Video: intervista a Marco Berry

di Giulia Galliano Sacchetto

Abbiamo incontrato Marco Berry nella sede della sua Onlus, in corso Orbassano a Torino, che da tempo si occupa dei bambini meno fortunati. Abbiamo colto l’occasione per fargli la domanda che, da regola, si fa sempre ai prestigiatori ovvero come hanno iniziato.

“Ho iniziato molto presto” racconta Marco “con il manuale di Silvan, il manuale di Paperinik e la scatola dei giochi sempre di Silvan ed ho avuto due grandi maestri Vittorio Balli e Gianni Pasqua che mi hanno insegnato a non accontentarmi e a fare attenzione ai dettagli”.

Visto il successo ottenuto da Berry ci viene d’obbligo chiedergli con che cosa abbia iniziato.

“Ho iniziato con le carte” dice Marco “poi ho cominciato a fare scena e a 14 anni ho visto un film su Houdini e me ne sono innamorato così ho cominciato a studiare escapologia anche se in Italia nessuno la faceva”.

La conversazione si sposta quindi sul mondo della tv in cui Berry è entrato con grande successo.

“Mi sono avvicinato alla tv perché fin da piccolo volevo fare spettacolo” afferma Marco “ ma è una storia lunga perché in tv non è tanto difficile andare ma è difficile restare. L’occasione arriva per tutti, è il continuare che è difficile. Per me la prima partecipazione importante è stata a “La sai l’ultima” dove ho incontrato Davide Parenti che allora stava progettando il programma “Scherzi a parte”: io avevo un mucchio di idee e allora ci siamo visti una volta cena e ne abbiamo parlato. Siccome alcuni scherzi usavano la magia mi sono offerto di farli io e ho continuato per 4 anni. Dopo siccome entrambi ci eravamo stancati abbiamo pensato ad un altro programma cioè le Iene dove sono rimasto 16 anni. E nel 2005 sono riuscito a fare Danger dove per la prima volta facevo magia”.

Il suo essere poliedrico lo porta a studiare tante discipline diverse: recitazione, dizione…

“E questo mi ha aiutato perché prima ragionavo come tanti maghi cioè puntavo tutto sull’attrezzo, sul gioco in sé tralasciando altri dettagli come la presentazione”.

Non possiamo non accennare al suo spettacolo MindShock.

“Ci ho lavorato su per 10 anni, studiando linguaggio e psicologia. L’idea era quella di portare in scena, spettacolarizzare e spiegare le tecniche di persuasione a cui siamo, più o meno consciamente, soggetti rendendo il pubblico protagonista”.

A questo punto la conversazione si sposta sul luogo in cui siamo: la sua Onlus.

“Questa Onlus è nata dalle parole di mio nonno” dice Marco “ che mi ricordava sempre che ero un bambino fortunato e che un giorno un po’ di quella fortuna l’avrei dovuta restituire. Qualche anno fa mi sono reso conto che, effettivamente, ero soddisfatto della mia vita, ho capito di essere stato fortunato ed ho quindi deciso di dedicarmi a chi lo è di meno. La magia mi aiuta tanto perché è un modo facile per raccogliere fondi e quando organizziamo degli eventi di beneficenza la comunità magica c’è sempre”.

La Onlus ha in cantiere parecchi progetti…

“Sì, c’è IronMind che è appena partito e punta a far fare sport ai bambini disabili e poi sto cercando di fare un documentario per sensibilizzare sulla donazione degli organi”.

La chiaccherata si chiude con due aneddoti riguardanti il mondo magico.

“Il primo è stato a Saint Vincent, conferenza di Fred Kaps che ovviamente parla in inglese. Si alza uno dal fondo, un mio amico salernitano, e gli chiede se può cambiare lingua. Kaps cambia e fa tutta la conferenza in un olandese perfetto! Il secondo ad un gala io aiutavo, c’era Balli, che presentava, e Sitta che si doveva esibire e mi hanno fatto andare avanti e indietro insacco di volte per via di un anello rotto… solo dopo un po’ mi sono accorto che mi stavano prendendo in giro!”.

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