Semplici Miracoli Cartomagici di Biagio Fasano #recensione
di Davide Rubat Remond
SEMPLICI MIRACOLI CARTOMAGICI con un mazzo Segretamente Preordinato di Biagio Fasano con Roberto Tota
Ci sono libri di cartomagia che insegnano tecniche, altri che raccolgono effetti, altri ancora che prendono un particolare principio e cercano di dimostrare fino a dove sia possibile spingerlo. Semplici Miracoli Cartomagici con un mazzo Segretamente Preordinato appartiene decisamente a quest’ultima categoria, anche se già dopo poche pagine ci si rende conto che il lavoro di Biagio Fasano e Roberto Tota va oltre la semplice raccolta di giochi automatici. Il titolo contiene quasi tutto quello che bisogna sapere: i miracoli sono semplici perché una parte importante del lavoro viene affidata ad un mazzo che, all’insaputa del pubblico, possiede un ordine preciso, ma ciò che appare semplice nell’esecuzione nasconde spesso una costruzione matematica e cartomagica molto più raffinata. Il volume raccoglie 24 effetti originali Self-Working o Semi-Automatici, ai quali si aggiunge un effetto Bonus assolutamente inedito, sviluppati attraverso diversi ordinamenti ciclici, varianti di stack conosciuti e strutture create appositamente per ottenere determinati risultati.
Biagio Fasano non è nuovo a questo genere di ricerca. Da molti anni lavora sugli ordinamenti matematici, sul Si Stebbins e sulle sue possibili evoluzioni, oltre ad avere dedicato una parte importante della propria produzione agli effetti di Carta al Numero (ACAAN). Nella sua prefazione racconta anche come il lavoro sul Si Stebbins lo abbia portato progressivamente a modificarne la struttura, cercando soluzioni che permettessero di conservare le proprietà utili dell’ordinamento ciclico rendendolo però meno facilmente riconoscibile. È proprio da questo tipo di ricerca che nasce gran parte del materiale presente nel libro. Roberto Tota segue invece un percorso differente ma perfettamente complementare; nella sua introduzione racconta il proprio interesse per i mazzi preordinati, nato molti anni fa attraverso la letteratura magica e sviluppato successivamente con lo studio di diversi sistemi.
L’incontro tra i due ha prodotto una collaborazione che nel volume si percepisce continuamente, perché alcune idee appartengono chiaramente alla ricerca di Biagio, altre nascono dal lavoro di Roberto, ma molte sembrano essere il risultato naturale di un continuo scambio tra i due. Il mazzo preordinato è uno di quegli argomenti che divide da sempre chi si occupa di cartomagia. C’è chi lo considera quasi una scorciatoia e chi invece, giustamente a mio avviso, vede nello stack uno strumento straordinario, una sorta di meccanismo invisibile che permette di ottenere effetti impossibili senza dover dimostrare continuamente la propria abilità manuale. Naturalmente tutto dipende da come viene utilizzato; un ordinamento troppo evidente, oppure una procedura eccessivamente rigida, può trasformare una buona idea in un esercizio matematico, mentre quando il principio rimane completamente nascosto allo spettatore ci si trova davanti ad una delle armi più potenti della cartomagia. È proprio su questo secondo terreno che si muove il libro. Il punto di partenza non poteva che essere il Si Stebbins, probabilmente il più conosciuto tra gli stack ciclici e anche quello che, almeno apparentemente, sembra avere meno segreti da raccontare.
