Magic Work Group #recensione #review

Ieri sera, presso il Teatro Magico (Accademia per lo spettacolo) di Eleonora di Cocco a Velletri, si è svolta la conferenza di Andrea Boccia per il gruppo Magic Work Group.

Lo spazio è ben attrezzato e confortevole e ricorda un club culturale con tanto di palcoscenico per fare performance di qualsiasi genere (vi si svolgono corsi di teatro, danza e canto oltre a quelli di magia).

Per il sottoscritto fare cultura (non solo magica) e l’insegnamento devono sempre svolgersi in un’atmosfera come quella di ieri sera dove tutto era improntato alla comunicazione, alla passione, allo scambio di idee e opinioni. Non c’erano ego in campo, ma un gruppo di solidi professionisti e appassionati a partire dall’entusiasta e coinvolgente Filippo Cignitti capitano del gruppo che ha ideato e ospitato la conferenza. Questo fantastico gruppo edita mensilmente anche una rivista, riservata ai soci, che a fine anno viene rilegata in un bel libro con tanto di codici per poter andare a rivedere i video delle varie esibizioni.

L’importanza di conferenze come quella di Boccia, sempre a mio avviso, non è tanto quella di aver insegnato alcuni giochi (o trucchi che dir si volgia) al nutrito pubblico presente in sala, ma aver parlato di teatro, di come creare un’esibizione, dell’importanza di conoscere la storia e la cultura della disciplina di cui siamo appassionati, la memoria storica che ci ha portati a questo momento e come effetti del passato possano ancora essere attuali reinterpretandoli.

Boccia ha spiegato come coinvolgere il volontario chiamato ad assisterci, come sia importante la fantasia nella nostra esecuzione perché è quella che poi, in un passaggio a cerchio, lo spettatore proverà assistendo alla nostra esibizione e la riverserà di nuovo verso di noi attraverso le emozioni, le reazioni e ciò che lo spettacolo gli ha donato.

Sono stati analizzati gli equilibri, i colori della possibile esibizione e la differenza tra dilettante e professionista dove per dilettante si va a indicare colui che non comprende quanta preparazione ci voglia per andare a esibirsi innanzi a un pubblico.

Tutti hanno assistito in religioso silenzio, si sono lasciati coinvolgere, hanno posto domande interessanti e intelligenti e non hanno avuto timore a richiedere le spiegazioni di alcuni passaggi perchè non si sentivano alunni innanzi a uno maestro, ma membri di uno stesso equipaggio.

Una serata di condivisione e crescita come devono (dovrebbero?) essere sempre incontri di questa tipologia che, ovviamente, si è concluso con una bella riunione attorno a un tavolo dove tra una battuta e un aneddoto si è continuato a fare cultura e non solo gastronomica.

 

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