Intervista ad Aurelio Paviato, l’unico italiano campione del mondo di magia

Riportiamo alcuni passaggi dell’intervista ad Aurelio Paviato fatta da Sara Morandi.

La micromagia, il close up è quel tipo di magia che presuppone un contatto diretto tra prestigiatore e pubblico. Quanto è difficile conquistare l’attenzione e l’apprezzamento del pubblico esercitando questo tipo di manipolazioni in confronto alle grandi illusioni?

Micromagia (Close-up) e grandi illusioni utilizzano effettivamente linguaggi diversi sebbene abbiano dei punti fondamentali in comune per quanto riguarda la cosiddetta “costruzione dell’effetto magico”.

La sintassi è però sostanzialmente diversa, a cominciare dal fatto che le grandi illusioni vengono guardate dal pubblico attraverso la quarta parete del teatro: Gli spettatori sono in sala (o di fronte alla televisione) e guardano passivamente quanto viene mostrato (questa “passività” vale anche per la micromagia vista alla tv ma su questo farò una precisazione importante più sotto, rispondendo alla quarta domanda).

Inoltre le grandi illusioni possono più facilmente fare leva su elementi aggiuntivi nella loro messa in scena quali luci, musica, balletti, sex appeal di belle donne (il che implica, purtroppo, l’uso della donna come un “oggetto” per attirare attenzione).

Nella micromagia (ma anche nel tipo di spettacolo che io utilizzo in un salotto, nelle convention aziendali o in teatro) lo stile è invece minimalista ma, in compenso, c’è la possibilità di vivere una esperienza più intima ed intensa per quanto riguarda la meraviglia. Questo perché in questa forma di spettacolo non esiste la menzionata quarta parete del teatro tradizionale. Qui il monologo diventa dialogo ed il dialogo diventa coinvolgimento.

I testi usati diventano particolarmente importanti per dare valore aggiunto al fascino del gioco di prestigio cercando di riqualificarlo e contestualizzarlo in modo che non sia solo un rompicapo o uno “stunt”, cioè un’acrobazia o una dimostrazione di mera abilità fine a se stessa.

[…]

Pensa che la tv sia il mezzo migliore per divulgare e valorizzare l’arte della prestigiazione?

Dipende da come si coniuga il linguaggio televisivo con quello della prestigiazione.

Penso che se si usasse il mezzo televisivo con una consapevolezza ed una strategia precisa questo sarebbe di grande aiuto per rivitalizzare la prestigiazione e creare un indotto di lavoro anche al di fuori dell’ambiente televisivo.

Su come io ho cercato di adattare i miei numeri alla comunicazione televisiva può essere interessante dire questo: poiché l’efficacia dei miei giochi di prestigio dipende molto dalle reazioni dello spettatore, ho cercato di fare in modo che le reazioni del Vip che partecipavano alle mie esibizioni fossero “vere”.

Cosa significa e come ho fatto?

Tradotto in pratica significa anzitutto che quando facevo le prove per la trasmissione i Vip non erano presenti. Venivano sì rassicurati sul fatto che non sarebbero stati messi in alcun imbarazzo o ridicolizzati (fondamentale l’aiuto di Tovaglia quale autore della trasmissione in questo) ma non sapevano esattamente cosa dovesse accadere. Quando poi una carta qualsiasi si trasformava in quella pensata mentre era nelle loro mani, la loro reazione meravigliata “arrivava con sincerità” al pubblico a casa.

E questa verità ha bucato lo schermo.

[…]

Lei ha scritto numerosi testi e libri sulle tecniche di magia. Quante ore si allena al giorno?

Ho scritto alcune cose ma non moltissimo. Per quanto riguarda invece le ore di allenamento rispondo cominciando da una fase di Gianni Rodari, dal suo libro Grammatica della fantasia, che recita: “L’esercizio, beninteso, ha una sua reale importanza ma non vanno trascurati i suoi effetti di allegria”.

E certamente mi diverto anche se, lo ammetto, bisogna anche confrontarsi con la frustrazione quando provi e riprovi, pensi e ripensi ma non trovi ancora quella soluzione elegante che ti appaghi completamente.

Non so dire però esattamente quante ore mi alleno al giorno perché l’esercizio assume forme diverse. C’è quello strettamente tecnico, che consiste nell’apprendere una manipolazione (la posizione delle dita ed i movimenti). Poi c’è la fase di assimilazione nella quale si apprende a dissociare l’esecuzione della tecnica dal livello della comunicazione che è necessario mantenere con il pubblico per poter presentare il gioco. Questa fase mi vede spesso mentre apparentemente sto solo giocherellando con le carte o le monete mentre guardo un film, mentre cammino per strada o mentre parlo al telefono.

Tale “dissociazione”, mi fece notare il mio amico e maestro Juan Tamariz, è peculiare della micromagia. I musicisti, per fare un esempio, possono isolarsi dal pubblico e concentrarsi totalmente sulla esecuzione ed interpretazione del pezzo. Nella micromagia o in uno spettacolo da scena come quello che io faccio il pubblico può reagire, parlarti, fare dei commenti, può voler toccare e controllare gli oggetti che usi. E’ indispensabile mantenere aperto l’ascolto ed il dialogo con il pubblico.

C’è infine un altro importante aspetto dell’allenamento: il compianto Arturo de Ascanio y Navaz, un altro importante prestigiatore spagnolo ed un amico che ha molto influito sulla mia preparazione, diceva che per fare della buona prestigiazione ci vogliono “Mente, corazon y manos” (Testa, cuore e mani).

Ma come si allena il “cuore”? Per allenamento intendo dunque anche il tempo che dedico alla formazione culturale, alla lettura di libri che non sono solamente quelli tecnici ma di arte e letteratura, argomenti nei quali mi sento sempre deficitario a causa della mia formazione tecnica e non umanistica (avevo studiato ragioneria, e da lì sono finito a lavorare in banca).

[…]

Si ringrazia l’autrice per il permesso a pubblicare alcuni passi, leggete tutta l’intervista su https://www.bysaramorandi.com/post/intervista-ad-aurelio-paviato-l-unico-italiano-campione-del-mondo-di-magia-intervista

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