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Recensioni

PRODIGI in scena Vanni De Luca, regia Andrea Rizzolini, prima nazionale Asti 27/02/2026

@vanni_deluca @andrearizzolini @davide_rubat_remond #recensione #spettacolo

Ci sono spettacoli che cercano di convincerti che l’#impossibile esiste. E poi ci sono spettacoli che fanno qualcosa di molto più #potente : ti ricordano quanto possa essere #straordinario l’essere umano. Dimenticate i led colorati o i trucchi da strada: l’ #atmosfera di PRODIGI evoca i salotti colti dell’Ottocento, in cui il calcolo mentale era considerato un’arte nobile; a fondo palco sedute ai tavoli sono presenti una decina di persone a fare da #pubblico , il viaggio ha inizio proprio in un piccolo teatro di varietà nei primi anni del secolo scorso. Vanni De Luca entra in scena con l’eleganza di un dandy e la precisione di un chirurgo, ed accompagna il pubblico in luoghi dove il confine tra #scienza e #magia è molto sottile.

La sala viene subito coinvolta in un gioco di memoria: tentare di accoppiare alcune figure identiche, nascoste su due piani differenti, un classico Memory card. Facile per alcuni, difficile per molti altri, ma questo tema verrà ripreso più volte durante lo spettacolo per spiegare come funziona una semplice tecnica mnemonica.

PRODIGI non è uno spettacolo di mentalismo, nel senso classico del termine. È una riflessione viva, emotiva e sorprendente su ciò che la mente umana può diventare quando viene portata al limite. Il mentalismo moderno segue una direzione precisa, sempre più spesso il performer viene presentato come una figura quasi sovrumana: letture della mente istantanee, intuizioni impossibili e capacità che sfiorano il paranormale, in conflitto con le leggi della scienza. Una narrazione potente che rischia di trasformare il mentalista in qualcosa di distante, un essere mitologico o peggio ancora un “supereroe”.

PRODIGI sceglie un’altra strada. Non insegue il mito del superuomo, ma costruisce il racconto dell’uomo al fine di conservarne la memoria. Lo spettacolo prende vita grazie alle storie di persone vere, protagoniste di prodigi della mente, del calcolo e della percezione. Nel corso dello spettacolo affiorano i nomi di personaggi straordinari: il calcolatore umano Giacomo Inaudi, Mirin Dajo l’uomo invulnerabile, il genio degli scacchi George Koltanowski, e il prodigio del pianoforte Blind Tom Wiggins, capace di riprodurre perfettamente qualsiasi melodia dopo averla ascoltata una sola volta, senza aver mai studiato musica, e la capacità di suonare contemporaneamente brani musicali differenti. Sul palco prende vita anche il “calendario umano” William John Maurice BottleDatas”, in grado di ricordare le date di migliaia di eventi e calcolare a memoria il giorno di qualsiasi avvenimento storico; Thea Alba, nota come “la donna con i dieci cervelli”, capace di scrivere parole differenti, nello stesso momento, con le singole dita delle due mani. Sono racconti e suggestioni, sono le vite di uomini e donne che forgiano lo spettacolo per tutta la sua durata e coinvolgono gli spettatori con una narrazione avvincente.

Uno dei momenti più alti della serata è l’esecuzione del Salto del Cavallo (Knight’s Tour). Immaginate una scacchiera vuota: Vanni De Luca senza mai guardarla, muove mentalmente il cavallo facendogli toccare ogni singola casella numerata della scacchiera una sola volta, per chiudere alla fine con l’unica casella che è stata scelta da uno spettatore in anticipo. È una prova che va oltre la semplice memoria; è un effetto di architettura mentale che il pubblico in sala può verificare su di una scacchiera in tempo reale. Quando Vanni De Luca porta queste capacità sul palco, il pubblico non percepisce l’esibizione di un superpotere. Percepisce piuttosto la tensione della mente che lavora, la concentrazione, la disciplina. C’è qualcosa di profondamente umano in tutto questo. È qui che lo spettacolo trova la sua identità più forte. Oltre alle evidenti capacità mnemoniche e di calcolo che Vanni De Luca possiede, che non sono innate, ma costruite nel tempo con lo studio, la dedizione, la passione e la volontà di portare la mente al limite delle proprie possibilità, e anche un ottimo strumentista e cantante.

Nel corso dello spettacolo si esibisce in una versione piano e voce di The ballad of Blind Tom di Elton John (per poi suonare nello stesso momento tre melodie differenti) e ancora si esibisce con chitarra e voce in una versione di Pezzi di vetro di Francesco De Gregori (camminando su cocci di vetro a piedi nudi), tanto bravo da non avere nulla da invidiare agli artisti, che contemporaneamente quella stessa sera, si stavano esibendo al Festival dei fiori. Ma il culmine tecnico dello spettacolo è senza dubbio il Triple Task, in cui Vanni De Luca raccoglie l’eredità di Harry Kahne, l’uomo dalla mente multipla.

Risolve un Cubo di Rubik mescolato dal pubblico; recita a memoria un canto della Divina Commedia scelto dal pubblico; risolve un quadrato magico con un numero chiave scelto dal pubblico; tutto questo in tre (3) minuti, sotto ad un countdown visibile in teatro.

Non è solo una dimostrazione di abilità, è un’esperienza che toglie il fiato. Vanni De Luca dichiara apertamente che tutto ciò che vediamo è frutto di un allenamento estremo. Questa onestà intellettuale rende l’esperienza ancora più potente: non stiamo guardando un “mago”, ma un uomo che ha deciso di esplorare e oltrepassare le colonne d’Ercole della propria mente.
Il mentalismo, nella sua forma più pura, non è la simulazione di poteri paranormali. È la celebrazione delle potenzialità dell’intelligenza umana e PRODIGI recupera proprio questa sua dimensione originaria. Non c’è arroganza scenica. Non c’è bisogno di dichiarare e dimostrare poteri straordinari. C’è invece un dialogo continuo con il pubblico, una costruzione emotiva che porta lo spettatore a una scoperta progressiva: in un’epoca in cui il mentalismo spesso costruisce superstar della mente, PRODIGI ci ricorda qualcosa di più semplice e più profondo: la vera meraviglia non è un superpotere.

La vera meraviglia è l’essere umano.

Davide Rubat Remond

 

Andrea Clemente Pancotti

Principalmente sono io Andrea Clemente Pancotti: infanzia rovinata dai fascicoli di “STUPIRE!” di Carlo “Mago Fax” Faggi. Abbandona l’Arte per poi riscoprirla alla soglia degli ‘anta.“. Ora il team si e’ allargato, siamo comunque un gruppo di amatori, seriamente innamorati della Magia…

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