Intervista: l’arte del ventriloquo Samuel a Blink

Di Giulia Galliano Sacchetto

Quando la magia si fa con i suoni: l’arte del ventriloquo Samuel a Blink

“Meno il pubblico si accorge che sei bravo, più sei bravo”. Questa è l’idea principale intorno a cui ruota l’arte di Samuel, ventriloquo pluripremiato nonché vincitore nel 2013 di Italia’s Got Talent, che è stato protagonista, con il suo Ventriloquialternativa, del secondo appuntamento della rassegna Sim Sala Blink, organizzata dal circolo Blink di Dronero.

Ventriloqui si nasce o si diventa?

Credo che ventriloqui si possa diventare, al di là della predisposizione fisica della persona. L’importante è la predisposizione mentale verso un’arte che pretende una buona dose di esercizio. Poi certo avere un palato alto può aiutare, ma l’importante è la testa.

Quando crei un nuovo personaggio segui un processo strutturato o sono idee improvvise che ti vengono?

Sono idee che mi vengono, ma spesso hanno un motivo specifico o sono legate ad un particolare momento o ad un fatto. Per esempio, il tigrotto Tyson è nato per un programma televisivo. Però capita anche che alcuni me li inventi per pazzia o semplicemente perché mi va di farlo.

C’è un tuo personaggio a cui sei più affezionato?

No, sono legato a tutti. Credo sia perché sono io a pensarli, poi a disegnarli e a portarli a chi me li cuce… sono tutti parte di me.

Per un mago lavorare in tv o in teatro è completamente diverso… vale la stessa cosa anche per un ventriloquo?

Diciamo che un ventriloquo non ha necessità di cambiare l’effetto, come invece spesso deve fare un mago. Credo che ciò che differisce tra tv e teatro sia la credibilità. Già la ventriloquia in sé è una cosa strana, quando viene fatta in tv è ancora meno credibile perché la voce potrebbe benissimo essere riprodotta da uno strumento e non dal ventriloquo. Dal vivo questo non succede, la gente effettivamente sente che la voce viene da te. In questo senso in tv conta di più il visivo, quindi le espressioni o gli atteggiamenti del ventriloquo e del pupazzo, rispetto al parlato: per esempio la classica gag del ventriloquo che fa parlare con voci strane due persone del pubblico rende molto di più dal vivo, in teatro, che non in tv.

Ci sono affinità tra ventriloquia e magia?

Sì, anche se apparentemente sembrano due mondi distanti. Il ventriloquo in un certo senso fa qualcosa di magico perché fa parlare un oggetto (il pupazzo) che normalmente non potrebbe farlo.

Ti sei esibito per molti pubblici diversi, per nazionalità, lingua, cultura… il tuo spettacolo cambia a seconda di chi hai di fronte?

Bisogna adattarsi perché ogni popolo ride e piange in maniera diversa. E che tra una lingua e l’altra ci sono parecchie differenze: per esempio l’italiano si basa molto sui doppi sensi, cosa che non vale per altre lingue. Ma tu come artista hai il dovere di provare a far divertire chiunque, indipendentemente dalla sua provenienza geografica.

In questo senso un buon allenamento sono le navi da crociera giusto?

Sì, perché lì c’è un pubblico internazionale, lo stesso presentatore quando introduce lo spettacolo lo fa in più lingue. Tendenzialmente in questi contesti si usa una comicità diversa basata, più che sui giochi di parole, sugli atteggiamenti, gli imbarazzi del ventriloquo e/o del pupazzo. Perché una faccia imbarazzata la capiscono tutti, che siano italiani, russi, cinesi… E quando vedi tutto il pubblico che ride è una grande soddisfazione perché sai di aver raggiunto il tuo obiettivo come artista.

A proposito di pubblico, come ti è sembrato quello dell’Iris di Dronero?

Un pubblico molto bello, caldo e propositivo. Anche le persone che sono venute sul palco sono state fantastiche.

Se dovessi descrivere Blink con una parola quale useresti?

Direi “magico” ma credo sia troppo scontato… quindi dico “miracolo”, che secondo me è una parola molto magica perché indica qualcosa che non ha spiegazioni… un po’ come la magia.

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