Magia alla più importante fiera europea sull’innovazione

La Maker Faire, traducibile come fiera delle invenzioni e degli artigiani digitali, ha il suo massimo apice ogni anno a San Mateo (California) e a Roma per l’edizione europea.

Da anni ci andavo come spettatore ma quest’anno ho provato a far accettare i miei progetti tecno/magici e tra dubbi e perplessità, come scritto in questo articolo, sono stato accettato.

A mente lucida vi dico come è andata.

E’ stata una rivoluzione basata sullo stupire ed il  meravigliare, nessuno si aspettava che tra start-up, scuole ed università ci fosse anche un mago.

Attiravo la gente al mio stand tramite un pendolo dal moto perpetuo al quale davo e ricevevo le spiegazione più fantasiose, subentrava comunque sempre la voglia di spiegare il principio elettromagnetico che lo teneva costantemente in moto ma ricordavo comunque di essere un prestigiatore e difficilmente veniva trovato l’elettromagnete nascosto in un doppio fondo del tavolo costruito e occultato con precisione.

Le idee non chiare su come comportarmi si erano trasformate in arte e magia, presentare effetti con tecniche tecnologiche in una manifestazione sulla tecnologia era come vestirsi di bianco e far finta di essere in abito scuro, appunto, la fantasia risolveva questi paradossi e tra un mix di didattica, vera scienza e pseudoscienza che lasciava sempre il beneficio del dubbio ho ricevuto i complimenti dell’organizzazione e degli altri stand che venivano a visitarmi.

Sia venerdì che sabato e domenica, televisioni tra le quali la Rai sono venute da me per prendere i miei contatti, già so che probabilmente non riceverò nessuna chiamata, ma non importa, l’attimo l’ho vissuto e  fatto mio e non dimenticherò mai gli occhi increduli di quell’inviato Rai quando tramite le onde elettromagnetiche del telefonino della sua assistente ho fatto cadere una penna dal tavolo. Si, gli ho spiegato che mentalismo è dare credito alla pseudoscienza e lui mi ha risposto: ”Tu fai Mentalismo Tecnologico!”

Passa un ragazzo e mi dice:  “E’ bellissimo quello che fai”, gli vedo appeso al collo un cartellino come il mio, gli chiedo di cosa si occupa: “Stiamo nel padiglione affianco, abbiamo una start-up, tramite un’app scansioni il tuo piede, ovvero  il filmato arriva in un server che tramite algoritmi lo traduce in 3D e altro software in base a peso ed altezza permette una stampa di plantari su misura, abbassando notevolmente i costi”, rispondo: ”bello, mi piacerebbe in futuro venire qui e proporre progetti utili che non siano giochini come questi”, lui ribatte:” No, no, continua così che sei fortissimo! L’intrattenimento è fondamentale nella vita di tutti noi!”

Il mio era un modo di proporre magia fuori dagli schemi, mi capitava qualche volta, nell’essere didattico, di portare il pubblico a percepire il segreto tecnologico (comunque preservando sempre i segreti delle tecniche classiche) non mi sentivo in quel contesto mago al 100%.

Inoltre, a differenza degli spettacoli di magia classici) non dovevo andare in giro per i tavoli di un locale come facciamo spesso noi maghi ma era il pubblico che veniva al mio tavolo senza sapere di ritrovarsi difronte ad un mago o semplicemente sorpresi di trovarlo in una fiera del genere. 

Non avevo orari di inizio e fine, è stata una maratona di 3 giorni senza pause, una full immersion a prova di fisico, in alcuni momenti arrivavo all’esaurimento che magicamente sprigionava il meglio di me, si fermavano gli orologi, si spegnevano per telepatia le luci, raggi laser piegavano posate, un mondo sempre più tecnologico nell’ampliare i sui confini ampliava anche il mare dell’ignoto nel quale un prestigiatore poteva navigare liberamente verso nuove fantasiose isole. Questo lo spiegavo al pubblico lasciandogli sempre il beneficio del dubbio.

Tre giorni faticosi, divertenti e senza dubbio anomali per un mago, una sfida vinta dove ho anche raggiunto l’estasi.

Qualche giorno fa un amico mi chiede:” Quanto ti hanno dato?” Ho avuto uno stand tutto per me gratis ma in verità non mi hanno dato niente, sono stato invitato alla Mini Maker Faire di giugno a Trieste ma avrò solo un alloggio in foresteria.

Come un maratoneta che seguendo la sua passione se ne va a proprie spese a New York per la maratona più importante del mondo, come un tifoso che se ne va a Madrid per vedere la squadra del cuore giocare in Champions League, si, proprio come loro, io che non vivo di magia ma vivo la magia con passione e solo passione, non ho preso soldi ma sotto molti altri aspetti ho guadagnato tanto.

Pierfrancesco Panunzi (pierfra71@gmail.com)

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