IL MISTERO DI TORINO TRA FEDE E MAGIA

Articolo non pertinente all’illusionismo, ma comunque interessante, dal quale prendere spunto per future presentazioni di magia bizzarra….

torino magica

Esistono città che per quanto ci si illuda di conoscere non si conoscono mai abbastanza. È il caso di Torino. Accoccolata fra colline e corsi d’acqua, del capoluogo sabaudo si è detto e scritto molto ma senza riuscire a penetrarne fino in fondo l’aura oscura ed enigmatica. Il fiume Po e il torrente Dora, come il sole e la luna, vigilano pigri su quest’urbe dal sapore arcano dove draghi, leoni e demoni si contendono le facciate dei palazzi, ammiccando ai tanti edifici religiosi che pure celano insospettabili segreti. Del resto, se Cagliostro, Nostradamus e Paracelso vi soggiornarono a lungo e il maestro dell’horror Dario Argento la scelse quale location per alcuni dei suoi film, qualcosa vorrà pur dire.
“Questa etichetta magica risale a molto tempo fa” spiega Renzo Rossotti, giornalista, autore di numerosi saggi sul tema. L’origine stessa di Torino è controversa e l’ipotesi più accreditata parla di una fondazione egizia. “Era già diffusa, dopo la spedizione napoleonica in Egitto – prosegue – una certa ‘egittomania’, mai del tutto cancellata se si considerano le centinaia di visitatori che ancora, ogni giorno, affollano il Museo Egizio. Nel periodo successivo, Torino accolse con forte attrazione le opere letterarie giunte dalla Francia, in specie quelle di Flammarion e soprattutto di Allan Kardec, il ‘codificatore’ dello spiritismo, dottrina molto di moda all’epoca. Nacque così, proprio a Torino, la prima Società Spiritica Italiana, cui aderirono anche alcuni membri del parlamento subalpino, Massimo d’Azeglio in testa. Torino, incredula, positivista, si trovò dunque travolta da questa ondata e lo stesso Cesare Lombroso si lasciò a poco a poco ‘convertire’, abbandonando il suo innato scetticismo. Il resto, tutto il resto, è venuto dopo, grazie all’influenza di altre credenze religiose, come i Valdesi o i Mormoni. Per non parlare di Gustavo Adolfo Rol, ormai scomparso, che ha fatto e continua a far discutere per le sue facoltà, mai realmente spiegate dalla scienza”. Sarà per tutti questi motivi che oggi si fa un gran discutere della posizione geografica della città, situata nel punto esatto in cui convergono una serie di canali energetici. “Questa è una teoria sostenuta soprattutto dai componenti della comunità di Damanhur in Valchiusella – afferma Enrico Bassignana, anch’egli giornalista e grande esperto della materia – i quali ritengono che la terra sia percorsa da flussi sotterranei di energia positiva che proprio a Torino risalirebbero in superficie”.
E in fondo non potrebbe essere altrimenti, visto che a Torino sono conservate la Sacra Sindone e una porzione della Santa Croce. Attenzione però, perché se Dio si manifesta attraverso la memoria del suo figlio prediletto, Satana non sta certo a guardare. Si dice infatti che Torino sia il vertice di due triangoli: magia bianca da una parte, con Praga e Lione, magia nera dall’altra, con Londra e San Francisco. Piazza Castello e gli adiacenti Giardini Reali costituiscono il fulcro “bianco” della città, unitamente alla zona della Gran Madre, ove risiederebbero campi di forza benefici. Di contro, Piazza Statuto incarna il centro di una negatività dai contorni secolari. In epoca romana vi sorgeva una necropoli, poi il patibolo, che ha dato il nome al vicino quartiere Valdocco, vallis occisorum in latino. Si aggiunga pure che nella piazza sorge l’impianto regolatore del sistema fognario e che un tempo le fogne erano considerate le bocche degli inferi e la cattiva fama è servita. Capita allora che l’angelo della conoscenza posto a sovrastare il monumento ai caduti del Frejus venga identificato con Lucifero e capita d’imbattersi, passeggiando per le vie, in quegli inquietanti mascheroni, le cui lingue protese terrebbero lontano il maligno.
Tornando alla Gran Madre, le stranezze si sprecano. Il suo profilo imponente, lungi dal richiamare l’austera severità che l’architettura cattolica impone, rimanda piuttosto ai templi greci e al Pantheon romano. Riferimenti pagani riscontrabili anche nel nome che rammenta le antiche divinità cosmiche. Si mormora che la Chiesa s’innalzi sulle rovine di un tempio egizio, neanche a farlo apposta. Vero o falso che sia, il gruppo scultoreo “Fede e Religione”, che fa bella mostra all’ingresso, suscita non poche perplessità. La tiara papale ai piedi della “Religione” farebbe pensare a un’auspicata deposizione della Chiesa; d’altro canto il calice che essa regge in mano svelerebbe un indizio sul probabile nascondiglio piemontese del Graal. Anche perché, sempre a Torino, pare sia occultata nientemeno che la pietra filosofale, capace di trasformare in oro i metalli vili. Leggenda vuole che si trovi nelle grotte alchemiche, gallerie sotterranee dove gli alchimisti conducevano i loro esperimenti. “Le grotte fino ad oggi non le ha trovate nessuno – chiosa Bassignana – perché gli alchimisti avrebbero messo a guardia del loro ingresso i cosiddetti ‘elementali’, forme-pensiero non meglio identificate che renderebbero invisibile l’accesso”. Ma questa, evidentemente, è un’altra storia

Fonte http://www.stellanova.it/home/index.php?option=com_k2&view=item&id=360:il-mistero-di-torino-tra-fede-e-magia&Itemid=126

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