LORD NOBODY: PROFESSIONE ILLUSIONISTA

Ecco una interessante intervista a Lord Nobody, tra poco la sua intervista per la nostra rubrica “5 Domande”, trovata sul sito voglioviverecosiworld.com

Quanti di noi da bambini si sono cimentati un sacco di volte in giochi di magia, con l’intento di stupire coloro che ci stavano guardando? C’è chi di questa passione è riuscita a farne un lavoro, chi, con una preparazione teatrale e tecniche di base, è riuscito a stupire e meravigliare il pubblico creando delle perfette illusioni con estrema naturalezza. Uno tra questi è Lord Nobody, scrittore e illusionista, ha partecipato al nuovo programma di Teo Mammucari “La grande Magia: The Illusionist”, facendo sognare grandi e piccini. Ha iniziato a viaggiare sin da giovane, tra la Francia, la Spagna, il Belgio, la Polinesia e gli Stati Uniti e in quest’intervista offre ottimi suggerimenti e preziosi consigli su come praticare la Magia ed intraprendere questa professione.

Come e quando nasce Lord Nobody?

Lord Nobody nasce come scrittore alcuni anni fa, intorno al 2007. Fu lo pseudonimo che adottai in seguito alle pubblicazioni del mio primo romanzo del ciclo emsg: “La suprema forza della Magia”. Spesso è erroneamente tradotto con il “Sig.Nessuno”, ma l’idea iniziale non era affatto questa. Il “Signore dei Nessuno”, utilizzando questa contraddizione nell’accezione più ampia, identifica qualcuno con una personalità ben definita, chiara e tutt’altro che fittizia. Basti ricordare le vicende omeriche, dove chiamarsi Nessuno poteva valere la salvezza o quanti anonimi personaggi, dei veri “Mr.Nessuno”, hanno scritto la Storia. Spesso un nome è un’etichetta: desidero offrire nei miei libri o ai miei show una visione oltre le apparenze, consentire di entrare nell’essenza del personaggio, nei concetti alla base dei miei spettacoli e delle mie parole. Il passo da Lord Nobody scrittore ad illusionista è breve. Ed eccomi qui.

Cosa vuol dire essere un illusionista oggi?

La professione di illusionista, oggi come nel passato, è contradditoria e complicata, come qualunque percorso artistico intrapreso. Bisogna fare una distinzione tra chi ama la magia e si diletta come amatore e chi ne fa una vera e propria professione. È una scommessa rischiosa, un investimento che molto probabilmente non avrà buon esito. Non lo dico per scoraggiare gli aspiranti illusionisti. È bene che sappiano che non basta comprare il giochino per diventare professionisti. Per sintetizzare, parafrasando Henry Tarbell, l’illusionista è un attore che interpreta sé stesso. Verissimo, ma la preparazione teatrale e tecniche di base sono fondamentali.

Qual è stato il tuo percorso formativo?

Il mio percorso formativo è stato parallelo ai miei studi universitari e, successivamente, alla scrittura. Durante le scuole superiori mi avvicinai ai primi rudimenti di prestigiazione, sviluppati durante l’Università e conclusi subito dopo, durante i miei studi post-universitari in Asia. Le fonti: libri, principalmente, il confronto con altri “colleghi” prestigiatori e video (non youtube!!!). L’ideale è iniziare ed avere un’infarinatura delle diverse discipline magiche: manipolazione, micromagia, carte, monete, mentalismo e molto altro. Queste possono essere date solo da un illusionista professionista. Come conoscere il primo? Bella domanda! In seguito, dopo qualche anno di studio, il passo precedente al professionismo è quello di scegliere quali discipline si desidera studiare in maniera approfondita. La letteratura magica è sterminata. Parliamo di un’arte che ha millenni di tradizione. Ci sono effetti magici ancora oggi utilizzati che ritroviamo in documenti dell’antico Egitto e ancor prima! Dunque, è bene sapere un po’ di tutto, ma studiare bene solo quello che si ritiene in linea con i propri obiettivi, personalità e proiezione futura. Insomma, ciò che “calza” meglio sul tipo di personaggio e magia che ci accompagnerà dall’inizio alla fine della carriera professionale. È facile indovinare che il percorso formativo di un illusionista, come la maggioranza delle professioni contemporanee, non termina mai. C’è sempre molto da imparare, affinare e migliorare. Non si giunge mai alla perfezione.

