“La Stampa” e l’illusionismo

Il momento d’oro degli illusionisti: “La crisi ci fa belli”

È boom di spettacoli itineranti e programmi tv. “In epoche di incertezza ci si rifugia nel sogno”

Che cosa significa se anche il cinico e razionale Woody Allen, la cui unica debolezza in materia di imponderabile pare essere la psicanalisi, sceglie di raccontare una storia di illusionisti e (falsi) sensitivi? È vero, non è la prima volta che in un film li tira in ballo, ma in «Magic in the Moonlight» sono i protagonisti assoluti: un mago che va in scena spacciandosi per cinese, smessi questi panni, dilettandosi nello smascherare sedicenti medium, si infiltra in casa di una vezzosa fanciulla che si finge tale. L’amore scocca il suo dardo e l’impossibile diventa (doppiamente) possibile: lo scettico cade nella trappola dei sentimenti e crede. Parla della magia dell’amore Allen, ma anche di come sia facile credere nell’impossibile.

Il trucco c’è

Come ogni illusionista ben sa, il pubblico adora stupirsi davanti a magie, levitazioni, sparizioni, fughe o lettura del pensiero. Un po’ a tutti piace sentirci come bambini davanti a Babbo Natale. Sappiamo che è impossibile ciò che vediamo, ma il trucco è così ben congegnato che ci piace pensarlo vero. La Grande Magia – come insegnava Eduardo – è credere in quello che noi vogliamo sia vero, meglio la fuga nell’irrealtà della dolorosa verità. E allora ecco che, in tempi tristanzuoli, di crisi e pessimismo, cresce il numero e il seguito di questi manipolatori della realtà, prestidigitatori, illusionisti, escapologi, mentalisti… Un altro momento di grande auge furono non a caso gli anni Venti, postbellici, confusi e sull’orlo del baratro: gli anni in cui Allen ambienta «Magic in the Moonlight» e in cui raggiunse il culmine quest’arte. Gli anni, anche, del leggendario Houdini, l’uomo che nessuna catena e nessuna gabbia imprigionava (il 7 e 8 gennaio su DMax il film sulla sua vita, con Adrian Brody a ripeterne le mirabolanti gesta).

Il potere della mente

Fino a qualche anno fa relegati in tristi sale di provincia, in Italia avevano vita dura. C’erano i prestidigitatori Silvan e Binarelli, l’ipnotizzatore Giucas Casella… I maghi per ridere Forest e Oronzo. Poi fu il Mago Copperfield, tanto famoso da potersi permettere per un certo periodo una fidanzata bella come la top model Claudia Schiffer. E tutto cambiò. Il toscano Gaetano Triggiano è considerato il suo erede: ne ha portato il verbo e la spettacolarità tra noi. Da un anno e mezzo fa il tutto esaurito in teatri e palazzetti con «Real Illusion» (il 21 marzo a Torino al teatro Colosseo). Anche Francesco Tesei gira l’Italia in lungo e in largo con il suo «Mind Juggler». Ma la sua magia è diversa, di testa: lui è un mentalista, ovvero pare leggere nel pensiero di chi trascina sul palco. La sua arte non è soprannaturale ma «banale» spirito di osservazione, delle espressioni e del linguaggio corporeo, come spiega in «Il potere è nella mente», edito da Rizzoli. Per vederlo all’opera, sul web si trovano pillole dal programma che fece per Sky Uno un anno fa. Dal palco al piccolo schermo è percorso recente, ma non è l’unico ad averlo compiuto. Anche perché serie come «The Mentalist», «Lie To Me» o «Psych» hanno reso ancora più popolari questi indagatori dei comportamenti umani.

La scuola anglosassone

Il piccolo schermo ha amplificato un fenomeno già in crescita. La tv ha reso illusionisti come Dynamo, come David Blaine o Derren Brown specie di rockstar della magia. Celebre per essere levitato sopra The Shard, il grattacielo londinese progettato da Renzo Piano più alto d’Europa, Dynamo con il suo programma «Magie dell’impossibile» (ultima puntata di stagione il 29 dicembre su DMax) è stato visto da oltre 250 milioni di spettatori in 180 paesi. E questo inglese dall’adolescenza difficile è oggi tanto popolare da essere stato scelto come protagonista dello spot e della campagna di lancio internazionale della Fiat 500X.
David Blaine, considerato il nuovo Houdini, di speciali tv ne ha girati una ventina: dal 5 gennaio DMax gli affida il lunedì sera, con tre titoli in sequenza, in cui si alternano i suoi numeri impossibili e il disvelamento di qualche segreto professionale. Mentalista internazionalmente noto è Derren Brown, gran manipolatore: su Italia 1 va in onda il suo «I trucchi della mente» dove spesso spiega il trucco. Anglosassoni per lo più (perché è la scuola più famosa e accreditata), è invece italiano un ospite fisso del programma di Italia 1 «Adam Kadmon: Rivelazioni»: Luigi Angrisano in arte Lyon Harvey. Evidentemente l’inganno per un buon mago parte già dal nome.

http://www.lastampa.it/2014/12/21/societa/il-momento-doro-degli-illusionisti-la-crisi-ci-fa-belli-XUjzK8vNz55mHmEEGo8dBO/pagina.html

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