Il Mago, l’Attore, il Prestigiatore…

Di Alain Iannone @alain_iannone

Ciao a tutti.

Eccomi di nuovo a scrivere il mio modesto parere su di un argomento che… m’interessa da vicino.

Nel 1868, Robert Houdin (noto prestigiatore Francese del XIX° secolo) scrive il suo libro “les secrets de la prestidigitation et de la magie: comment on devient sorcier”. Houdin, considerato il padre della moderna prestigiazione, decide di rivelare al mondo i suoi segreti in un libro dai toni autobiografici dove, ci parla della sua casa, delle sue invenzioni (incredibili per l’epoca), dei suoi numeri e del panorama magico (gli spettacoli) del suo periodo storico.

Inoltre (come è giusto che sia) descrive dal suo punto di vista l’immagine del prestigiatore. Come dovrebbe essere, come dovrebbe comportarsi, vestirsi, ecc… Insomma ci rivela il suo pensiero riguardo questa “nuova” figura del mondo dello spettacolo. In realtà, la figura del mago è ben più antica ed importante ma non è questa la sede o il momento di dare lezioni di storia della magia. Ritengo siano state spese già molte parole da fonti ben più autorevoli di me.

Io mi sono limitato a leggere qualche libro (mia passione) per saperne un pochino di più sugli argomenti a me cari.

Ma torniamo a noi ed al libro di Houdin. Nella sua “descrizione” della figura del moderno (per il XIX° secolo) prestigiatore, l’autore ci parla e ci spiega l’origine del termine “prestigiatore”, ed il suo punto di vista sui requisiti “indispensabili” per potersi definire tale ed esibirsi nei teatri di fronte ad un pubblico. Ovviamente come è giusto che sia, l’accento cadeva sull’assoluta necessità di una buona cultura, di modi eleganti, senza mai scadere in eccessi nel mostrarsi forbiti, eccentrici o… strani.

Dal suo personale punto di vista (che io condivido) il prestigiatore deve mostrarsi come una persona assolutamente normale, che attraverso la sua abilità, riesce a compiere “prodigi” che il pubblico paragona a “magie”. Da qui nasce la sua famosa frase tanto discussa negli anni, “il prestigiatore, è un attore che recita la parte del mago”.

Sinceramente, ho sentito e letto un infinità di parole e commenti su questa frase, su cosa volesse intendere Houdin, sui ruoli e sul significato. Tra tutte queste “affermazioni” non nego di aver sentito cose che… “voi umani non potreste immaginarvi…” la mia opinione a riguardo (assolutamente opinabile) è sinceramente estremamente semplice e chiara come la frase stessa.

Ma forse sarebbe il caso di definire prima i due ruoli sopra citati. Il mago e l’attore.

L’attore fin dalla creazione del teatro nell’antica Grecia, è un uomo che di professione, impersona ruoli di altri uomini. Vengono creati dei personaggi (reali o di fantasia), viene creata una storia, ed i personaggi interagiscono tra loro durante lo svolgimento del racconto (talvolta storico, talvolta fantasioso). Detto così è molto riduttivo ma non voglio dilungarmi a parlare di storia del teatro. Di fatto, l’attore è una persona che interpreta ruoli diversi immedesimandosi nei personaggi e dando loro  una vita credibile nel contesto in cui esistono in quel momento.

Il modo in cui riesce a farlo ovviamente deriva da doti personali naturali e ovviamente da studi specifici di recitazione, dizione e molto altro. Esistono tonnellate di libri che possono aprire la mente a questo meraviglioso mondo che, ad ogni modo (per chi volesse approfondirlo) andrebbe studiato con metodo, seguiti da seri professionisti che insegnano in accademie e teatri prestigiosi. Il mago invece, è un personaggio di “fantasia”. Per lo meno il mago come lo intendiamo noi oggi. Sicuramente la figura del mago nel passato del genere umano, è realmente esistita, ed ha sempre ricoperto ruoli importanti e prestigiosi, di potere e di mistero.

Si potrebbe dire che, nella realtà del passato, il mago altro non era che lo scienziato, il chimico, il filosofo, il saggio che, esercitava il suo potere su chi (a differenza sua) ignorava il “perché” delle cose. Uomini di intelligenza e cultura superiore alla media, i quali avvalendosi di tali conoscenze, potevano simulare eventi di natura superiore, mistica, “magica”, agli occhi increduli della popolazione (lo stesso Houdin nel suo libro, descrive la figura del prestigiatore come qualcuno che conosce le basi di molte discipline attraverso le quali riesce a creare le sue “illusioni” di fronte ad un pubblico che ignora tali principi. Non a caso nel XVIII° e XIX° secolo, spesso i prestigiatori si attribuivano titoli di esperti di fisica, magnetismo ed altre discipline all’epoca ancora poco conosciute attraverso le quali riuscivano a stupire e divertire la gente).

