Il Codice dell’illusionista #recensione #review

La celebre giallista svedese Camilla Läckberg firma una trilogia di gialli con il noto mentalista connazionale Henrik Fexeus di cui in Italia è uscito il primo volume (prevista l’uscita svedese del secondo volume quest’anno e ancora da definire quando sarà editato il terzo).

L’edizione italiana della Marsilio si segnala per la copertina più brutta delle varie traduzioni internazionali di questo giallo e per aver cambiato il titolo. Un titolo non staccato completamente dal senso del romanzo, ma si poteva benissimo lasciare quello originale (The box).

Il libro ha, per il sottoscritto, due grossi difetti. Il primo è che si insiste forse troppo sulle manie psicotiche dei due protagonisti (soprattutto del prestigiatore) ovvero la poliziotta Mina Dabiri e il mentalista Vincent Walder mentre la seconda è che è abbastanza palese chi si nasconda dietro i delitti da metà romanzo in poi.

Detto questo è un libro molto ben strutturato e ha un’ottima misdirection su più piani perché sembra voler indicare chi è l’assassino in nuce quando improvvisamente cambia le carte in tavola. Come ha alla fine un intreccio, con scambio di situazione davvero forte se non hai ancora individuato il colpevole.

Interessanti le elucubrazioni che compie il mentalista per delineare il profilo dell’assassino e soprattutto come viene affrontato e spiegato il tema illusione/morte/assistenti femminili. Due profonde riflessioni che sono sicuro possono offrire notevoli spunti per gli addetti al settore.

Divertente che vengano spiegate le grandi illusioni senza, in realtà, farlo realmente.

Una serie di giochi di specchi e citazioni che permettono di passare delle ore piacevoli e divertenti.

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