Walter Maffei – intervista di Roberto Bombassei

“Ci sono pittori che trasformano il sole in una macchia gialla, ma ci sono altri che con l’aiuto della loro arte e della loro intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole.” Pablo Picasso

Ci conosciamo da moltissimi anni e sempre ho la sensazione, quando sto con lui, che qualcosa di magico possa apparire da un momento all’altro. Walter, come tutte le persone di talento, quello vero ha scoperto la sua vocazione per il teatro fin dall’infanzia, affascinato dalla varietà di TV 70/80 ‘s e il cinema di Chaplin e Fellini.

Allo stesso tempo, ha sentito un naturale interesse per la magia dopo aver letto il libro di Silvan. Ha iniziato, così, una formazione self-made che lo ha portato, già in giovanissima età, ad essere un esecutore professionale: la sua “scuola” sono stati pub, night club, cabaret, ristorante a Milano.

Negli anni ’90 ha fatto esperienze all’estero, in particolare negli Stati Uniti, mentre in Italia ha fatto le sue prime apparizioni televisive, dalle stazioni tv locali alle grandi reti e spettacoli in grandi eventi per marchi internazionali.

Gli anni del terzo millennio sono quelli in cui ha lavorato e vissuto a Parigi, lavorando a Disneyland ed in seguito nei teatri off.

Ma non solo questo. Walter, ex parà della folgore, è un esperto paracadutista e, grazie a Lui, ho fatto il primo lancio da 4000 metri viaggiando a 200 Km all’ora.

La mia fortuna è che Walter abita a pochi chilometri da casa mia. Saperlo, mi rende felice perché so che, in qualsiasi momento, ho un amico vicino.

Walter, che cos’è per te la magia?

“Magia, la parola è già di per sé evocativa: è l’evocazione di un potere che, sin dai tempi, si è manifestato come riservato a pochi prediletti, spiritualmente pronti e adatti a svolgere il compito di mago. Ma la magia autentica non è stregoneria o paranormale e il mago, in modo più o meno cosciente, è ciascuno di noi; purtroppo l’era moderna, governata dalla ragione, induce le persone più a ridere del magico che non a cercarlo in quello scrigno di facoltà ormai relegate in un angolo buio dell’inconscio.

Di fatto, la magia è molto più reale e possibile di quanto non si creda, ma per avere accesso al potere magico è necessario un lungo lavoro di “addestramento” e purificazione di sé stessi, che ben pochi hanno la volontà, la costanza e l’intelligenza di intraprendere; la prima cosa da fare, la più difficile, è liberare la mente dalle trappole della razionalità, perché il mondo e il modo in cui viviamo ce lo impediscono. Il mago è, in essenza, colui che riesce a forzare lo scorrere degli eventi, a mutare il destino secondo la propria volontà, a trasformare il presente per governare il futuro; è colui che sa che il futuro non è una realtà fissa ma un continuo divenire, una realtà fluttuante in continua mutazione generata, istante dopo istante, dai singoli atti di volontà di tutti gli esseri umani.

Tutto ciò che, di positivo o di negativo, vediamo accadere nel mondo è il risultato di un atto di volontà, di un singolo o di molti, prodotto oggi o nel passato. Chiunque sia in grado di interpretare il presente per prevedere il futuro non è un sensitivo ma qualcuno che vede il mondo in maniera reale, non come ce lo dipingono; i media, in particolare la televisione e internet, hanno l’enorme potere di manipolare le menti e di influenzare gli eventi, ma chi non cade nella trappola è sulla buona strada per diventare mago. Infatti, come già detto, quel che accade nel mondo è il risultato di un atto di volontà, che si trasforma in un atto magico quando lo scopo diventa il bene dell’umanità; ma la magia è un tipo di disciplina molto potente e dipende totalmente dal soggetto che la pratica, da come se ne serve e per quali scopi.

Possiamo anche sorridere nell’udire il temine “mago”, pensando ai sensitivi e agli astrologi delle tv private; magari ci sovviene l’immagine del prestigiatore che fa giochi ai tavoli durante le cene aziendali o ai matrimoni; o ancora i video su internet con gli errori e le figuracce di improbabili artisti; ed infine Harry Potter e Mago Merlino, forse i più famosi. Siamo moderni e disincantati, possiamo prendere le distanze da una figura che, per migliaia di anni, ha impressionato gli uomini ed è stata oggetto di timore; possiamo ridimensionarla con l’immagine del ciarlatano o dell’artista da palcoscenico, ma siamo sicuri che tutto finisca lì? Che non si faccia strada nel nostro inconscio un vago senso di turbamento e disagio a causa di eredità provenienti da epoche remote?

Chi, infatti, non desidererebbe poter dominare gli elementi, viaggiare tra passato e futuro, cambiare forma e aspetto, leggere nel pensiero, diventare invisibile, detenere poteri, in definitiva, divini? Questo sta ad indicare come, nel proprio intimo, l’uomo non sia mai cambiato: molte delle sue speranze, delle sue paure, delle sue pretese, sono le stesse che lo animavano al momento di uscire dalle caverne per iniziare il lungo cammino della civiltà.”

Il tuo futuro nel mondo magico.

“Il mondo è cambiato e di conseguenza la magia e la percezione del pubblico. Il mio lavoro è passato attraverso realtà che ora non esistono più o che stanno pian piano scomparendo. La dimensione dello spettacolo “live” sarà sempre più una cosa di nicchia e non ci si può più fare affidamento per una sicurezza economica. La fruizione della magia negli ultimi dieci anni, attraverso i talent show televisivi e i video in internet, ha disabituato il pubblico al “live” e dobbiamo farcene una ragione.

È difficile analizzare il presente a livelli sociologici poiché lo stiamo vivendo con l’illusione che tutto tornerà come prima, ma se ci distacchiamo dalle vesti di artisti e guardiamo la gente notiamo il totale disinteresse verso l’arte e lo spettacolo dal vivo. Non so da quanti anni non sento dire a qualcuno di aver visto uno spettacolo bellissimo la sera prima in un locale o in un teatro; solo pochissimi escono di casa appositamente per assistere ad una rappresentazione musicale o teatrale, soprattutto di artisti sconosciuti. La gente va a vedere uno spettacolo solo se c’è il personaggio televisivo di turno a cui han dato un ruolo, quindi vanno a vedere il personaggio e non lo spettacolo. Ricordo quando Woody Allen (che oltre ad essere un mago dilettante è un ottimo clarinettista) interruppe stizzito la sua tournée col gruppo jazz poiché “la gente non viene in teatro ad ascoltarmi ma a vedermi”.

Personalmente nell’ultimo anno ho sviluppato il lavoro di webinar, ho fatto spesso dirette sui social per allenarmi e per capire se sono in grado di gestire il mio lavoro in rete; e infatti ho cominciato a fare spettacoli privati on line, lezioni, conferenze e formazioni aziendali. Credo che per qualche anno questo sarà il metodo di lavoro che mi aspetta; sicuramente ci saranno anche i live ma saranno sempre le classiche cene aziendali o i grandi eventi, dove che ci sia io o un altro mago ad esibirsi è la stessa cosa. E infine il Bosco Segreto, il mio teatro-giardino in riva al lago di Varese dove ho deciso di “ritirarmi” per dedicare il mio entusiasmo e la mia passione per la magia a chi verrà a trovarmi.”

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