Woody Harrelson: mago del crimine

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Abbiamo incontrato la star di «Now You See Me», thriller sul mondo dell’illusionismo interpretato anche da Mark Ruffalo e Morgan Freeman.

Nel gruppo di attori di culto del cinema americano contemporaneo Woody Harrelson ha certamente un posto speciale. Anticonformista, schierato politicamente, spavaldo nelle scelte artistiche, l’attore texano ci ha abituato a scelte spesso estreme, comunque sempre originali. Da «Assassini nati» a «Larry Flint – Oltre lo scandalo», da «La sottile linea rossa» a «Non è un paese per vecchi»: la carriera di Harrelson parla da sola. Noi lo abbiamo incontrato per «Now You See Me – I maghi del crimine» di Louis Leterrier, una delle sorprese del 2013, dove interpreta l’ipnotista Merritt McKinney. Ecco cosa ci ha raccontato con la sua solita ironia e libertà.

Come ti sei avvicinato a questo progetto?

Jesse Eisenberg me ne ha parlato. Potrebbe addirittura essere stato lui a suggerirmi alla produzione per quanto ne so. Stavamo pranzando insieme a New York e mi ha menzionato il film. Mi pareva interessante, sembrava lo spunto per un romanzo. In seguito ho letto la sceneggiatura e l’ho trovata molto buona. Poi naturalmente c’erano Mark Ruffalo, Morgan Freeman, Michael Caine e Isla Fisher, che erano già tutti dentro al progetto. Qualche volta si deve scommettere e andare a vedere cosa succede…

Per questo film avrai sicuramente fatto alcuni esercizi specifici. Cos’hai imparato nell’entrare nei panni di un prestigiatore?

Ho lavorato molto sul linguaggio del corpo di un mago. Non ne sapevo molto di lettura della mente. L’ipnosi soprattutto mi ha affascinato moltissimo, ho provato spesso a ipnotizzare delle persone durante la lavorazione del film e un paio di volte ci sono andato molto vicino. Devi avere molta fiducia in te stesso e mirare dritto al tuo obiettivo: io ero così emozionato che m’innervosivo. È difficile perché si deve procedere per gradi, ho lavorato con un mentalist irlandese, Keith Barry. Non sono mai stato ipnotizzato, anche se la prima volta che l’ho incontrato su Skype potrei giurare di aver sentito il mio corpo muoversi staccato dalla mia mente, o cose del genere. L’energia che prende il tuo corpo è il passo immediatamente precedente all’ipnosi vera e propria.

È vero che una volta hai provato a ipnotizzare Mark Ruffalo?

Assolutamente sì. È stata una delle volte in cui ho creduto di esserci riuscito, quello che penso adesso però è che Mark è un attore talmente bravo da avermelo fatto credere. È stato divertentissimo, una notte memorabile. Mi piacerebbe poterti raccontare tutto quello che è successo, ma è meglio non rivelare certe cose alla stampa.

Lo stile di regia di Leterrier in questo film è decisamente adrenalinico. Come ti sei trovato a lavorare con lui?

Sapevo come girava Louis, è un modo differente, con tutte quelle macchine da presa che volavano sopra le nostre teste durante le scene di magia. Qualche volta questo metodo può interferire con la concentrazione, ma alla fine il risultato è venuto molto bene. Vedere la camera che ti passa oltre quando stai ancora recitando può spiazzare, ma non mi ha più distratto una volta che mi ci sono abituato.

Quale è stata la parte più difficile nella lavorazione?

La sfida più grande è stato l’alto numero di ciak fatti per ogni scena. Molti, spesso vicino ai trenta. David Fincher è un gran regista, non c’è dubbio, ma spesso fa anche cinquanta o sessanta volte la stessa inquadratura, io non penso riuscirei a resistere. Io preferisco poche riprese, non sono uno che si scalda col passare dei ciak.

Quali sono i tuoi gusti cinematografici?

Sono molto aperto in fatto di film, non ho un mio genere preferito. Posso dirti senz’altro cosa non mi piace: l’horror. Mi spaventa troppo. È vero, ho fatto un film di zombie (Benvenuti a Zombieland», ndr.), ma era una commedia! E mi sono spaventato lo stesso. Con un film come «Io sono leggenda», ad esempio, me la sono fatta sotto. Grande regia, sono entusiasta di aver lavorato con Francis Lawrence nel secondo «Hunger Games». La performance di Will Smith poi è stata fenomenale: quello è il film che mi ha convinto che Will è un grande attore. Io non potrei fare un ruolo del genere, non sarei a mio agio e mi darebbe gli incubi.

Però in passato hai interpretato personaggi spaventosi…

Certo! [Sorride compiaciuto.] Il mio prossimo sarà uno dei peggiori, detestabile. È un film di cui però ancora non posso parlare…siamo qui per promuovere «Now You See Me», non la mia carriera futura!

Torniamo allora al film di Leterrier. In qualche modo è una storia su persone che vogliono pareggiare i conti. Tu hai dei conti in sospeso?

In effetti ci sarebbero un paio di giudici su cui mi piacerebbe rifarmi un po’…

E se avessi la possibilità rubare qualcosa come i protagonisti del film?

Penso mi prenderei la prima edizione di qualche grande libro, magari un classico di Henry Miller o William Faulkner. Oddio, adesso potrei anche comprarmeli in effetti…

Potendo entrare nella mente di qualcuno invece chi sceglieresti?

Un paio di idee ce le ho. Una è senz’altro mia moglie, che è così brava a non farmi capire cosa le passa per la testa. Un’altra è Dick Cheney, m’incuriosisce perché rappresenta tutte quelle forze in questo mondo a cui sono diametralmente opposto. Mi piacerebbe davvero capire cosa pensa quell’uomo. Penso che dietro ci sia una semplicissima avidità.

C’è una scena di «Now You See Me» che preferisci?

La scena più divertente è stata quella in cui sto sdraiato sul divano, perché sono riuscito a rubarlo con la mia velocità a Jesse Eisenberg e Dave Franco che lo avevano adocchiato prima di me. Dave in particolare c’è rimasto male, pensava di essere più veloce di un «nonnetto» come me. Alla fine quello che ho dovuto fare quel giorno è starmene sdraiato sul divano a leggere. Davvero non male.

Ultima domanda. Credi nella magia?

Ci credevo da bambino e ancora ci credo. Sono un attore, non posso fare altro…

(Adriano Ercolani )

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