Da chi hai appreso quest’arte?

Bene, ecco la grande bomba. La grande notizia. Sarebbe molto lungo da spiegare, dunque noioso. Chi mi conosce personalmente non sarebbe affatto stupito di ciò che sto per dire, ma per chiunque altro può assomigliare ad un’assurdità. Io non ho appreso da nessuno in particolare. Autodidatta? Non proprio. Mi sono spaccato la testa per anni sui primi testi di studio. Ho seguito spettacoli, conferenze e i miei primi spettacoli (disastrosi) sono stati utili per capire cosa mi piacesse e cosa piacesse di me al pubblico. Ho “rubato” tutto il possibile dai brevi e fugaci incontri con i professionisti, provando a casa migliaia di volte e cercando di raggiungere un buon livello di preparazione e destrezza. È stato un lungo sentiero con ampi balzi in avanti e, di conseguenza, grandi tonfi al suolo, sebbene non sempre visibili, bensì interiori. Insomma, mi son preso sul serio da subito e ho lavorato durissimo per raggiungere dei buoni risultati. Negli ultimi sette anni ho accelerato la corsa dedicandomi non solo alla Magia, ma anche al Teatro, alla Danza e a tutto quello che poteva formarmi come artista. È stato un percorso durissimo ma vincente. Ho dei debiti di riconoscenza con alcune persone, più che altro per le offerte che mi hanno fatto e mi hanno concesso di rendere l’Illusionismo la mia professione principale insieme a quella di scrittore. La formula Magica? Studiare tanto, esercizio costante senza mai un giorno di pausa, il confronto con illusionisti dai quali carpire segreti e consigli. Il confronto con persone come Oscar Mancia, Gérald Mainart, Cripton (tra l’altro tuo conterraneo, grande artista!) e diversi altri mi hanno concesso il privilegio di arrivare in vetta. Ma è solo una delle migliaia di montagne che ancora devo scalare. Un consiglio fondamentale a tutti gli aspiranti illusionisti: ascoltate le critiche o rimarrete mediocri. È un problema di molti artisti, soprattutto nell’ambito magico: son tutti convinti di esser dei grandi fenomeni e non ascoltano nessun consiglio. Meglio così, c’è più spazio per quelli che continuano a crescere e a mettersi in gioco giorno dopo giorno.

Mi hai detto che sei stato in Polinesia per lavoro. Hai visitato altri luoghi? Quale ti è piaciuto particolarmente?

Il viaggio è un’altra mia grande passione. Ho iniziato a viaggiare molto giovane. Morivo di curiosità, volevo sapere, vedere, capire. Poi la Magia è entrata di prepotenza nella mia vita ed ho potuto abbinarla alla scoperta del mondo. Non sono mai stato un turista di professione: ho sempre preferito andare in un luogo e viverci, studiando la lingua, usi, costumi e modi di pensare. Un grande confronto, un modo pieno di vivere la vita ascoltando voci lontane e pensieri apparentemente distanti. Grazie ad un caro amico, Nicola Maurantonio, in arte Cripton, ho da poco firmato un contratto interessante in Polinesia Francese. Pubblico statunitense, spettacoli molto duri, di mentalità diversa da quella alla quale ero abituato. Un’altra grande sfida che ha funzionato e funzionerà ancora, quando ci torneremo ad intervalli costanti durante l’anno. Posso dire di aver visto il paradiso: auguro a tutti di avere la fortuna di visitare la Polinesia. Ci sono molti posti che sono rimasti nel mio cuore e nella mia mente, nei quali ho vissuto per diverso tempo o solo visitato. Per citarne alcuni, la Francia, la Spagna, il Belgio, la Cina, le Maldive. Sogno ancora Parigi, nonostante non viva più lì dal 2004. Conosco molto bene l’Italia, che ho girato completamente. Ho vissuto a Milano, Torino e Roma principalmente, ma sono stato per lunghi periodi anche nel Sud e Centro Italia. L’Italia è la mia Madame Bovary: è difficile amare la pazzia, eppure ti affascina quello che non potrai mai stringere completamente tra le mani.