In nome di ciò, spesso potevamo trovarli al fianco di sovrani, faraoni, imperatori o comunque uomini di grande potere, i quali a loro volta si garantivano la possibilità di sfruttare a loro favore tali conoscenze. Diciamo che questa “potrebbe” essere la reale collocazione temporale del “mago” nella storia. Questa situazione, con il passare del tempo e, grazie all’ignoranza e la buona fede delle popolazioni, ha contribuito a creare l’immagine mistica del mago inteso come personaggio sovrannaturale dotato di grandi poteri attraverso i quali poteva alterare il normale corso degli eventi.

Ancora oggi in alcune popolazioni, possiamo assistere a credenze di questo genere. In realtà mia opinione (sempre opinabile), è che ovunque ci sia timore, fede, ma soprattutto ignoranza, diventa (ancora oggi) possibile far credere che alcune persone possano (attraverso poteri e forze occulte) modificare il corso delle cose. Ma nel nostro contesto, ci limiteremo ad immaginare la figura del mago (sia esso buono o cattivo come Gandalf o Saruman) come un personaggio dotato di poteri magici attraverso i quali riesce a fare cose altrimenti impossibili.

Ed ora, entra in gioco il nostro “prestigiatore”.

Il prestigiatore è un uomo normale che, attraverso lo studio di particolari tecniche, riesce a “simulare” di avere poteri simili a quelli di un mago (esattamente come un attore simula di essere un pilota di aerei, un agente segreto, un marinaio, un serial killer). Poi nella realtà di oggi (ancor di più in quella di Houdin) ammette senza dirlo apertamente, di riuscire a farlo non per magia, bensì per arte (artificio), tecnica e studio. Ovviamente nell’immaginario collettivo degli spettatori e degli esseri umani, è più piacevole pensare di assistere ad autentiche magie che non a meri trucchi ed esercizi di “manipolazione”.

In questo senso poi potremmo classificare i prestigiatori in due grandi categorie. Quelli che per ego personale ci tengono a sottolineare la loro abilità tecnica (guardate quanto sono bravo nel farvi credere che sono un mago, io riesco a nascondere 100 carte, io uso solo la manipolazione, ecc…) rovinando, dal mio punto di vista l’atmosfera magica romantica di sogno in cui ognuno di noi ogni tanto vorrebbe tornare, e quelli che invece giocando con il loro personaggio, riescono a creare quel concetto di “illusione”, di sogno, di momento magico in cui tutto può accadere. Il pubblico sa che si tratta solo di finzione ma, è talmente bello ed emotivamente coinvolgente che, preferisce continuare a sognare. Juan Tamariz descrive meravigliosamente bene questa atmosfera (e come crearla) nel sul saggio “el arco iris”.

Dal punto di vista di Houdin, il prestigiatore, non deve assolutamente mostrare o manifestare (ostentare) la sua abilità tecnica. In questo modo verrebbe paragonato ad un giocoliere, un artista, il quale ottiene la sua notorietà mostrando la sua abilità tecnica. Osservando un giocoliere, nessuno si emoziona, semmai rimane colpito dalla destrezza, dall’abilità, dalla preparazione dell’esecutore. Ma questo avviene esattamente come se osservassimo un atleta durante un esercizio ginnico sugli anelli.

Il prestigiatore che per scelta artistica “simula” i poteri di un mago vero (ergo recita un ruolo come un attore), deve riuscire (attraverso una tecnica fuori dal comune) a mantenere viva come unica spiegazione, l’impossibilità della cosa e la conseguente illusione della magia. Riesce in questa impresa soprattutto se il pubblico non percepisce in alcun modo la parte tecnica, lo sforzo, l’impegno. Per assurdo, quanto più la tecnica sarà perfetta, tanto più sarà invisibile, creando infine l’illusione della magia vera. Questo approccio risulta sicuramente frustrante per coloro i quali vivono di un ego che gli impone di voler “mostrare” a tutti i costi che ciò a cui il pubblico assiste, altro non è che la dimostrazione di una grande abilità tecnica. Invece il pubblico nella maggior parte dei casi non vuole vedere tecnica, bensì preferisce rilassarsi e sognare per qualche minuto, immaginando di camminare lungo un arcobaleno magico in cui tutto può accadere come quando Mary Poppins salta nel dipinto in strada e porta i bambini in un mondo incantato.

Da tutto questo per me semplicemente si chiarisce il concetto del prestigiatore che (come un buon attore) recita la parte di un mago (persona dotata di poteri magici veri).

Se avete avuto la pazienza di arrivare fino in fondo a questa mia personale riflessione su una frase del 1868, sappiate che avete tutta la mia stima.

Fonte http://www.alainiannone.com/il-mago-lattore-il-prestigiatore/

One thought on “Il Mago, l’Attore, il Prestigiatore…

  • 13 Dicembre 2020 in 21:54
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    Se aprivi un altro preambolo
    Mi pigliava un embolo
    🙂

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