E invece già nelle prime pagine si comprende quale sarà la filosofia dell’intero volume: prendere un principio conosciuto, modificarlo, spostarlo di qualche passo, a volte soltanto apparentemente, fino a creare nuove possibilità. Nascono così Si Stebbins 4, Snibbets 4, Si Stebbins 5 e Snibbets 5, ordinamenti che conservano alcune caratteristiche del classico sistema ma ne cambiano la struttura, introducendo successioni differenti e rendendo meno immediata l’individuazione del preordinamento. Interessante anche l’attenzione dedicata alla preparazione pratica dei vari stack, spiegata in maniera molto dettagliata e accompagnata da grandi immagini del mazzo completamente disteso, che consentono di verificare immediatamente il corretto posizionamento delle carte. Da questi ordinamenti nascono effetti che spesso hanno una caratteristica che personalmente apprezzo molto: lo spettatore ha la sensazione di poter fare quasi tutto. Taglia il mazzo, mescola quando è possibile, sceglie liberamente, distribuisce carte, decide numeri, colori e valori; nel frattempo l’illusionista sembra limitarsi ad accompagnare quello che sta accadendo.
Il Percorso che Conduce alla Scelta è un buon esempio di questa filosofia, perché una carta viene scelta dopo che spettatore e prestigiatore hanno mescolato separatamente due metà del mazzo e, attraverso una successione di passaggi gestiti dallo spettatore, quella stessa carta finisce per essere ritrovata. La procedura è costruita in modo tale che la preparazione rimanga completamente nascosta e l’impressione finale sia quella di un percorso casuale che, inspiegabilmente, conduce sempre nello stesso punto.
Molto bello Self-Revealing Mystery Card, dove una carta misteriosa viene isolata prima ancora della scelta e soltanto alla fine rivela di essere collegata in maniera impossibile alla carta liberamente indicata dallo spettatore. È un effetto che sfrutta bene uno dei principi fondamentali della magia con un mazzo preordinato: il segreto è già presente prima ancora che il pubblico sappia che cosa dovrà accadere. La carta misteriosa rimane visibile sul tavolo e diventa quasi una promessa, qualcosa che apparentemente non può più essere modificato, mentre tutto ciò che accade successivamente sembra allontanarsi sempre di più da qualsiasi possibilità di controllo. Quando alla fine le due realtà si incontrano, il risultato appare inevitabile soltanto dopo che si è verificato, che è una delle caratteristiche dei migliori effetti automatici.
Poker Previsto e Poker Imprevedibile! è invece costruito sul contrasto tra previsione e casualità e dimostra quanto uno stack possa essere sfruttato non soltanto per localizzare una carta, ma per costruire un effetto in più fasi con un finale crescente. Il mazzo viene tagliato e manipolato apparentemente senza particolari limitazioni, fino alla formazione di una prima mano di Poker; quando sembra che l’effetto sia concluso arriva un secondo risultato, totalmente inatteso. È proprio questo genere di costruzione che rende molte routine del libro interessanti anche dal punto di vista della presentazione: non ci si limita al classico “hai scelto una carta e io la ritrovo”, ma si creano piccole storie, coincidenze, giochi, viaggi nel tempo e situazioni nelle quali il principio matematico diventa soltanto il motore nascosto dell’effetto.
Un altro effetto che mi ha incuriosito è Il Poligrafo delle Verità Gemelle, costruito per due spettatori e basato sulla rivelazione di una coppia di carte. Qui il tema delle carte gemelle viene inserito all’interno di una presentazione che simula una macchina della verità; gli spettatori possono mentire o dire la verità rispondendo alle domande dell’illusionista, ma le loro carte vengono comunque individuate. È il tipo di effetto che dimostra bene quanto gli autori tengano alla presentazione: il procedimento matematico non viene semplicemente nascosto, viene rivestito da una storia che gli fornisce una ragione d’esistere. Questo aspetto è importante perché uno dei problemi storici della cartomagia matematica è proprio quello di far compiere allo spettatore operazioni che non hanno alcuna giustificazione; quando invece ogni passaggio entra naturalmente nel racconto, quello che sulla carta potrebbe sembrare un procedimento diventa spettacolo.