Quanto tempo dedichi al tuo lavoro?

Negli ultimi due anni ho dedicato la maggior parte del mio tempo alla Magia. Nel 2010 ho finito di scrivere l’ultimo romanzo non ancora pubblicato: “Solo per i tuoi occhi” e subito dopo ho dedicato ogni attimo all’Illusionismo. Ho preparato gli show che mi hanno “lanciato” definitivamente nel grande mondo dello spettacolo. Dunque, tra prove e lavoro, ne sono stato quasi completamente assorbito. In una settimana media, ho passato 4 giorni a settimana studiando in sala prove con le mie ballerine Grandi Illusioni, 6-7 ore al giorno. Durante gli altri 3 giorni studiavo principalmente Manipolazione, Micromagia e Mentalismo. 10-12 ore al giorno. A questo, da aggiungere il lavoro vero e proprio in scena, con una media di 4-5 spettacoli a settimana. In ultimo, le lunghe trasferte: ci siamo esibiti in tutta Italia, Francia, Svizzera, Spagna, Nord Africa e ora Oceania. Il poco tempo libero l’ho riservato alle mie due passioni: il pugilato e la narrativa. Ma durante i viaggi si ha tanto tempo per leggere. Meno per indossare i guantoni. Ora la situazione si è calmata. Manca poco e potrò avere molto più tempo libero da dedicare ad altro. Ma l’esercizio è fondamentale: 4-5 ore al giorno per non perdere quello che si ha, 2 ore per fare un passo avanti.

In Italia ci sono molte opportunità lavorative per un illusionista? E all’estero?

L’Italia non attraversa il suo periodo migliore per chiunque, indipendentemente dalla professione svolta. Mi ritengo molto tenace e fortunato, perché il lavoro non mi è mai mancato, sebbene calcare i grandi palchi è sempre fonte di lunghe trattative e forti mal di testa. Ma la caparbietà ripaga. È vero che le cose più importanti che mi stanno capitando arrivano da fuori. Tuttavia, grazie ai freschi successi televisivi, mi auguro che delle buone opportunità si aprano a breve sul fronte italiano. Ci sono alcuni progetti interessanti in cantiere. Uno a teatro, uno in televisione, un altro in un parco divertimenti. Vedremo! Senza dubbio, l’Illusionismo si rivolge ad un mercato di nicchia, ristretto, sebbene sia fruibile da persone di qualsiasi età. È il discorso iniziale: per fare qualche spettacolino per hobby non è un problema. Essere un professionista comporta specifiche esigenze e qui cambia tutto.

Quali sono le maggiori differenze tra lavorare in Italia e lavorare all’estero?

Penso che la differenza fondamentale del lavorare in Magia in Italia o all’estero stia proprio nella mentalità del pubblico. Abbiamo una grande tradizione magica, siamo stati tra i primi nel periodo illuminista e poi rinascimentale a riscoprire la prestigiazione come arte ed intrattenimento. Questo si è perso prima a favore dei cugini francesi e successivamente fiamminghi, ma non solo. Il XX secolo è stato il momento di affermazione della magia statunitense, primato che ancora detengono senza molti rivali. Dunque, l’approccio e la cultura dei diversi paesi influenza la percezione degli illusionisti da parte della gente comune. Saltimbanchi da qualche parte, artisti da teatro in altri luoghi, leggende altrove. Il cuore pulsante della magia oggi batte negli Stati Uniti. Ma in Europa vedo degli ottimi professionisti che portano innovazione e ottime idee. Anche in Sud America ci sono realtà molto interessanti. Insomma, la magia è un prodotto di lusso e funziona dove ci sono molti investimenti nel settore dell’intrattenimento. Inutile dire che una delle mete più gettonate per uno show di magia sia ancora Las Vegas. Ma come avere dubbi a riguardo?

Hai partecipato al nuovo programma di Teo Mammucari, “La grande Magia”. Ci racconti qualcosa dell’esperienza vissuta?

