Conferenza di Ottavio Belli #conferenza #lecture #recensione

Ieri sera, presso la sede del Gruppo Regionale Lazio – Lamberto Desideri del C.M.I Ottavio Belli ha tenuto un’interessantissima conferenza a un pubblico molto numeroso e attento.

Incontri come questo sono momenti d’oro che non si possono trovare in nessun tutorial per due semplici motivi:

  1. abbiamo a portata di mano un grande professionista e la sua esperienza
  2. scambiando le opinioni vengono fuori altri argomenti o spunti di riflessione

Belli ha fatto vedere degli effetti di close-up davvero notevoli, ma sono stati i concetti che li hanno accompagnati a essere il vero fulcro del tutto partendo dall’idea di misdirection e come renderla innovativa anche nei confronti degli stessi prestigiatori.

L’importanza della prospettiva di dove il pubblico guarda e come rapportarsi a essa senza mai perdere il contatto visivo. Belli ricordava la sua esperienze cicense dove il pubblico circonda l’artista per cui devi imparare a rapportarti con esso quasi a 360° ed è molto più difficoltoso rispetto a un teatro, ma, nello stesso tempo, è un’ottima palestra.

Ha spiegato come lui avesse imparato gli effetti di close-up vedendoli eseguire e cercando di capirne lo svolgimento, di come sia sia un poco perso il gusto della ricerca avendo ora tutto a portata di mano e di quanto la tecnica sia fondamentale, ma che si debba essere pronti anche a dover compiere numeri dove non è possibile applicarla (se a casa di amici ci chiedono un gioco e hanno le carte della Modiano per esempio).

Per Belli un numero di close-up deve (giustamente, ma spesso non ci si riflette) avere lo stesso impatto emotivo e di stupore di una grande illusione e per questo si deve non solo rivolgerci al volontario, ma a tutto il pubblico accertandoci che stiano ben comprendendo ogni passaggio fino alla calata dell’effetto finale e della possibile coda.

I concetti più importanti li ha legati a quattro passaggi: Studio del personaggio, Consapevolezza, Attenzione e Comunicazione andando a spiegarli nel dettaglio attingendo a numerosi aneddoti della sua vita che dopo un’iniziale, possibile risata, sono fonte di riflessione e si capisce quanto lui ci stia insegnando.

Ha dato preziosissimi consigli su come entrare, stare e uscire di scena e questo, come gli dicevo mi ha ricordato la prima lezione che tenne Lindsay Kemp al corso per registi a cui partecipavo dove ci insegnò l’importanza dell’inchino finale. Questo per sottolineare come Belli, ieri sera, abbia insegnato, anche ai molti ragazzi presenti, cosa voglia dire stare in scena e le attenzioni che dobbiamo riservare a ogni dettaglio.

Ha sottolineato anche come lui abbia imparato molti giochi nei vari gruppi, ma che solo la Silvan Magic Academy lo ha trasformato in un mago proprio per il livello degli insegnanti e per l’esperienza da loro trasmessa.

Sarà per il settore di cui mi occupo, ma conferenze come questa valgono mille volte di più di qualsiasi trucco insegnato anche perché come diceva Belli la magia ha un’arte e vi sono delle regole, una grammatica da imparare. Se non sappiamo queste non si fa arte, ma solo dei giochi.

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