Aurelio Paviato, intervista

Un signore. Questa è la prima parola che mi viene in mente ripensando all’incontro con Aurelio Paviato, volto celebre di Buona Domenica e del Maurizio Costanzo Show e unico italiano vivente a detenere il primo posto assoluto in un campionato mondiale di magia (nel 1982 al FISM di Losanna) e secondo ospite della rassegna Sim Sala Blink, organizzata dal circolo magico Blink di Dronero. Con il suo “L’arte delle meraviglie” ha portato in scena la semplicità e lo stile del mago classico riletti attraverso testi profondi e studiatissimi, senza utilizzare canzoni o sottofondi musicali. Solo lui e le sue parole. E la sua gentilezza e cortesia, sul palco e fuori dal palco. Il risultato non potevano essere che due standing ovation da parte del pubblico accorso a vederlo, sia allo spettacolo delle 18 che a quello delle 21.

  1. Ti definisci “artigiano di illusioni”… perché?

È un termine che mi è venuto in mente osservando i grandi spettacoli di magia, dove ci sono grandi illusioni, effetti speciali… gli spettacoli stile Copperfield insomma. Produzioni che hanno una logica “industriale” per le tante persone che ci lavorano e i tanti soldi che servono per realizzarle. Al contrario la parola “artigiano” rimanda più ad uno stile minimalista, a qualcuno che con poche, semplici cose realizza la sua arte. E questo è esattamente il mio stile.

  1. Qual è stato il momento più emozionante della tua carriera?

La prima volta che sono andato al Congresso Magico di Escorial, in Spagna perché anche lì c’è uno stile semplice e minimalista, come sono io. Si parla di magia e basta, non come in altri congressi dove più che di effetti, tecniche… si parla di affari e di politica.

  1. Hai avuto dei maestri nella tua carriera?

Sì molti. C’è stato Salvatore Vinci che mi ha introdotto nel mondo della magia, anche se lui faceva soprattutto scena mentre io già allora ero più interessato al close up, e mi ha presentato a Piero Pozzi e Ottorino Bay che sono stati mia fonte d’ispirazione. Ma la persona da cui ho imparato di più è stato Tony Mantovani.

  1. Nella Plaza de Espana a Tamarite, c’è una sorta di Walk of Fame dei prestigiatori e tu sei l’unico italiano presente…

Sì. Il tutto è nato dal circolo magico locale, un gruppo piccolo e molto affiatato, che ha avuto l’idea di organizzare un congresso in memoria di Jose Florences Gill, prestigiatore spagnolo fondatore della Sociedad Espanola de Ilusionismo. Da lì poi è nata l’intuizione di fare, in stile Hollywood, una Walk of Fame dove invitare i maghi più meritevoli a lasciare l’impronta delle mani.

  1. Hai lavorato in tantissimi contesti, teatro, tv, convention aziendali… cosa cambia nel modo di fare spettacolo?

Diciamo che in teatro il pubblico viene per vedere te quindi è molto ben disposto nei tuoi confronti rispetto ad una convention aziendale dove la gente va per parlare di affari e tu prestigiatore sei un di più non richiesto. A questo proposito mi è capitato una volta di fare tutto lo spettacolo con un tipo seduto al tavolo proprio davanti al palco che mi ha dato la schiena per tutto lo show, senza mai voltarsi per vedere cosa facevo… Per quanto riguarda la tv lì sono diversi soprattutto i tempi, hai molta pressione e pochi minuti per il tuo effetto. In più i produttori ti assillano perché sono ossessionati dallo share e sono fermamente convinti che un’inquadratura più lunga di cinque secondi sia noiosa. E così spesso finiscono per staccare sui momenti decisivi di un effetto magico.

  1. Parliamo del FISM. Tu l’hai vinto nel 1982, negli ultimi tempi a trionfare sono soprattutto i coreani… secondo te hanno qualcosa in più degli europei e degli americani o no?

Credo che l’arte dei coreani sia molto visiva e molto adatta alle competizioni però se si fa uno spettacolo intero è impensabile fare un’ora di effetti del genere, senza parlare e senza rivolgersi al pubblico. Perché i coreani, secondo me, hanno rimesso in piedi la “quarta parete” del teatro, il pubblico da una parte che osserva passivamente e loro dall’altra che si esibiscono nei loro virtuosismi. Invece un mago come Tamariz da questo punto di vista ha molto da insegnare, interagisce sempre con il pubblico e lo fa partecipare agli effetti che fa.

  1. Oggi rifaresti un altro FISM?

No. Ma non perché le competizioni non siano importanti. Perché è cambiata la mia mentalità. Ho fatto il Fism a 22 anni e ora sono in una fase di carriera in cui vedo la magia come una forma d’arte per cui mi risulta difficile capire ed applicare l’idea di una classifica… sarebbe come domandarsi se a dipingere sia più bravo Van Gogh o Picasso… i concorsi sono degli stimoli ma arrivi ad un certo punto in cui dalla magia ricerchi altro.

Di Giulia Galliano Sacchetto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.