“La grande Magia: The Illusionist”. Una grande vetrina. Un’occasione irrinunciabile. Lo capisco dagli umori discordanti che hanno accolto questo programma nella comunità magica. Si dividono tra i critici e i superficiali. I primi sono infastiditi dalle riprese televisive non “magiche”, i secondi dal fatto di non esser stati invitati. Gli unici contenti sono quelli che vi hanno partecipato. La formula “talent show” è stata necessaria per arrivare ad un pubblico scettico italiano. Tuttavia, tutti gli artisti di questo programma sono campioni nelle proprie discipline, FISM (il campionato del mondo della magia) e partecipano a gran galà in tutto il mondo. Non proprio dei novellini. Essere stati gli unici rappresentanti per l’Italia con le Grandi Illusioni è stata una grande soddisfazione. Insieme a Luca Bono, caro amico e ottimo illusionista, ed Emanuele D’Angeli, abbiamo degnamente rappresentato la magia nostrana senza sfigurare con i talenti straordinari che avete visto. La competizione è stata tutta per il pubblico a casa. Noi tutti eravamo solo felici di esser lì e di poterci esibire. Alcune dichiarazione controcorrente e scandalose: ho sentito critiche feroci al montaggio del programma e all’eccessiva rapidità con la quale sono stati presentati i numeri. È vero. C’è poco di “magico” nelle scelte di regia del programma. Ma il programma non era per maghi, non era un galà riservato a soli illusionisti né un’occasione di ritrovo per soli professionisti. Il programma doveva arrivare nelle case della gente e spaccare i televisori. Il regista ha puntato sullo spettacolo puro. Una scelta tutt’altro che adatta per noi, sminuiti nella parti tagliate a forbice delle nostre esibizioni. Ma vorrei ricordare dove Roberto Cenci ci ha concesso di esibirci e davanti a quanta gente. Ha usato la sua testa praticamente per fare tutto, con il fondamentale aiuto di persone validissime come Walter Rolfo, che ha scelto cosa andava e cosa no. E se la nostra carriera ora decollerà ancora di più è perché lui ha saputo fare il suo lavoro. Noi abbiamo fatto il nostro e il risultato è stato eccellente. Se lo rifarei? Anche domani, nonostante mi abbia chiesto di tagliare musiche o parti coreografiche. Come artista fa male, ma era giusto accettare le sue richieste. Non vendi un Van Gogh a chi non è mai entrato in un museo. L’avventura della “Grande Magia” è stata stupenda. Lunga, dura, difficile, ma grandiosa. Mi hanno accompagnato durante le esibizioni le tre ballerine professioniste che avete ammirato su Canale 5 Maya, Maat e Shamila (Marta Licata, Chiara Villella e Valentina Marmorato), diplomate in accademia di danza a Milano, esempio che essere professioniste non significhi fare solo gli stacchetti o mostrare il lato B. Mi spiace abbiano tagliato il commento di Max Maven dopo la nostra prima esibizione dove riconosceva una grande sintonia tra me e loro e una felice unione tra danza e magia. Nonostante arrivino tutte e tre da un ambiente dove ti insegnano che la tua massima aspirazione è sorridere in tv e mangiare tutte le rivali senza pietà, hanno dimostrato che saper BALLARE è la cosa più importante nella danza. Ringrazio un sincero amico, il mago Oscar Mancia, al secolo Andrea Marin, per il suo aiuto e i consigli fondamentali prima, dopo e durante le esibizioni e chi ci ha concesso la chance di esser lì e provare ad essere tra i migliori al mondo, M. Gérald Mainart. E non è finita. Abbiamo partecipato anche all’ultima puntata dopo la finale, “Master of Illusion”, un gran galà straordinario, dove ci siamo esibiti al fianco di grandi artisti come Aaron Crow, Xavier Mortimer, Sos e Petrosyan e molti altri. Cosa chiedere in più?

Quali sono le difficoltà di una professione come la tua? E i lati positivi?