Procedendo nella lettura gli ordinamenti diventano progressivamente più complessi e interessanti. Il Si Stebbins viene trasformato fino ad assumere configurazioni difficilmente riconoscibili persino da chi conosce bene il principio originale; il lavoro fatto sugli stack non ha però soltanto lo scopo di camuffare il sistema di partenza, ma soprattutto quello di ottenere nuove proprietà. È questo, secondo me, uno degli aspetti più importanti del volume. Non abbiamo semplicemente una serie di effetti che utilizzano mazzi preparati differenti, ma una vera ricerca sulle possibilità offerte dal preordinamento.
Tra gli effetti più ambiziosi compare Playing a Card At Number with the KING of Undetectable Stacks, un ACAAN completamente automatico nel quale lo spettatore può indicare una carta e, attraverso la particolare struttura del mazzo, vengono determinati valore, seme e numero necessari per ritrovarla. L’ACAAN è un argomento particolarmente caro a Biagio e in questo caso torna sotto una forma differente rispetto a quelle raccolte nel precedente ACAANimenti Cartomagici. Anche qui ciò che colpisce non è tanto il fatto che ci sia un ordine matematico dietro l’effetto, ma che alla fine questo ordine sembri non esserci mai stato; il mazzo conserva inoltre la propria struttura e può essere rapidamente riportato alla condizione iniziale.
L’effetto Bonus A.C.A.A.N. Bifronte! è probabilmente uno dei capitoli che gli appassionati della Carta al Numero leggeranno con maggiore curiosità. Lo spettatore determina attraverso scelte apparentemente casuali una carta e un numero e, quando tutto sembra già definito, l’effetto cambia prospettiva mostrando una seconda possibilità, come se il mazzo potesse essere letto da due direzioni differenti. È un principio molto intelligente, perfettamente coerente con l’intero libro, perché ancora una volta l’ordinamento non serve semplicemente a sapere dove si trova una carta, ma diventa una vera macchina capace di produrre l’impossibile.
Molto interessante è anche il passaggio allo stack TriColor, ideato da Roberto Tota, un ordinamento molto interessante ed originale, che permette di sviluppare effetti molto differenti tra loro. Una Serie di Eventi Fortunati è una vera piccola storia costruita con le carte; tempo, spazio e destino vengono utilizzati per accompagnare la ricerca di una figura femminile, fino ad arrivare ad una serie di coincidenze che sembrano accumularsi una sull’altra. Mi piace particolarmente quando un principio matematico viene utilizzato in questo modo, perché la matematica scompare completamente dalla percezione dello spettatore e rimane soltanto la narrazione. Lo stesso avviene in Reiterato Tentativo di Fuga, dove la ricerca di un ladro diventa un’indagine e le informazioni ricavate dalle carte vengono trasformate nelle coordinate necessarie per individuarlo; oppure in Doppia Predizione di un Viaggio nel Tempo, in cui passato e futuro diventano il pretesto per arrivare ad una doppia coincidenza finale.
Dopo gli stack ciclici e il TriColor trova ampio spazio il VR Stack Pro, con una serie di effetti dai titoli già molto significativi: A.C.A.A.N. C.O.M.A.N.D.O., PreCog POKER, Triple Transfer, Divinations Escalation, Poker Coincidence, Impossibile 2 C, V.R. A.C.A.A.N. e S.E.M.P.E.R.. Seguono poi gli Stack Speciali, ordinamenti specificamente costruiti per singoli effetti, con Il Tesoro di Barbanera, La Misteriosa Chiamata della Gemella, Carta Profetizzata al Numero, Infernale Divinazione e C.A.T. 2 F.A.T. Gli autori non si limitano a proporre variazioni di uno stesso principio, ma cercano continuamente applicazioni differenti, passando dalla divinazione al poker, dagli ACAAN alle coincidenze, fino ad arrivare ad effetti costruiti attorno ad uno stack esclusivo. Questo è un aspetto che considero particolarmente interessante perché permette di intuire la vera dimensione del lavoro di Biagio Fasano e Roberto Tota. Inizialmente sembra quasi di trovarsi davanti ad un libro sul Si Stebbins e sulle sue varianti; andando avanti ci si accorge invece che la famosa preordinazione rappresenta soltanto il punto di partenza di un percorso molto più ampio. Si passa da ordinamenti ciclici facilmente riconoscibili a strutture sempre più sofisticate, fino agli stack speciali concepiti per ottenere un unico preciso miracolo. È probabilmente qui che il libro trova la propria identità più forte: non insegna semplicemente un sistema, insegna un modo di pensare il mazzo preordinato.
