#Recensione non autorizzata: “Magicomio: Autobiografia non autorizzata dall’autore” di Francesco Scimemi

Di Luca Ramacciotti

Sinceramente ho difficoltà a recensire “Magicomio autobiografia non autorizzata dall’autore” di Francesco Simiemi. Questo perché basterebbe riassumere tutta la recensione in una sola frase: Dovete comprarlo (e leggerlo ovviamente).

Se fate teatro (qualsiasi disciplina) dovete leggerlo. È illuminante. Ci sono consigli, suggerimenti, riflessioni su come si organizza uno spettacolo, sul tenere la scena mantenendo desta l’attenzione di ogni singolo spettatore. L’importanza della parola, dei gesti, della postura corporale. Che si sia all’inizio o alla fine della carriera è un testo fondamentale per chiunque stia dietro o davanti le quinte di un palcoscenico.

Aiuta a comprendere i meccanismi di rapporto con il pubblico, non è nozionistico e ci fornisce gli strumenti anche per una sempre utile autocritica sul nostro lavoro.

Scimemi mette a disposizione di tutti con estrema generosità e sincerità la sua esperienza di quarant’anni di carriera dimostrando come i Grandi siano davvero sempre a disposizione di chi voglia apprendere e/o migliorarsi.

Se non si ama il teatro va ugualmente letto se non fosse solo per le postfazioni (per una, confesso, ho davvero letto fino all’ultima riga e, se leggerete Magicomio, capirete la mia caparbietà).

È un libro che descrive una porzione di storia italiana e soprattutto di una professionalità televisiva che non esiste più.

Al sottoscritto ha messo nostalgia.

Ad altri spero faccia tornare il desiderio di tornare a fare quel tipo di televisione dove a comandare era la professionalità e non la volgarità e la moda del personaggio che dura quanto un gatto sull’autostrada…

Scimemi racconta il suo esordio televisivo che ben ricordo perché improvvisamente nello schermo di casa mi si presentò un folle che pareva l’anima stessa del carnevale (che da buon viareggino recepisco subito). Capelli sgrendinati, occhi bistrati di nero come la Calamai in profondo Rosso e il grido ripetuto: Rida! Rida!

Fu amore a prima vista per un personaggio come non avevo mai visto in tv e, leggendo questa autobiografia non autorizzata, ne ho compreso il perché proprio grazie ad un suo paragrafo. Scimemi è come se Totò e Silvan fossero la stessa persona.

Non solo perché è un mago e fa ridere, ma perché di entrambi possiede la stessa professionalità, senso della scena e cultura libera da qualsiasi schema mentale o di etichetta (attore, mago, ballerino etc).

Scimemi è un’enciclopedia vivente. I suoi calembour attingono a tutto lo scibile che può passargli in mente e lì è il segreto del grande performer, una cultura a 360°. Perché attenzione non si sta parlando del mago che arriva e ti fa il numero di magia, lui fa spettacolo. Ti intrattiene, ti fa diventare protagonista del suo folle mondo dove la razionalità è bandita immediatamente a favore del bambino giocoso che cerchiamo di nascondere sempre dentro di noi. Ed ecco allora scaturire i mille aneddoti della sua carriera teatrale, cinematografica e televisiva, il suo essere Scimemi costantemente fuori e dentro il teatro. Una persona che con il solo sguardo ti fa già ridere e mettere di buon umore. Talmente di buonumore che ti lasci strattonare e dire di tutto o potresti stare a guardarlo per ore girare (giuro l’ha fatto in una live!) la scatolina che muggisce senza mai smettere di ridere o di annoiarti.

Quindi questo libro è anche salutare perché ti diverti nel leggerlo e molto.

Ha solo un difetto. Finisce. E presto perché era da tanto che non leggevo un libro così velocemente.

Ma saper narrare è un’arte.

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