Le difficoltà della mia professione sono molteplici e credo che molte siano in comune con qualunque forma d’arte si eserciti. Il tempo investito in preparazione e prove non è ripagato né apprezzato da nessuno che non sia del settore e comprenda che, per mettere in scena cinque minuti di buon spettacolo, servono anni di preparazione. Personalmente, non lascio nulla al caso, scelgo personalmente tutto il materiale magico, lo “interpreto” in modo tale che sia in armonia con il personaggio Lord Nobody, e dopo inizia il lungo viaggio per la messa in opera di qualunque nuovo numero. In media, dal momento della scelta del nuovo effetto magico, passano almeno tre anni prima che veda la luce. Perché sia adatto alle grandi platee almeno cinque. Ho la fortuna di avere le mie tre assistenti-ballerine-coreografe (Maya, Maat e Shamila) che svolgono gran parte del lavoro “musicale e coreografico”. Questa mistura esplosiva porta poi agli show che avete visto e che continuerete a vedere! I lati positivi: trovo la Magia incredibilmente stimolante, perché molto, molto difficile. Serve pazienza, tenacia, costanza e la capacità di andare all’essenza degli effetti magici per capirli ed interpretarli adeguatamente. Trovo che copiare sia meschino e di cattivo gusto. Dunque, per offrire originalità, nonostante sia ovvio che si prenda spunto dal già visto o studiato, serve una profonda applicazione. Da questo punto di vista Magia e Letteratura si assomigliano molto: non c’è più un granché da inventare. Sul come raccontarlo è tutta un’altra storia.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

I miei progetti futuri: migliaia di idee, molti pensieri, poche certezze, ma tanti sogni. Sicuramente ora potrò frenare sullo studio della Magia e dedicarmi ad altro. In questi anni ho svolto un lavoro costante e senza pause nella preparazione dei miei due show principali: “Fuga e Libertà” e “Il sesto senso emsg”. Ora è il momento di lavorare solo sulla scena e perfezionarlo con le mie coreografe-ballerine. Lavorativamente, come ho già detto, ci sono diverse opportunità interessanti ed ho la fortuna di poter compiere scelte e di non accettare qualsiasi cosa arrivi. Il fatto di conoscere l’inglese come l’italiano, il francese, spagnolo ed il cinese pone pochi limiti anche a viaggi molto distanti, sebbene gli spettacoli siano quasi sempre interamente musicali, dunque internazionali. Teatro, Grandi Galà, Navi da Crociera, Televisione, Tournée in giro per il mondo. Vedremo cosa accadrà. Lavoro con un team eccezionale e questo mi mette al riparo da qualunque paura e timore. Un desiderio: una lunga tournée teatrale anche in Italia.

Potresti raccontare ai nostri lettori un piccolo trucco di magia, svelandone il segreto?

Un piccolo segreto di Magia? Uhm… difficile… ma non impossibile. Andate sul mio sito www.lordnobody.com, dove ci sono anche diversi video di micromagia. Oppure semplicemente scrivetemi e chiedete. Se possibile, vi aiuterò a trovare la soluzione e presentare nel modo migliore un effetto magico nuovo di zecca ai vostri amici. Promesso!

Qual è il tuo obiettivo finale?

Il mio obiettivo finale? Ma di certo la conquista del pianeta Terra! No, meglio la pace nel mondo… Oppure che tutti siano felici? Insomma, il mio vero obiettivo finale è quello di esser immortale. Ma non chiedetemi la formula magica per questo prodigio. È un segreto…

Ma soprattutto, dove termina la realtà e comincia la magia?

Vivo costantemente immerso in un mondo di Magia, ma questo non mi impedisce di apprezzare e condividere la realtà con le persone che amo. Leggo e studio di uomini e donne ed eventi del passato con la stessa gioia con la quale vivo ogni giorno, cercando di conoscere, senza che questo entri in contrasto con la felicità degli altri. Non sopporto il pensiero che si possa esistere sulle spalle e sulle difficoltà altrui. Per questo continuerò a scrivere e fare magia al meglio delle mie possibilità. Un ringraziamento costante al dono della vita e alla fortuna di poterla godere al pieno delle mie forze.

emsg@lordnobody.com

a cura di Nicole Cascione

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