Uno dei punti di forza di questo volume, che ritengo sia fondamentale per manuali pratici e tecnici come questo, è la grande quantità di immagini; non soltanto semplici fotografie inserite per abbellire il libro, ma fanno parte della spiegazione: mostrano la disposizione completa degli stack, i passaggi più delicati, la posizione delle mani, i mazzetti sul tavolo e soprattutto permettono di seguire visivamente procedure che, descritte soltanto a parole, sarebbero inevitabilmente più difficili da comprendere. Le immagini hanno uno stile illustrato molto particolare, altre mostrano direttamente l’esecuzione dell’effetto; il risultato è un libro estremamente visuale nel quale è difficile perdere il filo anche quando la procedura diventa più articolata.
Ho apprezzato molto anche il lavoro sui crediti. I riferimenti agli autori e ai principi precedenti non vengono nascosti, ma diventano parte integrante della spiegazione. Nel corso delle pagine incontriamo Si Stebbins, John Bannon, Gene Finnell, Jay Ose, Aldo Colombini, Roberto Giobbi e molti altri; in questo modo è possibile seguire una sorta di genealogia delle idee e comprendere come un principio possa essere ripreso, trasformato e adattato fino a generare qualcosa di nuovo. Non è soltanto una forma di correttezza nei confronti della storia della cartomagia, è anche un ottimo strumento per chi vuole approfondire l’origine dei vari concetti. Il volume si conclude infatti con una bibliografia e con una lunga serie di ringraziamenti che restituiscono bene l’ambiente nel quale questo materiale è nato, è stato discusso, provato e modificato nel corso del tempo.
Naturalmente un libro interamente dedicato ai mazzi preordinati richiede una premessa: bisogna avere voglia di preparare il mazzo. Ma una volta superato questo piccolo ostacolo, ci si rende conto che lo sforzo richiesto prima dell’esecuzione viene ampiamente ripagato durante la performance. La maggior parte degli effetti non richiede particolari abilità tecniche e molti sono completamente Self-Working; questo non significa però che siano effetti per principianti nel senso riduttivo del termine. Al contrario, proprio perché le mani sono libere dal problema tecnico, diventano ancora più importanti la presentazione, il ritmo e la capacità di trasformare il procedimento in magia. Automatico non significa necessariamente semplice nell’effetto percepito dal pubblico, e alcune delle routine presenti nel libro producono risultati assolutamente sproporzionati rispetto allo sforzo tecnico richiesto.
In conclusione, Semplici Miracoli Cartomagici con un mazzo Segretamente Preordinato è un libro che consiglio senza difficoltà agli appassionati di cartomagia matematica, agli amanti degli stack e soprattutto a chi considera il mazzo preordinato non come un limite, ma come una straordinaria possibilità. Ci sono effetti più semplici e immediati e altri molto più articolati, alcuni probabilmente verranno soltanto letti e studiati, altri invece fanno venire immediatamente voglia di preparare il mazzo per vedere se davvero tutto può funzionare così bene. Ed è forse proprio questo il pregio più grande del libro: durante la lettura viene continuamente voglia di prendere un mazzo di carte e provare. Biagio Fasano e Roberto Tota hanno preso uno dei principi più antichi della cartomagia, lo hanno girato, modificato, nascosto, complicato quando necessario e semplificato quando possibile, dimostrando ancora una volta che un mazzo segretamente preordinato, nelle mani giuste, può fare cose che sembrano davvero impossibili.
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