Intervista a Mr Bang, al secolo Benjamin Délmas!

Esplosivo. Penso sia questo l’aggettivo più adatto per descrivere Mr Bang, al secolo Benjamin Délmas, terzo ospite della rassegna Sim Sala Blink dove ha portato il suo spettacolo da teatro “Sensation”. Artista di strada, mezzo inglese e mezzo francese (“Mi odio da solo” scherza lui durante lo show) ha girato mezza Europa, l’India e i paesi arabi regalando ovunque tante risate ed è reduce dalla tournée italiana de Le Music Hall di Arturo Brachetti.

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  • Da dove arriva il tuo nome d’arte?

È una storia lunga. Dovevo fare un’audizione come clown per un circo israeliano e avevo saputo che gli organizzatori avevano la brutta abitudine di filmare i provini, non assumere gli artisti che si erano presentati e far rifare poi  i loro numeri ad altri perfomer locali. Così ho deciso di inventarmi qualcosa di nuovo e ho pensato “sono israeliani allora faccio il clown terrorista e faccio esplodere cose”. Lì è nato Mr Bang.

  • Mi riassumi in poche parole la tua carriera?

Ho iniziato al Coven Garden di Londra, il ritrovo tradizionale degli artisti di strada della città. Poi mi sono trasferito a Parigi e lì ho fatto spettacoli un po’ ovunque. Sono poi venuto una prima volta in Italia, a Viterbo, poi sono stato in India per sei mesi ad insegnare circo ai bambini e poi mi sono stabilito a Torino. Di tutti questi posti mi ha colpito l’atteggiamento dei bambini: in Europa se dai loro tre palline e li fai giocolare moltissimi dicono subito “non ce la faccio”, in India no, rimangono serissimi, prendono le palline e cominciano a provare. Sono riuscito ad insegnare in una giornata tre palline a bambini di cinque anni.

  • Qual è stato il posto più difficile in cui hai fatto spettacolo?

Ad Alessandria, un sabato pomeriggio. Ero con Mister David e Francesco Jordan, ognuno aveva la sua postazione ma nessuno di noi riusciva a prendere la gente. E non abbiamo mai capito perché nessuno si fermava.

  • Modifichi il tuo repertorio in base al pubblico?

No, di solito faccio sempre le stesse cose perché piacciono, indipendentemente dal paese in cui sono. Anzi a volte capita che faccia qualcosa per il teatro e poi provi a farlo in strada ma spesso non funziona perché le dinamiche sono diverse.

  • Ci sono differenze tra il pubblico europeo e quello arabo?

Sì soprattutto per quello che riguarda il cappello. In quei paesi infatti l’artista è considerato una specie di “messaggero divino” per cui a fine spettacolo basta rimarcare questa cosa e la gente ti riempie il cappello.

  • C’è un momento della tua carriera che ricordi con più emozione?

Ce ne sono mille. L’ultimo pienone in teatro a Roma con Le Music Hall, l’anno scorso a Cagliari dove mi sono esibito sul piazzale della cattedrale che era stracolmo, quando ho fatto spettacolo sulle navi da crociera, la prima volta che mi sono esibito da solo (a Copenaghen che è una città strana perché fa bello tre mesi all’anno e in quel periodo la gente è super e lavori benissimo mentre gli altri mesi è un disastro).

Di Giulia Galliano Sacchetto

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