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Il “claun” Marco Rodari fa divertire i bimbi dell’Iraq: «I sorrisi vincono la paura»

Il 39enne leggiunese porta segnali di pace in tutto il Medio Oriente «A Baghdad il problema sono le autobombe: la capitale è blindata. Ogni giorno a contatto con religiosi straordinari e cristiani a rischio».

LEGGIUNO – Questa è la storia di un insegnante di lettere di Leggiuno, Marco Rodari, 39 anni, che quattro anni fa ha deciso di fare il “claun” a tempo pieno. “Claun” scritto come si pronuncia, all’italiana, per differenziarlo dall’artista circense.
Assunto il nome d’arte di Il Pimpa in ricordo del nonno Pin, ha scelto di viaggiare spesso: e in questi giorni, con il cappellino ad elica e il naso rosso, sta passando il Natale a Baghdad, dove rimarrà sino a metà gennaio. E da agosto fino a due mesi fa è stato l’unico italiano a Gaza, nel periodo dei bombardamenti.

In Italia, nel fine settimana, Marco si divide fra l’attività di corsia e quella nelle parrocchie, dove, con lo spettacolo per bambini “Per far sorridere il Cielo”, porta una testimonianza sulle guerre vissute.
«Tanti ragazzi delle superiori si appassionano alla politica: così io, pur essendo neutrale, li invito a partire, zaino in spalla, per andare a farsi un’idea sul campo», dice.
Durante la settimana porta negli istituti di tutti gli ordini e grado la sua testimonianza assieme al “Progetto Claun”, una vera e propria lezione di magia. «Lavoro con due o quattro classi in una prima mattina, durante la quale prepariamo il momento di magia. Dopo un paio di giorni gli studenti fanno lo spettacolo ai più piccoli, e quando è possibile lo portiamo nelle case di riposo. Insegno loro a regalare un sorriso facendo semplicemente sparire un sassolino. E con la generosità e l’aiuto economico delle scuole del Varesotto mando avanti gli oratori delle missioni».
Il percorso di Marco è particolare. «Ho avuto la fortuna di conoscere quasi contemporaneamente, otto anni fa, Claun Margherito e Mago Sales, due persone che hanno fatto della solidarietà e del donarsi agli altri una ragione di vita: tutto quello che faccio lo devo a loro. Con l’Ambulaclaun di Margherito ho fatto il giro dell’Italia durante terremoti ed alluvioni. E collaboro tuttora con la fondazione di Sales, che sostiene i progetti di cui faccio parte a Gaza e in Iraq».
Questo è il 26° viaggio in Medio Oriente di Marco, che ha toccato Iraq, Egitto, Giordania, Palestina e Gaza, dov’è stato una decina di volte. In Iraq torna almeno una volta all’anno, così come a Gaza. «Là il problema erano le bombe, a Baghdad sono le autobombe. L’Isis ha conquistato il nord-ovest del Paese e Baghdad è una città blindata, militarizzata, sotto scorta».
«In Iraq c’erano un milione e mezzo di cristiani, adesso saranno 300mila. Sono scappati tutti dopo l’attacco dell’Isis e le loro storie di fuga sono disumane», racconta.

Ma non ha paura a rimanere un mese intero in un posto così pericoloso? «Nel momento in cui abbiamo fatto tutto il possibile per non creare problemi per la mia sicurezza, sono partito come sempre sereno, confidando nella protezione dei bimbi che mi aspettavano».
Nella via dove vive Il Pimpa è radunata praticamente tutta la comunità cristiana latina: ci sono il vescovo Jean Sleiman, i sacerdoti e la comunità delle suore di Madre Teresa che si occupano dei bambini disabili. «Queste suore sono personaggi fuori dal comune – dice Rodari – Sul loro volto non si legge mai la paura della morte: sono troppo convinte di fare la cosa più giusta».
Con lui ci sono due sacerdoti argentini, padre Luis e padre Giorgio, missionari dell’ordine religioso del Verbo Incarnato, lo stesso di Gaza. «Ho conosciuto padre Louis ad Alessandria d’Egitto otto anni fa, nel quartier generale dei preti del Verbo Incarnato: poi, con la primavera araba e l’aumento delle violenze in quella zona nei confronti dei cristiani, hanno dovuto trasferire parte della loro opera al Cairo. Purtroppo la scuola che ospitava 300 bambini è stata chiusa, ma padre Martinez tiene accesa una piccola fiammella nella Città della Carità ad Alessandria d’Egitto, dove vive con una trentina di ragazzi e dieci disabili. Dove il cristiano è perseguitato, dove vive la croce, dà il meglio di sé: e loro sono proprio una dimostrazione di fede e povertà nello stesso tempo».
Il progetto che Marco cura a Baghdad è la costruzione dell’oratorio, come a Gaza.
«I filoni sono sempre lo spettacolo e la scuola di magia con i bambini. La giornata qui è molto semplice. La mattina vado nella casa delle suore di Madre Teresa e sto con i bambini disabili. Il pomeriggio lavoro nella scuola dove sono ospiti un centinaio di famiglie di cristiani profughi: qui sto organizzando una scuola di magia per bambini. E sto portando avanti anche quella per i giovani delle varie parrocchie di Baghdad. Con questi ragazzi giriamo altri centri per profughi: in totale visiteremo durante queste vacanze circa 700 famiglie. Passare il testimone è molto importante, perché così, una volta tornato in Italia, saranno loro a continuare in Iraq l’Opera del Sorriso».

«Nei pacchi che Babbo Natale porta ai bambini non ci sono giocattoli ma generi di prima necessità – spiega – Eppure i bimbi quando li aprono e trovano latte in polvere o dentifricio sono felici».
Per Marco queste emozioni sono nuove: è la prima volta che passa il Natale a Bagdad. «Nella mia vita sono stato a contatto con tutte le ideologie – conclude Il Pimpa – non ho mai avuto problemi perché la dimensione del “claun” è neutra: anche l’uomo più terribile che ti vede far sorridere il suo bimbo ti lascia passare». E se anche ormai conosce un po’ di arabo, il linguaggio del “claun” è universale come il sorriso di un bambino, che rende il Natale meraviglioso.

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