Abracadabra – Teatro India – Roma – 18 marzo 2026
Questo #spettacolo si potrebbe recensire con una sola parola, ovvero #straordinario , e chiuderla lì perché dire di più potrebbe essere superfluo poiché non è facile parlarne nonostante sia passata una nottata dal mio essere #spettatore, ma ho ancora addosso tutte le sensazioni percepite e provate. È uno spettacolo di #magia ? Si, ma anche no. È uno spettacolo sul lutto? Sì, ma anche no. È qualcosa di nuovo? Sì questa è la #domanda più semplice da porsi. @Babilonia Teatri e Francesco Scimemi hanno creato un unicum mai visto prima. #recensione @scimemics @lucaramacciotti @babiloniateatri @Operaestate @Ariateatro @eleonora.cavallo.84
Scimemi è un artista che ammiro fin dalla sua prima apparizione televisiva perché, da subito, ruppe tutti gli schemi possibili e immaginabili e ogni incontro con lui, per me, è una lezione di teatro e di cultura.
Ero quindi molto curioso di vedere questo spettacolo avendo mancato, per impegni di lavoro, la prima al Metastasio perché sapevo da quale spunto nascesse ed ero interessato alla drammaturgia che ne era scaturita, ma non ero preparato a tutto quello che lo spettacolo propone.
Se la magia ha spesso a che fare con l’infrazione delle leggi della natura e del rapporto vita/morte (apparizioni, sparizioni, levitazioni, persone trafitte o fatte a pezzi) è anche vero che tutto è molto metaforico e con un senso di traslazione dei temi.
Qui no.
La magia è il dolore del ricordo, diviene realtà di ciò che vorremmo fare di analisi nefaste, da distruggere, smembrare per poi rivederle ancora tra le mani inesorabilmente, stampanti che sputano lunghi fogli di sentenze, corpi fatti a pezzi dal male incurabile, sedie che divengono le lapidi che si chiudono sopra i propri corpi, corpi che stanno sospesi come se fossero dentro il tubo della risonanza magnetica, polvere di stelle che si riproduce all’infinito.
Scimemi in questo lavoro mostra la maschera tragica e non comica a cui ci ha abituato e lo fa in maniera gigantesca senza mai premere troppo sul pedale del sentimentalismo anzi è quasi un atto catartico che tutti noi compiamo assieme a lui elaborando i lutti che ci hanno colpito.
Chiarisco subito che al termine avevamo tutti le lacrime agli occhi e il volto stralunato, ma proprio perché, purtroppo, tutti abbiamo passato quell’esperienza e il dolore di Francesco era il nostro, anzi ci aiutato nel capirlo, nel comprendere perché quel granchietto (vi lascio alla visione dello spettacolo per capire la metafora) che è anche in locandina ci può distruggere i sogni e i progetti.
Gli intermezzi in cui il pubblico è coinvolto culminano nella Master Prediction dove la previsione viene declamata da uno spettatore e, vi posso assicurare, che iersera la ragazza l’ha letta con voce commossa perché lì è stato chiuso il cerchio della serata.
A fare da contraltare a Scimemi ci sono Enrico Castellani e Valeria Raimondi perfetti padroni di casa con una recitazione, spesso in sincrono, davvero straordinaria e una presenza scenica forte, ma mai invasiva come quella di Emanuela Villagrossi che incarna l’amore perduto con elegante drammaticità e, nello stesso tempo, “leggerezza” scenica.
Spero un giorno decidano di pubblicare il testo perché, come ha detto il Maestro Silvan, presente alla serata, è poesia come Leopardi o Carducci che scrisse in memoria del figlio: “l’albero a cui tendesti la pargoletta mano.”




