anche durante la serata delle cover) mandato un chiaro messaggio sulla situazione teatrale italiana. Il mio grazie va a Lombardo e a loro.

Quale è il percorso professionale di Luca Lombardo pre-ribalta sanremese.

Innanzitutto, Luca permettimi di ringraziarti che ti interessi sempre delle mie novità lavorative, cosa non scontata per gli addetti i lavori. Il mio percorso parte dal lontano quando avevo 15 anni e mi appassionai alla magia, ma sentivo che mi stavano strette le istruzioni dei gimmick.  Poi da lì il teatro, la clowneria, workshop, corsi fino ad arrivare ad appassionarmi al trasformismo dopo aver visto l’alieno Arturo Brachetti. Anche se bazzico poco l’ambiente magico sono anni che lavoravo con spettacoli teatrali miei in Italia e all’estero. Questo grazie anche alla collaborazione del mio regista Augusto Fornari una vera istituzione nel settore teatrale.

Come nasce la collaborazione con Lo Stato Sociale?

Molto semplice hanno visto i miei video online e mi hanno contattato, Mi parlavano di fare un numero di trasformismo personalizzato e io invece gli ho suggerito di aggiungere magia e clowneria. cosa che li ha entusiasmati. Da lì sono iniziate delle videoconferenze creative, fino a poi quando Lodo è venuto a Napoli nella mia sala prove per conoscermi.

Come è stata la collaborazione con loro?

La collaborazione è stata veramente entusiasmante perché loro sono realmente un collettivo e prendono tutte le decisioni insieme. Il mio ruolo è stato di consulente e davo dei pareri e proponevo delle cose, ma la regia e le scelte definitive le hanno prese loro, ma nonostante questo mi hanno fatto sentire uno del gruppo.

Chi proponeva cosa?

Loro mi avevano chiesto di non interpretare i personaggi e hanno scelto quelli che credevano potevano essere in linea con la loro canzone. E ‘stato faticoso perché ho dovuto creare nuovi costumi in 14 giorni, ma ne è valsa la pena. Sono stato io a decidere di inserire nelle due prime serate solo la sagoma di Yoko Ono e il passaggio di Trump e dello Sciamano e ho disegnato tutti i costumi.  La terza serata mi hanno lasciato libero di decidere cosa portare in scena.

Come nasce l’ideazione del tutto?

Siamo partiti dalla scelta delle trasformazioni alla magia.  Come ti dicevo il loro è un collettivo e nelle decisioni, a cui partecipa anche il manager che è a tutti gli effetti il sesto della band, hanno tutti uguale peso.

La prima volta che sei salito sul palco cosa hai pensato e provato?

Ero molto carico, prima di salire in scena però sentivo il peso di dover portare, per la prima volta su quel palco importante, la magia, la clowneria e il trasformismo. Una performance completa a tutti gli effetti dove in realtà la gente si aspetta solo la canzone.  Per non parlare del cambio scena rapido, del non poter fare le prove prima… Ma poi una volta che parte la musica ti dimentichi tutto e vai con l’acceleratore perché comunque hai alle spalle anni di gavetta.

Sono molto felice che Pannofino ci abbia fatto dei complimenti incredibili per la messa in scena. Mi ha detto anche che salire su quel palco con quella tranquillità e realizzare un’esibizione del genere così complicate con semplicità e leggerezza è solo roba da grandi artisti.

Come è stato esibirti innanzi una platea vuota?

Non è stata una bella cosa, come ben sai le nostre esibizioni vivono di un ping-pong con il pubblico. Il respiro, il sospiro, lo stupore, l’emozione da parte degli spettatori viene a mancare e quindi tutto si riduce ad un videoclip musicale live.  Ma nonostante tutto è stata un’emozione unica.

Il dietro le quinte come lo hai vissuto?

Vedere cantanti super famosi essere tesi nel backstage ti fa capire quando sia pesante qual palco e come non sia così semplice da affrontare.

Come mai la sera delle cover non eri presente? Hai collaborato in qualche modo alla messa in scena?

I ragazzi avevano deciso di fare questa cosa pro-teatro e addetti del settore spettacolo e a me piaceva molto perché durante i briefing parlavamo spesso di questa iniziativa e che eravamo dei fortunati e non dovevamo dimenticare tutti gli altri che erano fermi. Purtroppo, eravamo già in troppi su quel palco (c’erano delle regole molto ferree anche su questo). C’è stato anche lì un pizzico di farina del mio sacco dato che l’esibizione doveva concludersi con questo germoglio magico delle rose, come segno di rinascita, che purtroppo non è stato inquadrato.

Luca Lombardo post Sanremo. Sensazioni?

La sensazione è ancora di incredulità e ricever tantissimi riscontri positivi dalla stampa e dagli addetti ai lavori teatrali mi rende davvero felice. Poi proprio stamattina sono stato chiamato per… ah no questa non te la dico. Sono superstizioso!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.