7-9/05/2015, Milano, “Philippe Latroux, l’illusionista”

philippe latroux

Segnaliamo questo spettacolo teatrale che ha come protagonista un illusionista.

Parigi, primi del ‘900. Philippe Latroux è un illusionista deriso dal pubblico a causa di un incidente avvenuto durante un suo spettacolo. Cercherà di rifarsi presentandosi di nuovo sul palco con un numero di magia che metterà a repentaglio la vita della sua giovane assistente. Una storia che narra della necessità degli uomini di illudersi e dei rischi che ne conseguono. L’illusione come miraggio di poter raggiungere quella cosa tanto desiderata o tanto necessaria, l’illusione di aver compreso gli avvenimenti quando invece, come dice Philippe, “Si pensa di guardare una cosa mentre ne sta accadendo un’altra”, il desiderio di illudersi perché, come dice Sylvie, la sua assistente, “la vita è troppo breve per non credere ai sogni”. I rischi che ne conseguono perché a teatro, come nella vita di tutti i giorni, per ogni sogno a cui siamo disposti a credere c’è sempre qualcuno pronto ad approfittarsene, qualcuno pronto a dare spazio alle nostre illusioni per poter ottenere, indisturbato, il proprio tornaconto.

Gruppo Teatro Rare Tracce presenta “Philippe Latroux, l’illusionista”, scritto, diretto ed interpretato da Marco Lindi con Silvia Gorla, Luca Monticelli, Anna Sala e con Danilo Ghezzi.

Prima Nazionale 7-8-9 Maggio 2015, Teatro Alfredo Chiesa via S. Cristoforo, 1 – Milano ore 21.00.

Maggiori informazioni su http://www.philippelatroux.it

Cos’è, veramente, un’illusione?

Un’artista in crisi, la cui sola abilità è costruire illusioni ottiche, progetta uno spettacolo nel quale viene messa a repentaglio la vita della sua giovane assistente. Philippe Latroux, l’illusionista, ci porta dietro le quinte del palcoscenico, narrandoci gli imprevisti che accadono a chi si esibisce dal vivo e le reazioni che inducono nei personaggi coinvolti, ci descrive lo stato d’animo di chi prepara, a vari livelli, lo spettacolo: Bernard l’impresario, Philippe l’artista, Sylvie la sua assistente, ognuno con le proprie ambizioni ed i propri interessi, a volte celati, che lentamente affioreranno durante il susseguirsi degli avvenimenti. Ambizioni ed interessi presenti anche negli altri personaggi, Leroy Conseille, artista rivale di Philippe, che specularmente a lui desidera lo stesso successo e la stessa donna, Madame Du Renard, femme fatale alla quale piace piacere ed attrarre l’interesse degli uomini.

Il teatro come metafora della vita

In un contesto parigino di inizio ‘900, dove i teatri rappresentavano l’intrattenimento per eccellenza, si dipana la trama della storia che viene ricordata nostalgicamente da uno dei personaggi, ormai vecchio e sorpassato da un mondo che cammina troppo veloce a causa della tecnologia che sta prendendo in fretta il sopravvento, cambiando abitudini e costumi della società.

La vita è troppo breve per non credere ai sogni

Il rapporto tra artista e pubblico che affascina Philippe, il desiderio di essere il migliore, nonostante la sorte che pare avversa, la tridimensionalità del teatro, visto dalla platea e da dietro le quinte, arricchiscono il tema centrale dell’opera: la necessità degli uomini di illudersi ed i rischi che ne conseguono. L’illusione come miraggio di poter raggiungere quella cosa tanto desiderata o tanto necessaria, l’illusione di aver compreso gli avvenimenti quando invece, come dice Philippe, “Si pensa di guardare una cosa mentre ne sta accadendo un’altra”, il desiderio di illudersi perché, come dice Sylvie, “la vita è troppo breve per non credere ai sogni”.
I rischi che ne conseguono perché a teatro, come nella vita di tutti i giorni, per ogni sogno a cui siamo disposti a credere c’è sempre qualcuno pronto ad approfittarsene, qualcuno pronto a dare spazio alle nostre illusioni per poter ottenere, indisturbato, il proprio tornaconto.

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